Biblioteca Multimediale Marxista
lc n° 71
Mai come in questi ultimi anni si è parlato tanto della questione femminile. Perché? Perché, da un lato, lo sviluppo capitalistico giunto ad un certo stadio di industrializzazione e di urbanizzazione crea oggettivamente una dimensione della famiglia diversa da quella rurale e perché, dall'altro lato, il riformismo trova su questo terreno un nuovo pascolo per le sue ideologie. Così, nel suo ciclo distanziato di qualche decennio, anche la società italiana si trova ad avere una questione femminile nei termini in cui altre società imperialistiche più mature hanno da parecchio tempo. In realtà la questione femminile nella società borghese è vecchia quanto questa società. Il movimento marxista rivoluzionario l'ha definita proprio in contrapposizione alle pseudo soluzioni borghesi e piccolo borghesi. Gli attuali epigoni di Mill ripetono male oggi ciò che il teorico borghese disse meglio cento anni fa. Poco male: concluderanno quello che concluse il loro antenato, niente. Alla loro confusione va`, invece, opposto il rigore di Lenin il quale, di fronte a chi poneva la questione femminile come prioritaria, rispondeva: "Non solo ciò nuoce alla chiarezza della questione, ma oscura il pensiero in generale, la coscienza di classe delle operaie". Per affrontare la questione femminile, serve partire da una lettera che Lenin scrisse a Ines Armand nel 1915 a proposito della bozza di un opuscolo a cui questa compagna stava lavorando. Ciò ci permette di sottolineare la necessità di salvaguardare e mettere in evidenza in ogni circostanza e su ogni problema il punto di vista proletario. Il punto di vista "oggettivo e classista" va posto in primo piano, spiega Lenin, sia perché è ciò che corrisponde alle esigenze pur inespresse e sotterranee del proletariato, sia per non divenire, anche inconsapevolmente, strumento delle classi avverse, strumento per generare "confusione " tra gli operai. Ciò assume un aspetto particolare in quanto, come vedremo, le classi "più loquaci, rumorose e 'altolocate"' danno a questo problema una soluzione conforme ai loro scopi ed inevitabilmente tentano di spostare il proletariato sul loro terreno; scopo che può essere raggiunto se si lascia passare la tesi per cui il problema della donna sta al di sopra delle classi e non trova la sua soluzione nel risultato della lotta rivoluzionaria tra le classi. Tale insegnamento leninista è espresso chiaramente nell'articolo scritto per il 30° anniversario della morte di Marx. Lenin chiarisce che la dottrina marxista "è completa ed armonica e dà agli uomini una concezione integrale del mondo ..."[il marxismo] è il successore legittimo di tutto ciò che l'umanità ha creato di meglio durante il secolo XIX: la filosofia tedesca, I'economia politica inglese e il socialismo francese ". Viene così sintetizzato l'aspetto di fondo della concezione materialistica, concezione per la quale gli aspetti morali, religiosi, giuridici, tutti i rapporti tra gli uomini, compresi i rapporti tra uomo e donna, possono essere compresi solo "discriminando (. . . ) i rapporti di produzione, come rapporti fondamentali, primordiali, che determinano tutti gli altri". Possiamo chiarire ulteriormente questo concetto con questa citazione tratta dall"'Ideologia tedesca": "Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante . La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale, cosicché ad essa in complesso sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale. Le idee dominanti non sono altro che l'espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idea: sono dunque l'espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio". Questo vale per tutte le idee; ecco perché l'idea del "ruolo della donna", della famiglia come unità del rapporto tra uomo e donna può essere compresa analizzando non il "'concetto di famiglia", ma "dati empirici esistenti''' riscontrabili nei rapporti materiali di produzione e di riproduzione e nel loro sviluppo storico. Quindi la "questione femminile" può essere compresa attraverso la storia del più generale sviluppo delle formazioni economico-sociali e delle "leggi naturali" che questo sviluppo hanno determinato. Le sue contraddizioni sono il riflesso sul particolare rapporto tra i sessi delle necessità della procreazione, della più generale contraddizione che ha caratterizzato le varie epoche storiche, contraddizione che ha presentato la storia dell'umanità, da quando essa è stata tramandata in forma scritta, come storia di lotta di classe. "Una classe oppressa è la condizione vitale di ogni tipo di società fondata sull'antagonismo delle classi. L'affrancamento della classe oppressa implica dunque di necessità la creazione di una società nuova". Come vedremo l'affrancamento del proletariato dallo sfruttamento e la necessaria società nuova di cui ciò è presupposto, è l'unica condizione perché sia risolto anche il problema dell'oppressione della donna. L'origine della famiglia Nella prefazione del 1864 alla sua opera, Engels spiega come le ricerche condotte sulle varie forme storiche di famiglia, abbiano dimostrato nettamente la validità della "concezione materialistica della storia" scoperta da Marx. Proprio le ricerche sulla famiglia avevano messo in evidenza come l'aspetto determinante dello svi1uppo storico sia da una parte "la produzione dei mezzi di sussistenza, di generi per l 'alimentazione, di oggetti di vestiario, di abitazione e di strumenti necessari per queste cose; dall'altro la produzione degli uomini stessi: la riproduzione della specie ". Quindi ogni epoca storica è determinata sia dal grado di sviluppo del lavoro, che dal grado di sviluppo della famiglia. "... Quanto meno il lavoro è sviluppato, quanto più è limitata la quantità dei suoi prodotti e quindi anche la ricchezza della società - dice Engels - tanto più I'ordinamento sociale appare prevalentemente determinato dai vincoli di parentela". Ma lo sviluppo della produttività del lavoro, e con esso della proprietà privata e della disuguaglianza di ricchezza, sviluppo che procede sotto e mediante questi vincoli di parentela quali "aspetto predominante dell'ordinamento sociale", crea le condizioni per il superamento di questi vincoli divenuti troppo stretti, quindi incapaci a contenere i nuovi rapporti di produzione. "L'antica società fondata su unioni gentilizie saltò in aria nelI'urto con le nuove classi sociali sviluppatesi ed al suo posto subentrò una nuova società, che si compendia nello Stato, le cui unità inferiori non sono più le unioni gentilizie, ma associazioni locali, una società in cui l'ordinamento familiare viene interamente dominato da quello della proprietà e sulla quale si dispiegano liberamente quegli antagonismi e quelle lotte di classi di cui consta il contenuto di tutta la storia scritta fino ad oggi". Seguendo sulla traccia di Engels questo sviluppo storico vediamo come la selezione naturale, la necessità pur inconsapevole, ma oggettiva, di avere generazioni più robuste e sane, ha ridotto il primitivo rapporto di gruppo al rapporto di coppia. La forza agente di questo processo è stata la donna. "Quanto più, con lo sviluppo delle condizioni economiche e quindi con la distruzione dell'antico comunismo e con la crescente densità della popolazione, le relazioni sessuali dell'antica tradizione perdevano il loro primitivo e selvaggio carattere d'ingenuità, tanto più dovevano sembrare alla donna umilianti ed oppressive, tanto più urgentemente le donne dovevano desiderare come una redenzione, il diritto alla castità, alle nozze temporanee o durevoli con un solo uomo. Questo progresso, tuttavia, non poteva nascere dagli uomini, se non altro perché, in generale, anche fino ad oggi a loro non è mai venuta l'idea di rinunziare ai diletti dell'effettivo matrimonio di gruppo ". Ma con questo processo l'opera della legge della selezione naturale è giunta a compimento; cessa questa spinta iniziata con il superamento del rapporto sessuale tra genitori e figli, poi tra fratelli e sorelle, allargando sempre più l'esclusione sino ad arrivare appunto alla coppia. Da qui ogni altro sviluppo della forma familiare trova le sue ragioni in nuove forze motrici che, perdendo il loro carattere naturale acquistano un carattere sociale. Proprietà privata e nuova forma di famiglia L'importanza della proprietà individuale acquista rilevanza, nella storia dell'umanità, nella fase in cui si inizia ad addomesticare animali e ad allevare armenti. Gli armenti, per i popoli pastori, divengono un possesso che dà sicurezza di alimenti ricchi quali la carne e il latte e nello stesso tempo richiedono cure "rudimentali" per crescere. L'uomo, che secondo la divisione del lavoro nella famiglia, possedeva gli strumenti di lavoro per catturare, addomesticare ed allevare gli animali, doveva necessariamente esigere che tutto ciò, alla sua morte, passasse in proprietà ai suoi figli. Ciò presupponeva il superamento delle forme familiari precedenti che si basavano sulla discendenza materna, sul matriarcato. Diveniva necessaria l'introduzione del diritto ereditario per linea maschile, e con ciò il potere assoluto sulla donna come mezzo per avere la certezza della paternità dei figli. "Il rovesciamento del matriarcato segnò la sconfitta sul piano storico universale del sesso femminile. L'uomo prese nelle mani anche il timone della casa, la donna fu avvilita, asservita, resa schiava delle sue voglie e semplice strumento per produrre figli. ...". La proprietà privata, risultato dell'aumento della ricchezza, portò con sé il superamento della vecchia forma familiare ed i presupposti per la nuova forma: la famiglia monogamica. La forma di passaggio tra questi due poli, spiega Engels, fu trovata dai Romani, con un "nuovo organismo sociale", in cui il capo aveva sotto il suo potere, il potere patriarcale, la moglie, i figli e un certo numero di schiavi. La donna diviene un puro strumento per la preservazione della proprietà e come tale, in questa forma di transizione, diviene proprietà essa stessa. "Per assicurare la fedeltà della donna, e perciò la paternità dei figli, la donna viene sottoposta incondizionatamente al potere delI 'uomo ; uccidendola egli non fa che esercitare il suo diritto". La vittoria della proprietà privata sulla "originaria" proprietà comune, porta con sé una forma di famiglia non più espressione di condizioni naturali, ma espressione di rapporti economici. Con ciò inizia quel "conflitto tra i sessi sconosciuto in tutta la preistoria", conflitto determinato dalla necessità di avere eredi naturali che un giorno dovranno entrare in possesso del patrimonio paterno. Così inizia l'esistenza di quella forma di famiglia monogamica "fondata sul dominio dell'uomo, con l'esplicito scopo di procreare figli di paternità incontestata" che è la natura specifica dell'istituto del matrimonio sino ai giorni nostri e che può trovare il suo superamento solo nell'abolizione della proprietà privata. Questa diviene la condizione per poter tornare ad una forma di famig1ia basata su condizioni naturali, cioè espressione dell'amore sessuale ma anche dell'attuale sviluppo delle forze produttive. La famiglia nella società borghese Abbiamo visto come la proprietà privata sia il presupposto della oppressione di un sesso sull'altro; questo presupposto trova il suo massimo sviluppo entro l'involucro borghese dei rapporti di produzione. La società moderna risulta "una massa composta nella sua struttura molecolare da un insieme di famiglie singole", monogamiche. L'oppressione della donna, che è l'altra faccia di questa medaglia, diviene un carattere della società che travalica la sua stessa divisione in classi. Ma alla ribellione a questa oppressione ogni classe della società impone il suo marchio indelebile. La donna, ha compiuto la sua rivoluzione imponendo la famig1ia di coppia, scrivendo cosi l'ultimo capitolo della storia sull'opera della legge della selezione naturale. Da allora, come abbiamo visto, la famig1ia è divenuta il risultato di rapporti sociali determinati, del loro mutamento imposto dalla lotta della classe oppressa. L'ultimo capitolo della storia dell'oppressione della donna può esser scritto solo dalla moderna classe oppressa: il proletariato rivoluzionario. Per prendere in considerazione il punto di vista borghese sul problema della donna, è utile considerare l'opera di John Stuart Mill. Questi, già nel 1850, si fece propugnatore in Inghilterra della più assoluta parità di diritti tra i due sessi. La sua successiva unione con Harriett Hardy Taylor, dirigente del movimento per l'estensione del suffragio elettorale alle donne, lo rafforzo` in questo suo impegno ed a lui andò il merito di essere il primo parlamentare inglese che nel 1866 presentò in parlamento la rivendicazione del Women Suffrage Committee. Negli anni 1867 - 68 questo movimento si rafforzò, dando vita a varie manifestazioni e fu in quel periodo che Mill scrisse il suo opuscolo sulla "Schiavitù delle donne". Prima di prendere in considerazione tale opuscolo,conviene, per comprendere i limiti della critica borghese intorno all'oppressione della donna, soffermarci sulla seguente tesi: "E cosi anche il carattere peculiare del dominio dell'uomo sulla donna nella famiglia moderna, la necessita`, nonché la maniera di instaurare una effettiva uguaglianza sociale dei due sessi, appariranno nella luce più cruda solo allorché entrambi saranno provvisti di diritti perfettamente eguali in sede giuridica ". Questa tesi ci permette di vedere come l'eguaglianza dei diritti non elimina la "questione femminile", ma anzi la presenta nella sua luce più cruda. Ora, il terreno specifico della critica borgbese sul problema della donna è appunto quello della eguaglianza dei diritti, della democrazia. Ciò è il riflesso della tendenza di questa società ridurre tutti i rapporti alla loro pura natura economica, nascondendo la disuguaglianza insita in questi stessi rapporti. "L'eguaglianza legale dei coniugati non è solamente l'unico mezzo - dice J.S. Mill - per cui i loro rapporti possono armonizzarsi secondo giustizia, e formare le loro felicità, non v'è eziandio altro modo di far della vita quotidiana una scuola di educazione morale nel senso più elevato. Parecchie generazioni passeranno ancora forse, prima che questa verità sia generalmente ammessa, ma non è men vero che la sola scuola del vero sentimento morale è la società fra eguali (...). Eppure il comando e l'obbedienza non sono che disgraziate necessità della vita umana; lo stato normale della società è l'uguaglianza. (. . .). La famiglia è una scuola di dispotismo dove la virtù del dispotismo e i suoi vizi ancora sono copiosamente nutriti (. . .). La famiglia costituita sopra basi giuste sarà la vera scuola della libera virtù, sarà sempre una scuola di obbedienza per i figli e di comando per i genitori. Ciò che fa d'uopo eziandio si è ch'essa sia scuola di simpatia nell' uguaglianza di vita comune nell'amore, e dove il potere non sia tutto da un lato e l'obbedienza tutto dall'altro". E sulla divisione del lavoro nella famiglia sostiene: "Quando il mantenimento della famiglia viene non dalla proprietà, ma dal guadagno, mi pare che la divisione più conveniente del lavoro fra i due sposi è quella che secondo l 'uso comune incarica l'uomo di guadagnare il reddito e la donna di dirigere la domestica economia (...)". Queste tendenze alla eguaglianza giuridica dei sessi si trovano già tra i primi pensatori, espressione del nascente modo di produzione borghese. Lutero nel 1522 nel suo trattato "Sulla vita coniugale" scrive: "Se una donna atta al matrimonio, sposando un uomo impotente non può prendere apertamente altro marito e non vuol agire contro le regole dell'onore, dovrebbe dire allo sposo suo: vedi mio caro, tu non ne hai colpa, ingannasti me e il mio giovane corpo, hai posto anche in pericolo l'onor e l'anima; in faccia a Dio non vi è onore fra noi due; permettimi dunque che io contragga matrimonio in famiglia con tuo fratello o col tuo più prossimo amico, mentre tu conservi il nome perché i tuoi beni non vadano ad altri eredi e lasciati a tua volta ingannare da me, come tu senza volerlo mi hai ingannato". Ma nonostante queste posizioni iniziali la bramosia di capitale, caratteristica del nascente modo di produzione, doveva avere come riflesso la morale più povera: il rigido puritanesimo protestante. Al matrimonio, la stragrande maggioranza delle donne, in particolare delle classi dominanti, si prepara ad andare come si va ad un ufficio di collocamento che distribuisce rinomate posizioni sociali. Del resto, il tentativo di emancipare la donna salvaguardando il carattere "divino" della proprietà borghese, continuamente si è scontrato e si scontra con le leggi stesse di questa società. La soddisfazione dei riformisti rimane quella di aver strappato alcune concessioni di cui può godere solo una piccola minoranza possidente, di cui del resto sono espressione. "In regime capitalistico si danno per solito, non come casi isolati, ma come fenomeni tipici, condizioni tali che le classi oppresse non possono 'esercitare' i propri diritti democratici". Lenin chiarisce questo concetto, questo limite della "democrazia" tipico della forma da questa realizzata nella società borghese ed eliminabile solo attraverso la sua distruzione rivoluzionaria, con tre esempi, uno dei quali è il divorzio. Una volta ottenuto, questo rimane inattuabile per le grandi masse, giacché "il sesso oppresso è schiacciato economicamente, perché la donna continua ad essere in ogni democrazia capitalistica una 'schiava domestica', confnata nella stanza da letto, nella camera dei bambini, in cucina". Comunismo e superamento della schiavitù domestica In un articolo del 1919 Lenin dice che in un anno la dittatura del proletariato ha realizzato a favore della donna misure più avanzate di quanto abbia fatto qualunque partito democratico e in generale la stessa democrazia borghese. "Ma quanto più abbiamo ripulito il terreno dal ciarpame delle vecchie leggi e istituzioni borghesi, tanto più ci è apparso chiaro che quel che stavamo facendo era soltanto la ripulitura del terreno su cui costruire, e non la costruzione stessa ". L'esigenza del proletariato, la "logica oggettiva dei rapporti di classe in fatto di amore" spinge a questa ripulitura, che può arrivare negli angoli più profondi attraverso il processo rivoluzionario. E' I'esigenza alla libertà da "calcoli materiali, finanziari" nel campo dell'amore, dalle ''preoccupazioni materiali", dai pregiudizi religiosi della società, dai "vincoli della legge dei tribunali, della polizia". Gli stessi rapporti di produzione borghesi, creando una classe che non possiede nulla, se non la propria forza-lavoro "mette in disparte - per questa classe - tutte le tesi della monogamia classica". La società borghese crea la famiglia proletaria entro la quale le basi oggettive della dominazione dell'uomo sulla donna sono eliminate e lo sono sempre più man mano che la donna entra a far parte della forza - lavoro attiva. Permane come residuo del passato, come influenza della ideologia dominante presente "un elemento di brutalità" che non è più riflesso della condizione materiale. Da qui l'esigenza proletaria ad eliminare tutti i vincoli sul "campo dell'amore", I'esigenza alla piena eguaglianza dei sessi e, contemporaneamente l'impossibilità di realizzare questa eguaglianza all'interno dei rapporti di produzione capitalistici. "Con la famiglia patriarcale e ancor più con la famiglia singola monogamica, le cose cambiarono. La direzione dell'amministrazione domestica perdette il suo carattere pubblico. Non interessa più la società. Diventa un servizio privato: la donna divenne la prima serva esclusa dalla partecipazione alla produzione sociale (...)". Questo "servizio privato", in una società che grazie al lavoro sociale ha raggiunto la luna e si appresta ad esplorare Marte, grazie al lavoro sociale ma alla sua appropriazione privata, non è stato minimamente scalfito e permane come una stridente contraddizione, uno degli aspetti della barbarie che accompagna il progresso capitalistico. "La donna, nonostante tutte le leggi liberatrici è rimasta una schiava della casa, perché è oppressa, soffocata, inebetita, umiliata dai piccoli lavori domestici, che la incatenano alla cucina, ai bambini , e ne logorano le forze in un lavoro barbaramente improduttivo, meschino, snervante, che inebetisce ed opprime. La vera emancipazione della donna, il vero comunismo incomincera` soltanto allora, dove e quando incomincera` la lotta delle masse (diretta dal proletariato che tiene il timone dello Stato) contro i piccoli lavori dell'economia domestica o meglio dove incomincerà la trasformazione in massa di questa economia nella grande economia socialista" (Lenin - 1919). I socialisti utopisti che dall'embrione della società borghese intuivano alcuni aspetti della società comunista, hanno, grazie alla loro possente fantasia, immaginato che l'emancipazione della donna doveva passare attraverso nuove strutture economiche. Clara Zetkin, a questo proposito riporta cosi le idee di Flora Tristan espresse nel libro "L'unione operaia" pubblicato nel 1843: "abolizione di ogni privilegio, riconoscimento del diritto al lavoro per tutti, uomini e donne, organizzazione del lavoro. L 'unione fornisce i mezzi per la costruzione di edifici popolari, di vasti, splendidi e funzionali complessi residenziali, i cui modelli sono senza dubbio i falansteri di Fourier. In questi palazzi popolari i figli dei proletari vi ricevono una educazione generale e professionale; i palazzi popolari comprendono - oltre agli istituti di assistenza ed agli ospedali popolari - anche istituti per anziani e possono ospitare scienziati, artisti e stranieri ". Con la rivoluzione del 1848 le rivendicazioni divengono "costruzione di lavatoi e sartorie pubbliche nelle quali le donne del popolo siano in grado di soddisfare le necessità domestiche e alleggerire il dispendio di energie fisiche mediante un lavoro comune organizzato e funzionale; mense di fabbrica; obbligo legale di creare scuole materne in tutte le imprese industriali affinché le madri che lavorano possano collocarvi i propri figli; I'organizzazione di case del popolo con ristoranti, sale di riunione e di ricreazione, biblioteche, ecc...". Di fronte a questi giganti del movimento di emancipazione della donna, che immediatamente, istintivamente afferravano l'anello fondamentale della questione, smascherando il vuoto e l'inconsistenza della fraseologia democratica della borghesia, inchiodandola al muro con rivendicazioni concrete, semplici, immediatamente comprensibili per le grandi masse femminili, di fronte a questi giganti anche la forma odierna del democraticismo piccolo borghese diviene ben poca cosa. Le sue tesi sono espressione di una classe di pigmei che di fronte ai problemi sociali si piega sempre più su se stessa e che cerca scampo nella sfera intima e li` spera di trovare la soluzione per il "sesso oppresso". Le sue affermazioni, in effetti, a nulla mirano se non alla "libertà dalla serietà in amore, dalla procreazione" e alla speranza di giustificare con teorie la propria vita individuale che non sta più dentro la morale borghese, di fronte alla quale tuttavia, sentono sempre la necessità di scusarsi. In questo modo, pur rivestiti di fraseologie avanzate ed ultra moderne, per gli intellettuali piccolo borghesi lo scopo rimane quello di ricacciare in secondo piano i problemi oggettivi della lotta di classe. Per dirla con Lenin: "I problemi sessuali matrimoniali, non sono visti come una parte della principale questione sociale (...), al contrario, la grande questione sociale stessa appare come una parte, una appendice del problema sessuale. La questione fondamentale è ricacciata in secondo piano come cosa secondaria. Non solo ciò nuoce alla chiarezza della questione ma oscura il pensiero in generale, la coscienza di classe delle operaie". Appena preso il potere in Russia, il proletariato sotto la guida del partito bolscevico inizia la sua opera per la emancipazione delle donne. Alla Kollontaj toccò dirigere, nel primo anno di potere rivoluzionario, il ministero della Assistenza sociale. Nelle sue memorie leggiamo: "La mia maggiore attività come commissario del popolo consisteva nei seguenti compiti: migliorare con un decreto la situazione degli invalidi di guerra, abolire l'insegnamento religioso nelle scuole femminili (...), riorganizzare i vecchi orfanotrofi in asili statali (non ci doveva essere alcuna differenza tra i bambini orfani e coloro che avevano padre e madre) (...). L'atto più importante del nostro Commissariato popolare fu tuttavia, a mio parere , la fondazione legale di un centro per l'assistenza alla madre e al neonato. Il progetto di legge relativo fu da me firmato nel gennaio del 1918; seguì una seconda ordinanza con la quale trasformai tutti gli istituti di maternità in luoghi di assistenza gratuita per la maternità e l'infanzia sino a creare le fondamenta di una più completa assistenza statale in questo campo". Iniziava cosi nella Russia sovietica quel lavoro teso alla costruzione di "asili nido, mense e istituzioni varie" che sola poteva ridare al lavoro domestico il suo carattere sociale e strappare la donna dalla sua condizione di "schiava domestica". Lo sviluppo delle forze produttive nel capitalismo rende possibile tutto ciò, lo rende possibile in estensione e generalizzazione; lo sviluppo delle forze produttive pone all'ordine del giorno il superamento dell'attuale stadio ove questi mezzi rimangono delle "rarità'' o "delle imprese commerciali" inavvicinabili per le grandi masse. 11 comunismo relegherà la disuguag!ianza tra i sessi, la "questione femminile" nel museo della barbarie da cui l'umamità non è ancora uscita. Al proletariato rivoluzionario spetta oggi l'impegno di prepararsi, senza lasciarsi sviare, a questo compito storico.
luglio, 1976