Biblioteca Multimediale Marxista
Apparso su LC 102 FEBBRAIO 1979
La morte di decine di bambini nei quartieri poveri di Napoli illumina tragicamente
la realtà sociale di quella che anche l'organo dell'opportunismo si è
ricordato essere la settima potenza industriale.
Certo, il capitalismo italiano esporta impianti e capitali in Brasile e in Iran,
ma lo può fare proprio perché l'estrema indigenza di strati salariati
permette una eccedenza di capitali che ricercano un più alto saggio di
profitto. Il riformismo, l'opportunismo, l'interclassismo lascia intendere che
si può cambiare questo stato di cose senza cambiare il sistema sociale
che le genera, illude chi ne è vittima che si possono cancellare gli
effetti del capitalismo senza abolirne le cause. Esso aggiunge la beffa al danno!
La prima opera che Engels scrisse fu dedicata alla condizione della classe operaia
inglese.
Questa indagine magistrale, frutto del cuore e del cervello del grande rivoluzionario,
può e deve essere un esempio di metodo nello studiare ogni giorno e in
ogni quartiere operaio la vita e le condizioni degli strati vasti e profondi
del proletariato, nel conoscere i loro bisogni, nell'organizzare la loro emancipazione.
Più attuale di tante tavole rotonde di sfaccendati, più moderna
di tanti comizi di chiacchieroni, più sincera di tanti ipocriti piagnistei,
la ricerca di Engels è una base di scienza e di lotta.
Nell'autunno del 1895 Lenin scrive la nota necrologica su Federico
Engels che 1l 5 agosto di quello stesso anno, a Londra, aveva cessato di vivere.
Lo scritto di Lenin viene pubblicato su "Il Lavoratore" rivista edita
dal gruppo " Liberazione del lavoro" col quale Lenin, fuoriuscito
dalla Russia in quello stesso anno, si collega per sviluppare l'attività
di propaganda del marxismo. Nel necrologio Lenin ricorda il libro che Engels
scrisse all'età di 24 anni e dedicò alla classe operaia inglese,
libro dove per la prima volta venne affermato che "il proletariato non
è soltanto una classe che soffre...; la vergognosa situazione economica
nella quale si trova lo spinge irresistibilmente in avanti e lo incita a lottare
per la sua emancipazione definitiva" .
Il merito del giovane Engels fu quello di aver sottolineato questa concezione
fondamentale sulla lotta della classe operaia e di aver fatto uscire questa
idea dalla descrizione " avvincente", " sconvolgente" ,
"veritiera " delle condizioni di vita dei lavoratori."
"Questo libro, scrive Lenin, fu una terribile requisitoria contro il capitalismo
e la borghesia. Produsse una impressione considerevole... E, infatti, né
prima né dopo il 1845 apparve qualcosa capace di dare una pittura così
impressionante e così vera dei mali di cui soffre la classe operaia".
Nel 1892 Engels riprende ancora una volta tra le mani la sua "opera giovanile"
per stendere la prefazione con cui presentarla al proletariato tedesco; in questa
l'autore spiega come nel suo libro è descritta la condizione operaia
nella fase iniziale dello sviluppo capitalistico. Questo modo di produzione
col suo progredire, cancella "le pratiche della truffa e dell'imbroglio
che contraddistinguono i suoi primi passi", che alla lunga divengono ostacoli
e freni al libero procedere della concorrenza. La stessa cosa è avvenuta
tra classe operaia e capitalista nel rapporto di compra e vendita della forza
lavoro. Con lo sviluppo del mercato mondiale la "concorrenza fra fabbricante
e fabbricante, a base di piccoli furti a danno degli operai, non era più
redditizio. Gli affari si erano sviluppati in tal modo che non si aveva più
bisogno di mezzi così miserevoli per far denaro; il fabbricante milionario
aveva di meglio da fare che non perdere il suo tempo con simili meschini raggiri.
Questi convenivano al massimo alla gentarella bisognosa di denaro, che doveva
arraffare ogni soldo per non soccombere alla concorrenza ".
Inoltre lo sviluppo delle grandi fabbriche, della lotta mediante scioperi della
classe operaia più concentrata, rende utile alla borghesia riconoscere
il sindacato, trattare con esso, utilizzare la sua forza per aumentare la "concentrazione
del capitale in poche mani ", per "schiacciare i concorrenti più
deboli" che potevano reggere grazie a guadagni supplementari estorti con
ogni sorta di angherie verso il lavoro salariato.
Engels chiarisce cosa è mutato nelle condizioni di lavoro e di vita della
classe operaia inglese nel corso dell'800, insegna a comprendere le ragioni
oggettive del progresso a cui partecipano parti del proletariato. I settori
trainanti della produzione industriale, coll'espandersi del mercato mondiale,
con l'accrescersi della concentrazione, eliminano nel loro progredire tutti
gli attriti superflui per il pieno sviluppo dell'accumulazione di capitale e
della conquista di nuovi mercati. Ma eliminate le scorie secondarie, alla luce
del sole rimane la contraddizione fondamentale della società borghese:
"In tal modo lo sviluppo della produzione capitalistica è bastato
da solo, almeno nelle principali branche dell'industria--poiché nelle
branche meno importanti non è affatto così--ad eliminare tutte
quelle piccole angherie che negli anni precedenti avevano peggiorato la sorte
dell'operaio. E così si manifesta con sempre maggior chiarezza il grande
fatto fondamentale che l'origine della miseria della classe operaia è
da ricercarsi non in quei piccoli inconvenienti, bensì nel sistema capitalistico
stesso ".
I quartieri operai
Nell'opera del 1844 viene descritto come le epidemie generate
dalla miseria, dalle strade e dalle abitazioni malsane uscivano dai rioni operai
sino a lambire i quartieri lussuosi. Ciò imponeva alla borghesia, per
difendere la sua esistenza e quella della sua famiglia, di risanare almeno in
parte, di eliminare gli " sconci più clamorosi " dei ghetti
operai. Ma, avverte Engels, il processo di formazione di zone in cui risiedono
gli operai è continuo, legato allo sviluppo dell'industria, al suo andamento
ciclico, alla formazione dell'esercito di disoccupati provenienti dalla campagna
che si accampano come possono in prossimità dei grandi centri urbani.
L'autore de "La situazione della classe operaia in Inghilterra" avverte
come in quel paese dal 1844 al 1892 zone prima ridenti siano divenute quartieri
diseredati, veri monumenti della miseria.
Il quarantennio preso in considerazione dal nostro maestro ha al suo interno
un florido sviluppo dell'industria inglese che si riflette sulle condizioni
di vita della classe operaia sempre più concentrata in gigantesche città
industriali. In quel periodo gli "operai delle fabbriche" ottennero
la limitazione della giornata lavorativa per legge; i sindacati dei meccanici,
carpentieri, ebanisti, edili raggiunsero una notevole forza; costituirono una
"aristocrazia" all'interno della classe operaia per la posizione di
relativo privilegio raggiunto. Per la grande maggioranza degli operai però
le condizioni di vita e di lavoro non mutarono. In questo modo viene illustrata
la condizione degli strati profondi del proletariato: "Ma per quanto riguarda
la massa degli operai, lo stato di miseria e di insicurezza in cui vivono è
oggi altrettanto grave, se non più grave di ieri. L'East End di Londra
è una palude sempre più estesa di perenne miseria, di disperazione,
di fame quando c'è disoccupazione; di degradazione fisica e morale quando
c'è lavoro. E lo stesso avviene in tutte le grandi città, fatta
eccezione per la minoranza privilegiata degli operai...
"La legge che riduce il valore della forza lavoro al prezzo dei mezzi necessari
di sussistenza, e l'altra legge che riduce di regola il suo prezzo medio al
minimo di questi mezzi di sussistenza, queste leggi agiscono su di essi con
la forza irresistibile di una macchina automatica, che li schiaccia tra i suo
ingranaggi".
Engels ci insegna a comprendere le ragioni del progresso dei pochi e della miseria
delle masse operaie.
La " terribile requisitoria contro il capitalismo e la borghesia"
rappresenta ancor oggi la fotografia delle condizioni di vita del proletariato
di molti paesi in via di sviluppo. E' inoltre una indicazione per descrivere
la miseria degli strati profondi anche nelle metropoli imperialiste, anche nella
settima potenza mondiale, in quanto "l'origine della miseria della classe
operaia è da ricercarsi... nel sistema capitalistico stesso".
La denuncia del giovane Engels
All'inizio della sua descrizione sulla vita nelle grandi città
Engels ricorda che nella sua permanenza in Inghilterra almeno una trentina di
persone erano morte per fame.
« Ma molto più numerosi sono i morti per fame non direttamente
ma indirettamente, in quanto la mancanza persistente dei mezzi sufficienti di
sussistenza ha provocato malattie mortali ha mietuto così le sue vittime,
in quanto le ha debilitate a tal punto che determinate circostanze, le quali
in condizioni diverse non avrebbero arrecato alcun danno, hanno portato necessariamente
a gravi malattie e alla morte. Gli operai inglesi chiamano ciò assassinio
sociale, e accusano l'intera società di commettere continuamente questo
crimine. Hanno forse torto?".
Queste parole scritte in tempi lontani da noi quasi un secolo e mezzo possono
essere ripetute ancora oggi per qualsiasi paese, per qualsiasi metropoli imperialistica,
per l'Italia.
Ogni grande città, prosegue Engels, ha uno o più "quartieri
brutti" nei quali vive la classe operaia, sono questi i quartieri che ospitano
"i membri più poveri, più disperati ,più avviliti
della popolazione", sono le "fonti di quelle spaventose febbri epidemiche"
che periodicamente nascono e si diffondono; sono zone " sporche, strette
e già da sole sufficienti ad abbreviare la vita degli abitanti, particolarmente
dei bambini piccoli".
Descrivendo Manchester, la capitale industriale dell'epoca, Engels sottolinea
come i quartieri operai siano nettamente distinti da quelli della borghesia,
come la città sia divisa in zona operaia, zona della media borghesia
e dell'alta borghesia. Anche allora i centri storici avevano un destino che
diventerà classico: " si ha subito a destra una fila di case antiquate,
nelle quali neppure uno solo dei muri frontali è rimasto diritto; sono
i resti della vecchia Manchester preindustriale, i cui antichi abitanti si sono
trasferiti con i loro discendenti in quartieri meglio costruiti, lasciando le
case, divenute per essi troppo misere, ad una razza di operai fortemente mescolata
con sangue irlandese".
Le zone vecchie della città erano e sono il rifugio di nuovi immigrati.
Quartieri simili a quelli descritti da Engels esistono oggi in tutte le grandi
città industriali del mondo, nuove piramidi innalzate dalla miseria capitalistica.
Tutto ciò fa parte del modo di produzione borghese, ed è campo
di lavoro per medici, avvocati, filantropi, preti, poliziotti e speculatori
edili. Come abbiamo visto la peculiarità della miseria concentrata è
di essere una cultura favorevole allo sviluppo di ogni sorta di malattia, epidemia
e al suo rapido diffondersi. Quando tale sviluppo supera la quota statistica
media per le varie epoche storiche crea momenti di agitazione e scompiglio nelle
classi dominanti, dà nuovo fiato alle trombe della filantropia, della
carità cristiana, del riformismo sino ad aumentare la tiratura di quotidiani
e settimanali; genera una "inconsueta attività".
La penna di Engels fa un ritratto ancora attuale della «ondata di terrore»
che pervase la borghesia di Manchester con l'avvicinarsi di una epidemia di
colera:
"Improvvisamente si ricordarono delle insalubri dimore dei poveri e rabbrividirono
nella certezza che ognuno di quei miseri quartieri avrebbe costituito un centro
di infezione dal quale il morbo si sarebbe diffuso rovinosamente, in tutte le
direzioni, verso le case della classe possidente. Venne nominata sull'istante
una commissione di igiene per ispezionare questi quartieri e fare un preciso
rapporto al consiglio comunale sulle loro condizioni...".
Avvenimenti che si ripresentano sotto i nostri occhi, avvenimenti sui quali
siamo informati quotidianamente dai giornali e dalla televisione; cambia il
nome della città, oggi è Napoli, il nome della malattia, oggi
è un virus che colpisce l'apparato respiratorio dei bambini; cambia il
nome dei consiglieri comunali e dei ministri del governo; non è cambiata
la classe sociale ché rappresentano, la borghesia, né la natura
della miseria in cui il morbo ha trovato il suo terreno fecondo.
Il numero dei decessi è proporzionato al livello del salario
Marx in molte pagine de "Il Capitale" analizza e
descrive la condizione di vita della classe operaia dentro e fuori della fabbrica.
Nel capitolo su "La legge generale dell'accumulazione capitalistica"
spiega che "quanto più in massa sono centralizzati i mezzi di produzione,
tanto maggiore è il corrispondente ammucchiarsi degli operai nello stesso
spazio, che quindi quanto più è rapida l'accumulazione capitalistica,
tanto più misere sono le condizioni d'abitazione degli operai "
.
Il sempre più rapido e caotico andamento del ciclo della produzione industriale
con settori ieri prosperi e oggi in crisi, con produzioni che cadono e nuove
che sorgono, crea per il proletariato l'obbligo di spostarsi da una città
all'altra, richiama nuova forza lavoro dalla campagna, attira nuove immigrazioni,
genera nuova disoccupazione. Questo movimento dà un volto agli insediamenti
operai, li divide secondo la stratificazione in cui sono differenziati i livelli
di reddito delle famiglie sino al ghetto in cui vegetano l'esercito industriale
di riserva, le braccia adibite al lavoro a domicilio e al lavoro nero.
Nel capitolo citato Marx spiega questa legge che regola la società borghese:
" Effettivamente non soltanto la massa delle nascite e dei decessi, ma
anche la grandezza assoluta delle famiglie è in proporzione inversa al
livello del salario, quindi della massa di mezzi di sussistenza di cui dispongono
le differenti categorie operaie.
Questa legge della società capitalistica suonerebbe assurda tra i selvaggi
o anche fra colonizzatori inciviliti. Essa ricorda la riproduzione in massa
di alcune specie di animali individualmente deboli e spietatamente cacciati
".
La miseria nella metropoli italiana
L'epidemia che ha colpito i bimbi dei quartieri poveri del
napoletano ha portato alla luce del sole l'esteso livello della miseria in Italia.
La borghesia, preoccupata per la sua stessa salute, mobilita governo ed esperti
alla ricerca di una soluzione, di un antidoto alla malattia. La scienza medica
potrà arrestare il procedere del morbo, ma è la classe dominante
che non può impedire il periodico manifestarsi in forma più o
meno grave di questi " assassinii sociali ".
Nel 1975 Torino ha avuto il primato della mortalità infantile nel primo
anno di età: su 16.380 nati ne sono morti 653, circa quaranta su mille.
Su "La Stampa" dello scorso 14 dicembre si legge "... basta andare
a vedere come si vive in certi isolati del centro storico, della periferia,
soprattutto della cintura, come sono portate avanti le gravidanze e come non
funziona l'attività medica per non dover poi stupirsi se la percentuale
dei decessi perinatali sono così pesanti come, tanto per citare una nazione,
in Guatemala".
E' bene sottolineare come lo stesso articolista avverte che nei quartieri ricchi
la media è nettamente inferiore: "Equivale alla Svezia". Lo
stesso discorso può farsi per Palermo dove nei quartieri poveri si arriva
a cifre di cinquanta-sessanta bimbi morti su mille nati; la stessa considerazione
può estendersi a tutte le grandi città.
"L'Unità" del 2 febbraio intitola un editoriale sul dramma
di Napoli: "La settima potenza industriale".
Dopo aver evidenziato con un certo stupore tipico del riformismo che alla borghesia
" non conviene investire a Napoli bensì in Brasile", che in
Italia vi sono " mezzi per costruire il porto gigantesco in Iran ma non...
per disinquinare il golfo di Napoli", l'articolista afferma: " Ma
non possiamo fare a meno, di fronte all'immagine di Napoli, di pronunciare anche
quella parola: capitalismo".
Già l insegnamento del giovane Engels ci permette di combattere l'impostazione
riformista che predica un capitalismo senza miseria, sbandiera come definitivo
ogni caduco progresso, copre col mito della riforma mancata la miseria che dai
ghetti straripa sino alle prime pagine dei giornali.
Proprio la maturità imperialistica porta la borghesia italiana a esportare
capitali, a creare nuove fabbriche in Brasile, in Iran e in decine di altri
paesi: proprio questa maturità crea la miseria per le profonde masse
proletarie e con questa le condizioni per il manifestarsi degli "assassinii
sociali " .
L'una e l'altra sono due facce della stessa medaglia. Nessuna riforma ha mutato
e può mutare questa sostanza. Una falla può essere tappata, ma
un'altra se ne crea. La scienza medica può colpire il virus responsabile
dell'epidemia, ma il marxismo solo lotta per distruggere il terreno di cultura
di ogni male della società: il capitalismo