Biblioteca Multimediale Marxista
lc n° 74
La scala mobile è sempre stata un meccanismo di parziale recupero salariale di fronte alla continua erosione del potere d'acquisto. Abbiamo insistito, infinite volte, che solo una parte del salario era tutelato dalla scala mobile. Alla luce di dati più recenti, lo dimostriamo ancora una volta. Possiamo affermare, sulla base di nostri studi e calcoli, che il meccanismo di scala mobile di per sé non permette assolutamente di stare alla pari con la corsa dei prezzi, neppure in virtù dell'accordo del 1975. Anzi, proseguendo la tendenza dei prezzi che si è avuta nei due ultimi anni, si può aggiungere che se nel prossimo anno la dinamica salariale fosse lasciata alla sola scala mobile il salario medio diminuirebbe di circa il 7%. Evidentemente questa riduzione non è sufficiente al capitalismo il quale ha portato avanti il blocco della scala mobile, sotto la forma del "risparmio forzoso". Il Governo, con l'appoggio del PCI e dei sindacati, introducendo il blocco della scala mobile, anche se a tempo determinato e al di sopra di una certa fascia di stipendi, in realtà sta procedendo ad un blocco mascherato dei salari. Con i tassi odierni di inflazione ben presto quote sempre più consistenti di lavoratori si troverebbero ad essere compresse dal "tetto salariale", calcolabile, tra un anno, sulle attuali 300 mila lire mensili. Il blocco della scala mobile viene ad essere un ulteriore passo della politica imperialistica dei salari. Nella prospettiva a breve termine è di fatto un vero e proprio blocco dei salari! Il Corriere della Sera del 3 settembre scorso spiegava che per il settore dell'abbigliamento "la campagna di vendita dell'industria, già iniziata, sta andando meglio del previsto, anche se non può essere definita esaltante. Gli aumenti di prezzo previsto sono però enormi; si parla di almeno il 25-30% rispetto a quest'anno, un vestito estivo di discreta qualità dovrebbe superare al consumo finale, nella prossima stagione, le 100 mila lire...". Questa stangata dei prezzi, indipendentemente dalle decisioni prese dal governo Andreotti e dal PCI, va avanti ed andrà avanti. Nei primi sette mesi di quest'anno l'indice generale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati ha registrato rispetto allo stesso periodo del 1975 un aumento del l4,4%. Questa è una corsa che continua e che, nel suo progredire, falcidia con sempre maggior forza il potere d'acquisto della classe operaia. Un dato su questo andamento si trova considerando l'evoluzione dell'indice ISTAT del costo della vita, valevole per il calcolo della scala mobile. Preso il 1956 uguale a 100, al marzo di quest'anno tale indice è arrivato a 312,65, registrando un aumento di oltre tre volte rispetto a quello che era il costo della vita nell'anno di partenza. In vent'anni quindi il costo della vita è più che triplicato, ma negli ultimi sei anni è raddoppiato. Infatti alla fine del 1969 I'indice era 160,56 ed è giunto a 312,65 aumentando nei sei anni del 95%. Di fronte a questi aumenti dei prezzi, che non hanno certo trovato ostacoli nei discorsi del governo, del PCI o dei dirigenti sindacali, la parte di classe operaia sindacalizzata ha avuto come strumento di difesa la sola scala mobile. Cerchiamo di vedere in che modo il potere d'acquisto del salario è stato difeso da questo strumento. Come il potere d'acquisto è stato difeso dalla scala mobile Alcuni mesi fa, un dirigente della Federmeccanica scriveva: "E' del tutto ingiustificato contestare sulla base di valutazioni 'impressionistiche' I'efficacia di un sistema di scala mobile che non ha riscontro in nessuno dei paesi industrializzati. La scala mobile della nostra industria, con le recenti modifiche, tutela in misura assai elevata, anche in periodi di forte inflazione, il potere di acquisto delle retribuzioni". Vogliamo dimostrare che l'unica affermazione "impressionistica" è la tesi sopracitata. Con l'introduzione, nella struttura retributiva, dell'indennità di contingenza (ed in particolare con il sistema realizzato con l'accordo del 1951), veniva stabilito che ad ogni scatto dell'indice sindacale del costo della vita, dovesse corrispondere un incremento salariale pari all'1% della retribuzione complessiva media ed in base a questo criterio veniva fissato il valore del punto. Per fare un esempio nel 1951 la retribuzione media giornaliera del manovale comune del gruppo A era di 995 lire ed il valore del punto venne fissato a 9,95 lire, arrotondato a 10. Con l'attuale valore-punto medio, e sulla base degli attuali livelli retributivi, si può calcolare che, in presenza di un aumento del costo della vita dell' 1% il recupero realizzato dalla scala mobile, è assai lontano da quel 100% che era alla base della sua definizione originaria. Il recupero sarà in proporzione inversa alla grandezza dei livelli retributivi. Quindi la scala mobile recupera il 61% del potere d'acquisto eroso dall'inflazione per i metalmeccanici, il 55% per i chimici, il 65% per gli alimentaristi ed il 75% per i tessili. Facciamo un po' i conti Ciò può essere dimostrato con il seguente calcolo: Nell'agosto 1976 la retribuzione media delle fabbriche sindacalizzate nell'industria manifatturiera era di 310.200 lire lorde. Al netto dell'IRPEF si ha 285.874 lire. Nell'ipotesi di un aumento del costo della vita dell'1%, I'indice sindacale passa da 130 a 131. Il valore medio di 1 punto è di L. 2053, che al netto dell'lRPEF diventa di L.1786. Per poter mantenere inalterato il potere d'acquisto, secondo la logica che mosse gli elaboratori della legge del 1951, il salario dovrebbe aumentare, per effetto dell'indennità di contingenza, dell'1%, cioè di L. 2859. Dal confronto tra questo dato teorico e le 1786 lire, si vede come la copertura sia solo del 62,47%. Questo dato trova una sua spiegazione nella storia passata e recente dell'indennità di contingenza. Infatti, con l'aumento delle retribuzioni, il valore del punto è andato sempre più allontanandosi da quell'1% della retribuzione fissato nel 1951, perdendo così di efficacia nel recupero. Questa tendenza veniva rallentata dalla tendenza alla accelerazione degli scatti, legata all'aumento dell'indice di scala mobile, aumento che determinava, a parità di aumento dei prezzi, un maggior numero di punti scattati. Comunque, tra le sue tendenze è la prima a prevalere, ma a render chiara la cosa ha pensato l'accordo sulla "contingenza" siglato lo scorso anno. Con questo, l'indice sindacale è stato riportato a 100, bloccando così la tendenza all'accelerazione del numero di scatti, ma il valore del punto non è stato riportato all' 1 % della retribuzione com'era nel 1951. Infatti il valore del punto per il 1975 era stato fissato, in media a L. 1381 (L. 1556 compresi gli impiegati), pari a circa lo 0,5% del livello medio dei salari di quell'anno. Tenendo presente ciò possiamo valutare quale recupero salariale determini la "contingenza" rispetto all'aumento dei prezzi prevedibile nel periodo 1975-1977. Il recupero salariale dovuto alla contingenza nel periodo 1975-77 Nel gennaio 1975 la retribuzione media lorda era di L. 236.300. corrispondente a L. 218.080 al netto dell'lRPEF; nell'ipotesi che nel periodo considerato scattino 44 punti il valore dell'indennità di contingenza nel periodo gennaio 1975 - febbraio 1977 dovrebbe aumentare di L. 86.034, al netto IRPEF L. 74.850. Tenendo presente che per mantenere inalterato il suo potere d'acquisto il salario dovrebbe aumentare in tale periodo del 44%, cioè di L. 95.956, vediamo la differenza tra quello che in teoria la "contingenza" dovrebbe recuperare e quello che in effetti recupera: si realizza una copertura del solo 78 %. Si può quindi prevedere che nel febbraio 1977 I'aumento dovuto alla sola "contingenza" farebbe perdere al salario oltre il 20% rispetto all'aumento necessario per mantenerne inalterato il potere d'acquisto. Del resto ciò risulta chiaro se riflettiamo sul fatto che, come abbiamo visto, nel 1975 il valore del punto era lo 0,5% del salario nel 1977, a parificazione del valore-punto avvenuta, si arriva allo 0,7% del salario aumentato per il solo effetto della "contingenza" tornando poi a diminuire, quindi riducendo la possibilità di recupero legata a questo istituto. Le falsificazioni padronali sul recupero salariale della scala mobile In questi ultimi anni, sui maggiori quotidiani si è sviluppato, a periodi alterni, il dibattito su questo istituto dibattito a più voci ma con l'effetto costante di agevolare sempre la politica antisalariale portata avanti dal padronato italiano ed accettata da tutti i partiti. Alcuni mesi fa, sul 'Sole-24 Ore' la Federmeccanica presentava uno studio in proposito, intitolato "I conti sul recupero del potere d'acquisto. La tesi che si voleva qui dimostrare è che l'attuale meccanismo di scala mobile garantisce un recupero salariale, rispetto all'andamento del costo della vita, del 97-99% per l'operaio metalmeccanico di 3° livello e del 91-93% per l'impiegato di 5° livello. Seguiamo questa elaborazione in quanto esemplificativa di come i dati vengano trattati e "truccati" ad uso e consumo della politica antisalariale. Innanzi tutto l'indice preso a riferimento dalla Federmeccanica non è quello usato per la scala mobile, ma l'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, indice che notoriamente, per il pacchetto di beni preso in considerazione, ha un andamento più rallentato dell'indice sindacale della contingenza. Vediamo ciò cosa significa: Nell'ipotesi dello scatto di 24 punti nel corso del 1976 si avrebbero i seguenti indici: Indice delle retribuzioni: gennaio 1975 = 100; dicembre 1975 = 109,92; dicembre 1976 = 131,73. L'indice ISTAT per gli stessi mesi è di 100, 109,84 e 131,80; l'indice sindacale diviene 100,114 e 138. Qualora si confrontino solo i primi due indici si potrà certo affermare che il recupero della scala mobile è pressoché integrale. Cosa che non si può dire se si confrontano il primo ed il terzo indice, dove allora si denota una sfasatura di circa 8 punti, che dà il senso del mancato recupero. L'altra distorsione operata sta nell'operare il confronto tra la retribuzione indicizzata sulla base dell'aumento del costo della vita ipotizzato, con la retribuzione effettiva quale risulta dall'incremento della contingenza. Per chiarire seguiamo i calcoli fatti dalla Federmeccanica: Con l'ipotesi di un aumento del costo della vita del 20% la retribuzione di 300.000 lire, se la copertura fosse completa, dovrebbe salire a 360.000 lire. Per effetto della scala mobile, cioè dei 24 punti che secondo la Federmeccanica dovrebbero scattare la retribuzione salirebbe a 349.000 lire, importo che rappresenta il 97% di 360.000. Di qui la tesi che la copertura è del 97%; non potendo affermare che il potere d'acquisto rimane inalterato, si elabora un dato che permette di minimizzare molto il problema. Innanzi tutto occorre precisare che il problema da affrontare sta nel trovare il rapporto tra l'aumento teorico che il salario dovrebbe avere di fronte ad un aumento del 20% del costo della vita e l'incremento che in effetti si ha grazie all'indennità di contingenza e che qualora i raffronti si facciano, non sugli incrementi ma sui valori assoluti del salario, la sostanza, come abbiamo visto non muta, ma il fenomeno in considerazione può essere più facilmente mascherato. Questo è il "gioco" che fa la Federmeccanica. Infatti rifacendo i calcoli avremo che ad un incremento del costo della vita del 20% si ha uno scatto di 23 punti (e non di 24), pari a L. 47.000. Questo dato va confrontato con le 60.000 lire che sarebbero necessarie per mantenere inalterato il potere d'acquisto e si constata che la copertura realizzata dall'indennità di contingenza è pari al 78 %. In conclusione possiamo affermare che il meccanismo di scala mobile di per sé non permette al salario di stare alla pari con la corsa dei prezzi. Qualora la dinamica salariale fosse lasciata alla sola scala mobile, grazie agli attori del compromesso storico dentro il sindacato, possiamo affermare che nel 1977 il potere d'acquisto del salario medio rispetto al 1975 diminuirebbe di circa il 7 per cento proseguendo la tendenza già operante nel 1975-76.
ottobre, 1976