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DISOCCUPAZIONE GIOVANILE E PROMESSE DEMAGOGICHE



Da alcuni anni la disoccupazione, nei principali paesi, sta toccando livelli mai raggiunti. Ciò per la semplice ragione che, pur aumentando la produzione, è bloccata la assunzione di giovani operai e non viene neppure sostituito il normale turnover. In questo modo, ogni operaio occupato produce più di prima. Aumenta così la produttività e diminuisce il costo del lavoro per unità di prodotto. Profitti, dividendi e interessi conoscono nuovamente buone stagioni e chi ne fa le spese sono i lavoratori occupati, sottoposti ad un maggiore sfruttamento, ed i giovani lavoratori che non riescono a trovare un lavoro. Di fronte a questa situazione i riformisti vedono vanificata presso i giovani lavoratori ogni loro propaganda di progresso graduale e di benessere crescente. Ogni giorno di più i giovani lavoratori riscontrano sulla loro pelle le menzogne del riformismo e diventano sempre più sensibili alle ragioni della critica marxista e rivoluzionaria, anche se saranno necessari anni di preparazione organizzativa nella fase di riflusso delle lotte operaie prima che si possa avere una possente ripresa di classe basata sulle nuove generazioni che stanno ora consumando la rottura con l'opportunismo e il distacco dai miti borghesi.

La crisi di ristrutturazione doveva necessariamente produrre i suoi effetti sull'esercito industriale di riserva. Questo non solo aumenta a dismisura, superando la quota di quindici milioni nei paesi dell'OCDE ma muta la sua struttura interna. La componente giovanile all 'in terno della massa di disoccupati in questi ultimi anni cresce costantemente. L'esigenza di aumentare la produttività e il plusvalore assoluto comune a tutta la borghesia internazionale ha reso sempre più difficile l'accesso al lavoro per le nuove leve. Il risultato è che oggi circa il 40 per cento dei disoccupati sono giovani al di sotto dei trenta anni. In pratica il 20 per cento di questo strato di popolazione attiva è disoccupato.
La tabella dà una idea quantitativa di quanto affermiamo:
Come è ormai consuetudine il dato riferito all'Italia non è attendibile in quanto nettamente sottostimato. Infatti la stessa "Unità" del 26 maggio a commento di questi dati sosteneva che il primo posto in graduatoria dell'Inghilterra si poteva spiegare tenendo presente "la predominanza del rapporto di lavoro dipendente in Inghilterra che impedisce di" nascondere"' la disoccupazione giovanile nelle famiglie di artigiani coltivatori diretti, professionisti, commercianti che in Italia ad esempio costituiscono quasi il 30 per cento della popolazione attiva".
Questo dato sulla disoccupazione comune a tutti i paesi dimostra come il capitalismo più si sviluppa più aumenta le sue contraddizioni e la miseria per i possessori di forza lavoro. Ancora una volta è "il movimento reale" che dimostra la necessità storica del superamento della attuale società, unica via per risolvere i problemi anche primordiali delle masse proletarie. Ma borghesi e riformisti continuano a tessere menzogne e illusioni.

Il vertice di Londra e la disoccupazione giovanile

Se bastassero le parole, potremmo dire che i disoccupati hanno svolto un ruolo di primo piano nell'assise delle maggiori potenze mondiali. Il premier inglese Callaghan ha affermato: "E' del tutto intollerabile politicamente, socialmente, moralmente che quindici milioni di persone nei paesi appartenenti all'OCDE siano senza lavoro". Trudeau, il primo ministro canadese, ha affermato: " ogni sera nel mondo, ottocento milioni di persone vanno a dormire avendo fame". Carter in un discorso fatto a New Castle ha detto: "E' ora di por fine a questa disoccupazione, Ci angoscia soprattutto il dramma dei giovani. A Londra domani e dopodomani faremo tutto il possibile con i rappresentanti delle altre nazioni per rafforzare le nostre economie".
Andreotti ha sostenuto che la chiusura del mercato del lavoro soprattutto ai giovani è "una sfida alla struttura e alla concezione della nostra società democratica e pluralista". Queste le premesse e le parole dei rappresentanti della borghesia internazionale, cioè delle forze economiche impegnate a farsi concorrenza sul mercato mondiale a colpi di produttività, sostituendo forza lavoro con macchine. Essi piangono sulla disoccupazione alla cui esistenza devono le loro fortune.
Infatti dalla conferenza di Londra per i disoccupati non sono uscite e non potevano uscire che frasi di commiserazione. Nella dichiarazione finale sottoscritta dai sette capi di Stato si legge solo un generico impegno a "creare più posti di lavoro". "Nessuna indicazione, nè nella dichiarazione finale, nè nel corso dei colloqui, è stata concretamente affacciata per risolverla - commenta Jacoviello - tutti i giornali inglesi di ieri lo notavano non senza inquietudine". Lasciamo l'inquietudine ai giornalisti inglesi, per noi marxisti tutto ciò è una ulteriore conferma che la borghesia ai disoccupati non può offrire che fiumi di parole.

La legge sulla disoccupazione giovanile in Italia
Riportando i dati sulla disoccupazione giovanile in Europa sottolineavamo come il dato sull'Italia fosse sottostimato. Infatti l'ISTAT ha fatto una nuova rilevazione per rendere i dati più omogenei con quelli dei paesi del MEC. In questa indagine si afferma che i disoccupati in Italia sono 1.459.000 di cui 1.054.000 giovani al di sotto dei 29 anni di età. Un terzo di questi, cioè 351.300 unità sono in possesso di diploma o di laurea. Inoltre viene reso ufficiale che su più di venti milioni (21.357.000) di popolazione attiva almeno un milione (907.000) lavora senza contratto quindi senza alcuna tutela. Tale è la stima ufficiale del lavoro nero. Questo dato dimostra come la disoccupazione sia la più alta d'Europa, ben superiore alla stessa disoccupazione presente in Inghilterra. A ciò va aggiunta la presenza del lavoro nero che la crisi di ristrutturazione e la sete di plusvalore assoluto tende enormemente a gonfiare.
Per ovviare a questo problema i partiti parlamentari italiani hanno approvato una legge seguendo la falsa riga di altri paesi quali la Francia o l'Inghilterra. Prima di addentrarci sul tema degli scopi e degli obiettivi della "nuova legge" è bene ricordare che l'OCDE ha elaborato un rapporto dal titolo "l'inserimento dei giovani nella vita attiva" con il quale dà alcune indicazioni permeate di ideologia riformista, che così troviamo commentate dal Corriere della Sera del 26 maggio.
"Gli esperti dell'OCDE raccomandano di diversificare le politiche di lotta contro la disoccupazione giovanile tenendo conto delle diverse categorie di popolazione alle quali sono rivolte: per età, sesso, livello d'educazione, zone di residenza, esperienza e così via". Le misure suggerite dal rapporto sono fondamentalmente quattro: I) Misure generali per rilanciare l'economia; 2) Misure specifiche di lotta contro la disoccupazione; 3) Abbassamento del limite dell'età pensionabile e più ampie possibilità di prepensionament; 4) Misure atte a diminuire l'orario di lavoro o a realizzare orari parziali. In particolare per i giovani viene indicato: A) "sovvenzioni crediti o esenzioni fiscali ai datori di lavoro che continuino ad utilizzare o ad assumere giovani, o che accettano di formarli professionalmente". B) "Creazione di una percentuale fissa di giovani dipendenti per tutte le aziende". C) Prolungamento della scuola dell'obbligo. D) Attività sociali di tempo libero, di animazione culturale in patria e all'estero.
Siamo partiti dal rapporto dell'ente internazionale per mettere in evidenza non tanto gli aspetti che si ritrovano nelle legge italiana quanto per sottolineare i punti che il governo ed i partiti dell'astensione non hanno ritenuto di prendere in considerazione. Prendiamo un aspetto a mo' di esempio. Nè la DC nè il PCI hanno preso in considerazione il prepensionamento; averlo fatto avrebbe significato spingere le aziende nella strada che già stanno praticando: prepensionare senza reintegrare l'organico. Questa pratica è diffusa ed è la dimostrazione del carattere antioccupazionale dei processi di ristrutturazione che avvengono in ogni azienda. Nessuna legge può modificare questa tendenza.

Le agevolazioni previste dalla legge italiana

La legge italiana prevede due ti pi di agevolazioni finanziarie per chi assume giovani disoccupati e la possibilità di assunzione da parte della amministrazione centrale dello Stato o delle Regioni. Come è noto per chi assume giovani a tempo indeterminato viene concesso dallo Stato un contributo di 32 mila lire al mese per due anni (64 mila se l'assunzione avviene nel meridione). Invece per il contratto formazione di durata annuale il contributo è di 200 lire per ogni ora lavorativa (400 nel meridione). Lo Stato e le Regioni possono assumere giovani per svolgere "servizi socialmente utili" a tempo determinato. A favore di questa legge hanno votato la DC il PCI, il PSI, ed il PSDI e questo è il tono dei commenti usciti sui giornali. L'Unità del 7 maggio, dopo l'approvazione della legge al Senato dice: "...è il primo intervento che lo Stato si accinge a compiere per stimolare lo sviluppo della occupazione e, cosa veramente importante, con un provvedimento che non incentiva l'area assistita ma favorisce invece il lavoro socialmente utile, produttivo...". Fermariello senatore del PCI, stima che "4-500 mila giovani" saranno interessati dalla legge.
Spadolini su "La Stampa" del 29 maggio afferma: "Sulla carta in tre anni dovranno essere interessati 400 mila giovani di cui 120 mila nel settore pubblico: con il precedente dei contrattisti universitari, la via imboccata è avventurosa". Inoltre afferma: "Le incentivazioni sono varie e magari suggestive: ma è difficile fare qualunque previsione sul grado di interesse che susciteranno nelle aziende".
La legge assicura una sola cosa: 120 mila posti a disposizione della disoccupazione intellettuale. Per i giovani operai l'unica speranza sta nel grado di interesse delle aziende che nella situazione attuale, come abbiamo visto, è pressochè nullo. Una conferma di ciò, senza aspettare la risposta italiana possiamo riscontrarla nella esperienza internazionale ove leggi sulla disoccupazione giovanile operano già da anni. In nessun paese ostacoli degni di nota sono stati posti al procedere impetuoso della esigenza della "produzione " . In Inghilterra incentivi all'industria per stimolare le assunzioni di giovani operavano già nel ''75. Ciò non ha impedito che nel ''76 la disoccupazione giovanile raggiungesse il livello illustrato nella tabella. In particolare per i giovani di età compresa fra i 15 e 17 anni, cioè per i giovani operai, la disoccupazione è aumentata del 120 per cento rispetto a un più 45 per cento della disoccupazione totale. Rispetto alle tendenze future di quel paese il Corriere della Sera del 26 maggio dice: "Perfino se grazie al petrolio del Mare del nord, la Gran Bretagna si sviluppasse al ritmo quasi giapponese del 5 per cento, i giovani disoccupati alla fine dell'anno scolastico 1980-81 sarebbero sempre oltre 180.000". Identica situazione si trova la Francia dove solo 1'8 per cento della disoccupazione giovanile è stata toccata in qualche modo dalle agevolazioni previste dalla legge. "Le Monde" dell'inizio di marzo di questo anno così commentava: "Contrariamente a quello che pensa il ministro le sovvenzioni offerte alle imprese per occupare giovani (il cosiddetto contratto di impiego per la formazione) non ha interessato che una dozzina di migliaia di casi; e la preformazione ne ha toccati 35.000, ma non si sa quanti di questi abbiano finalmente trovato un impiego..."
La legge dello Stato italiano, come quelle realizzate prima in altri paesi, rappresenta il costante tentativo riformista di gettare fumo negli occhi della classe operaia per nascondere le contraddizioni insanabili dell'attuale società. In Italia ancora una volta tutto ciò si presenta con una sua particolarità. Di fronte al nulla proposto per la classe operaia si soddisfa l'esigenza della piccola borghesia, in questo caso dei suoi figli giunti al possesso della laurea, approfondendo il pozzo del parassitismo.

Tutti i partiti parlamentari attraverso l'amministrazione periferica e centrale dello Stato hanno a disposizione 120 mila posti da distribuire per allargare la loro ragnatela clientelare. I rampolli urlanti della piccola borghesia sono in qualche modo tranquillizzati. La "Città futura" è più comodo attenderla seduti sulle solite vecchie ma collaudate poltrone.

Lotta reale e cooperazione illusoria


Engels nel 1895 scrive che il "diritto al lavoro" è la "prima formulazione goffa in cui si riassumono le rivendicazioni rivoluzionarie del proletariato". Con i tempi battuti dallo sviluppo caotico del capitalismo, le nuove leve della classe operaia approdano alla consapevolezza della lotta per il "diritto al lavoro", diritto elementare ma che l'attuale società non può soddisfare. La fantasia dei difensori dello "stato di cose presenti" produce nuovi discorsi e nuove parole con il ritmo di una catena di montaggio, pur di nascondere questa verità ripetutamente confermata. Il PCI è maestro in questi tentativi di cambiare il pelo per nascondere la natura del lupo. L'Unità del 20 maggio così commenta i "risultati" raggiunti dal vertice di Londra sulla disoccupazione giovanile: " il vertice di Londra non ha saputo andare più in la della denuncia della gravità della questione e di generici auspici. Nè. Io poteva senza riconoscere che occorre andare ad una politica di effettiva cooperazione internazionale e a forme di programmazione economica democratica che rinnovino profondamente l'attuale struttura economica e sociale dell'Occidente".
Se fosse possibile questa "cooperazione internazionale" tra Stati capitalistici non ci sarebbero state due guerre mondiali. Ma per fare un esempio vicino ai nostri giorni è bene, a proposito di cooperazione, soffermarci sulla conferenza sui diritti sullo sfruttamento del fondale marino svoltasi a New York lo scorso mese. In quel consesso si è ricordato come nel 1970 l'assemblea dell'ONU aveva deliberato che il fondo marino deve essere "patrimonio comune dell'umanità".
Sono passati sette anni, si sono intensificate le ricerche di petrolio e di vari metalli nei territori sommersi e a mare sono andati i buoni intenti e le illusioni di cooperazione internazionale. La lotta è aperta tra le grandi potenze imperialistiche per la suddivisione dello spazio economico subacqueo. Nel frattempo "una serie di atti unilaterali da parte degli Stati costieri ha consentito una notevolissima restrizione del cosiddetto "patrimonio comune dell'umanità".
Questo riportava il Corriere della Sera del 23 maggio.
Come si vede nonostante gli sforzi del PCI, bere le illusioni della cooperazione internazionale diverrà in futuro sempre più difficile anche per i granchi. Alle migliaia di giovani disoccupati che la borghesia attraverso i suoi partiti cerca di illudere con varie promesse, dobbiamo ricordare questo ammonimento che Engels nel 1844 rivolgeva alla classe operaia inglese perché non si lasciasse irretire dalle frazioni borghesi: "I loro interessi sono diametralmente opposti ai vostri, sebbene esse, cerchino sempre di sostenere il contrario e di farvi credere che nutrono la più fervida simpatia per la vostra sorte...".

 


Apparso su lotta comunista n° 82 - GIUGNO, 1977