Biblioteca Multimediale Marxista



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Sequestro Sossi

Il clima politico

L'anno 1974 inizia con l'eco del tradizionale discorso di S. Silvestro del capo dello stato. Nella sua allocuzione il presidente Leone chiede ai lavoratori ulteriori "sacrifizi," e ai sindacati "la collaborazione già dimostrata in altre occasioni" usando toni e accenti che prefigurano, secondo molti osservatori politici, l'ipotesi di una repubblica presidenziale.
Voci di minacce golpiste vengono diffuse nel mese di gennaio dall"'Unità" che denuncia strani movimenti nelle caserme. Esercitazioni militari poco chiare avvengono anche in alcuni aeroporti (Genova e Roma). Anche se, a detta di Tanassi, "le situazioni di emergenza sono dovute alla difesa di installazioni militari di fronte alla minaccia di atti di terrorismo," non pochi sono i parlamentari di sinistra ed i sindacalisti che preferiscono dormire fuori casa. Mentre il governo annuncia altri aumenti di beni di prima necessità, e l'inflazione galoppa alla media del 20% annuo, un imponente sciopero generale, il 27 febbraio, dà la misura della forza della classe operaia tenuta a freno da molte settimane di tregua sindacale e dalla cappa di austerity che ancora incombe sinistra con il traffico domenicale a targhe alternate.
Il giorno successivo allo sciopero, La Malfa, dopo aver attaccato socialisti e sindacati per il loro "avventurismo economico," si dimette dal governo riuscendo a provocarne la caduta.
A gennaio le dichiarazioni del procuratore Spagnuolo ad un giornalista del "Mondo" rivelano le gravi contraddizioni e i casi di corruzione all'interno della magistratura e tra questa e l'esecutivo.
Alcune settimane piú tardi, quasi contemporaneamente, scoppiano altri due scandali di grossa risonanza: fondi neri Montedison e petrolio. Una schiacciante e inoppugnabile documentazione travolge i responsabili di tutti i partiti con la sola eccezione del PCI.
L'autorevole quotidiano "Le Monde" riserva all'Italia l'onore dell'articolo di fondo. Il titolo: Scandali all'italiana. Il gustosissimo settimanale umoristico francese "Le Canard enchainé," con ampi servizi e numerose vignette politiche dedicati allo scandalo del petrolio, svergogna in tutta l'Europa la corrotta direzione politica italiana.
Si assiste nel nostro paese a una lotta senza quartiere fatta di ricatti e minacce tra i diversi partiti ed anche in seno ad uno stesso partito.
Pesanti ricatti e pressioni giungono anche dall'imperialismo USA, caldeggiati dagli agenti della internazionale socialdemocratica Saragat e Tanassi. Si vuole imporre al nostro paese una politica economica piú gradita agli Stati Uniti ed un maggior impegno militare nella NATO.
A marzo, in questo clima di intrallazzi e ricatti, viene varato il governo Rumor-bis con una forte accentuazione della linea di destra La Malfa-Carli.
"Le scelte politiche si intrecciano con il ricatto istituzionale" osserva il "Manifesto”[1] a proposito di questo governo "nato non su una base di una reale intesa politica ma come patto mafioso, destinato prima di tutto a sanare in modo provocatorio e anche disperato il piú grave caso di corruzione del dopoguerra.”[2] È "un governo impresentabile che si presenta alle Camere per chiedere non fiducia ma omertà.”[3] Il PCI nonostante l'impegno di Berlinguer, espresso alla Camera, di sospendere l'opposizione "diversa" per tornare a quella "intransigente," mostra scarsa combattività continuando la sua politica di cedimenti. Emblematiche le parole d'ordine nella campagna elettorale per il referendum, subíto a malincuore dal PCI e voluto dalla destra DC, per attrarre attorno a sé un blocco d'ordine e per allontanare l'ipotesi del compromesso storico.
Quanto alla direzione sindacale si prospetta la tregua sociale. Nessun piano di lotta viene presentato da Lama nel corso dell'assemblea di Rimini svoltasi nella prima settimana di aprile.
I primi provvedimenti del governo sono gli aumenti della carne, cereali, luce, gas, trasporti ferroviari ecc. Vengono varate una serie di norme creditizio-monetarie che tendono a far pesare sempre di piú la crisi sui proletari: aumento del 9% del tasso di sconto, limitazione al 15% dell'espansione del credito, restaurazione della cedolare secca sui titoli, ecc. È insomma il trionfo della linea La Malfa.
L'11 aprile, con iter insolitamente rapido, viene approvato il finanziamento statale dei partiti che assicura, tra l'altro, svariati miliardi annui ai fascisti.
Mentre ancora non si è spenta l'eco delle mostruose condanne nel processo "22 Ottobre," viene approvata una legge che eleva il limite del carcere preventivo a otto anni. La campagna di criminalizzazione della politica si fa martellante su tutta la grande stampa. Il 18 aprile, con l'insediamento di Agnelli alla presidenza della Confindustria, viene ufficialmente sancita la costituzione del blocco moderato FIAT-Montedison.
Questa situazione politica è oggetto di una analisi delle BR, le quali in un opuscolo dell'aprile '74 intitolato Contro il neogollismo portare l'attacco al cuore dello stato osservano:

Parallelamente all'aggravarsi della crisi di regime, va affermandosi, con inesorabile cadenza, un processo di controrivoluzione che trova l'intero padronato unito nel tentativo di distruggere il movimento delle lotte e i livelli di organizzazione autonoma e rivoluzionaria che esse hanno prodotto.
Ora, se nelle fabbbriche l'autonomia operaia è abbastanza forte e organizzata per mantenere uno stato di permanente insubordinazione e conquistarsi un proprio spazio di potere via via crescente, fuori dalla fabbrica essa è ancora debole al punto di non essere in grado di opporre una resistenza agli attacchi della controrivoluzione.
Per questo le forze della controrivoluzione tendono a spostare la contraddizione principale fuori dalle fabbriche e impegnare le battaglie decisive per isolare lo scontro di potere dentro le fabbriche per poterlo piú facilmente controllare e poi distruggere... L'iniziativa rivoluzionaria genera inevitabilmente un antagonismo organizzato: la controrivoluzione.
Questa è una legge scientifica che regola i rapporti tra le classi e che già Marx aveva messo in chiara evidenza avvertendo che "il progresso rivoluzionario non si fece strada con le sue tragicomiche conquiste immediate, ma, al contrario, facendo sorgere un avversario, combattendo il quale soltanto il partito della insurrezione raggiunge la maturità di un vero partito rivoluzionario..."
Tuttavia la controrivoluzione in questa fase non segue un percorso lineare. Al suo interno si scontrano due linee politiche la cui opposizione ha un carattere tattico. L'una è la tendenza golpista, l'altra è la tendenza della "riforma costituzionale" di stampo neogollista. Entrambe giocano una loro funzione specifica all'interno del processo strategico della controrivoluzione.

La linea golpista

... È fondamentale una considerazione: finché ci sarà spazio in Italia per soluzioni controrivoluzionarie che mantengono le apparenze e la forma della democrazia borghese, pur calpestandone la sostanza, saranno queste a prevalere sulla soluzione golpista...

Il progetto neogollista di "riforma costituzionale"

L'aggravarsi della crisi economica, l'incapacità di controllare le tensioni sociali potenzialmente esplosive e le lotte incalzanti del Movimento Operaio [...], dimostrano sempre piú chiaramente che la crisi di regime in atto non può essere risolta con semplici avvicendamenti di governo.
Scartata l'ipotesi del "compromesso storico" - ai gruppi dominanti della Borghesia - non rimane che un'unica scelta: quella della "svolta a destra."
Ma la svolta a destra, questa volta, deve dare delle garanzie di stabilità, organicità e credibilità; deve affrontare tutti i problemi politici, economici, di sicurezza e di ordine pubblico alla radice, con trasformazioni costituzionali precise, che diano una nuova base a tutto il sistema istituzionale del nostro paese.
Questo progetto, di cui parlò esplicitamente per la prima volta Leone nel suo discorso della fine dell'anno 1973, mira alla trasformazione della repubblica nata dalla Resistenza nel senso della creazione di una repubblica presidenziale. I punti fondamentali di questo progetto sono: il rafforzamento dell'esecutivo con l'attribuzione di maggiori poteri legislativi e amministrativi al capo dello stato e al presidente del consiglio; lo svuotamento progressivo del potere legislativo attribuito al parlamento; il ricorso alla consultazione popolare diretta attraverso referendum; la revisione della legge elettorale da proporzionale a maggioritaria.
Ma un piano tanto ambizioso per poter essere realizzato ha bisogno di una salda unità di direzione politica e soprattutto di un ferreo controllo sui movimenti delle varie forze politiche e sociali in campo.
Per questo il progetto neogollista di "riforma costituzionale" deve essere un progetto armato, e la realizzazione di ogni sua fase cammina di pari passo con un processo crescente di militarizzazione del potere.

Il neogollismo è un progetto armato

L'obiettivo principale delle forze neogolliste è necessariamente il rafforzamento del loro controllo sui centri nodali dell'apparato statale.
I "corpi separati" dello stato, che fino ad oggi hanno operato autonomamente e spesso in contraddizione tra loro, devono essere ora ricondotti ad una nuova disciplina...
Illuminante a questo proposito è il processo di ristrutturazione in atto nella magistratura. Il neogollismo sta tentando di realizzare ciò che neppure il fascismo era riuscito a fare: costruire una precisa identità tra i propri interessi di potere e la "legge."

Lo scontro politico del referendum

Il progetto neogollista di "riforma costituzionale" trova nell'attuazione del referendum, oltre che un suo primo momento di realizzazione, l'occasione per stringere attorno a sé tutte le forze della destra, dal MSI alla DC.
Il referendum quindi risulta essere per questo progetto una tappa fondamentale, una prima verifica della forza politica complessiva di questo nuovo blocco di potere [...7 La strategia politica della DC, in questa fase, è quella di:
- bruciare definitivamente l'ipotesi di centro-sinistra...
- creare un clima di generale insicurezza che consenta alla DC in testa alle forze neogolliste di presentarsi all'elettorato del referendum come l'unica forza in grado di ridare al paese ordine e tranquillità politica ed economica...
8 chiaro che se la DC dovesse vincere il referendum in testa alle forze neogolliste, il progetto di "riforma costituzionale" riceverebbe un enorme slancio e diventerebbe immediatamente piattaforma di ordine "democratico" sulla quale "restaurare" lo stato e ristabilire il dominio integrale della borghesia [...1 Fino ad oggi il movimento rivoluzionario ha saputo opporsi efficacemente al processo di controrivoluzione sul terreno ristretto dell'antifascismo militante.
Ma se è vero che l'iniziativa controrivoluzionaria viene ora assunta in prima persona da un blocco di potere interno allo stato, è soprattutto contro queste forze che dobbiamo sferrare i nostri colpi piú duri.
È tempo di forzare la ragnatela del passato e superare l'impostazione tradizionale dell'antifascismo militante. Colpire i fascisti con ogni mezzo e in ogni luogo è giusto e necessario. Ma la contraddizione principale è oggi quella che si oppone al fascio di forze della controrivoluzione...
Perché se è vero che la crisi di regime e la nascita di una controrivoluzione agguerrita e organizzata sono il prodotto di anni di dure lotte operaie e popolari, è ancora piú vero che per vincere il movimento di massa deve oggi superare la fase spontanea e organizzarsi sul terreno strategico della lotta per il potere. E la Classe Operaia si conquisterà il potere solo con la lotta armata.
[4]

In questa situazione le BR si pongono "come obiettivo fondamentale il rendere evidente l'approfondìmento delle contraddizioni all'interno e tra i vari organi dell'apparato statale..." al fine di "far risaltare la sostanza del progetto neogollista.”[5]

Il sequestro

Il 18 aprile, lo stesso giorno dell'insediamento di Agnelli alla presidenza della Confindustria, un nucleo delle BR sequestra Mario Sossi. Con questa azione le BR tendono ad uscire dalla logica fabbrichista e particolaristica che le aveva caratterizzate fino a quel momento, per portare direttamente l'attacco allo stato colpendo quello che ritengono il suo anello piú debole: la magistratura. Piú tardi, in un opuscolo spiegheranno.

contro ogni tendenza dìfensìvista o liquìdazionìsta che assume la crisi a pretesto per rinunciare alla lotta e cercare il compromesso, abbiamo voluto, colpendo la figura del sostituto procuratore dottor Mario Sossi, colpire un centro vitale del processo di controrivoluzione. E siamo passati all'attacco proprio ora, in questo cupo clima del referendum, perché siamo convinti che la Classe Operaia e il Movimento Rivoluzionario si trovano di fronte proprio ora ad una fase nuova della guerra di classe. Una fase in cui noi delle Brigate Rosse riteniamo che:
- all'accerchiamento strategico delle lotte operaie si risponde estendendo l'iniziativa rivoluzionaria ai centri vitali dello stato; - questa non è una scelta facoltativa, ma una scelta indispensabile per mantenere l'offensiva anche nelle fabbriche;
- al processo di controrivoluzione che si presenta come movimento globale va contrapposto un movimento di resistenza strategica
.[6]

È Sossi una figura di secondo piano, un mediocre magistrato che ha avuto tuttavia l'occasione di andare piú volte alla ribalta della cronaca come elemento di punta della repressione giudiziaria contro la sinistra. Già appartenente all'organizzazione fascista FUAN, e di questa rappresentante eletto al parlamentino universitario di Genova, è ora iscritto all'UMI, la piú a destra delle associazioni dei magistrati.
Tutte le piú grosse inchieste sulle piste rosse passano per la sua scrivania. È stato il dottor Sossi a far arrestare il partigiano Lazagna, Ciruzzi, Marisa Calimodio e Vittorio Togliatti nel 1972. E' lui che, in un momento di euforia, aveva dichiarato di poter far arrestare 5.000 extraparlamentari in pochi minuti e che, dopo l'uccisione di Calabresi, si era procurato una pistola dicendo che avrebbe sparato al primo che lo avesse guardato "storto." E' ancora lui a far pervenire avvisi di procedimento a Dario Fo e Franca Rame, per la loro attività di assistenza ai carcerati, ed a coinvolgere una studentessa che sull'argomento stava preparando la tesi di laurea. Il suo rigore inflessibile, il suo puritanesimo lo avevano portato a processare decine di giornalai colpevoli di vendere giornali ritenuti osceni e a rendersi protagonista di episodi sconcertanti come quello in cui contestava due contravvenzioni per guida pericolosa e sorpasso in curva ad un conoscente che, credendo di fargli una cosa gradita, gli aveva offerto un passaggio in automobile. Ma il suo capolavoro era ritenuto senza dubbio il processo contro il 22 Ottobre, da poco concluso. In quella occasione aveva chiesto quattro ergastoli e molti secoli di galera, tentando anche di coinvolgere nella montatura tutta la sinistra italiana. Nell'occasione arrivava a definire il gruppo 22 Ottobre la punta di un "iceberg polipiforme."
Per tutti questi motivi si era guadagnato il soprannome di dottor manette. Tutta Genova, specialmente nei quartieri proletari, era piena di scritte che esprimevano odio verso di lui: SOSSI FASCISTA SEI IL PRIMO DELLA LISTA; SOSSI SEI NERO TI ASPETTA IL CIMITERO; SOSSI BOIA ecc.
Spesso sui muri era raffigurata la sua effigie impiccata. Durante il processo d'appello del 22 Ottobre veniva affisso per tutta Genova, ed anche nei pressi della sua abitazione, un manifesto di AO - LC - Manifesto che cosí ammoniva: "SONO I SOSSI, GLI SPAGNUOLO, I CALAMARI CHE DEVONO RISPONDERE OGGI DELLE LORO PERSECUZIONI ANTIPROLETARIE, DELLE LORO MACCHINAZIONI REAZIONARIE."
Era insomma, come riferisce "Gente," "l'uomo piú odiato d'Italia."
Ciononostante, o forse proprio per questo, le reazioni al suo sequestro sono tutte di condanna. Lotta Continua, la quale aveva in buona parte contribuito a rendere famoso il personaggio e da questi aveva ricevuto diverse querele per articoli ritenuti diffamatori, si considera oggetto di una provocazione che tende a coinvolgerla. Non tarda quindi ad esprimersi con una chiara presa di posizione: "questa azione ha uno squisito sapore di provocazione [...]. Si tratta di un personaggio scelto su misura per accreditare la tesi di un sequestro politico programmato e compiuto dalla sinistra."
Per Berlinguer "il paese si interroga preoccupato e indignato [...]. Quale che sia la denominazione che danno a se stessi i criminali autori di questa impresa è chiaro che il loro scopo è quello di creare tensione e paura al fine di attentare [...] all'ordine democratico [...] È ora [...] che la giustizia possa fare piena luce."
Per Umberto Terracini: "La matrice fascista è alla base di questo abbietto crimine, è in quella direzione che bisogna colpire."
Per l'"Avanti!" "chi fa opera di provocazione contro la sinistra deve necessariamente ammantarsi di piume mimetiche."
Livio Labor, socialista, chiede che "si faccia luce immediata."
La "Voce Repubblicana," dopo aver invocato "severità e certezza del diritto" conclude amaramente che "nessuna società moderna è impotente come quella italiana."
Secondo Guido Viola "il dottor Sossi è un uomo profondamente onesto che sposa sempre le sue cause."
Il presidente Leone esprime "il piú vivo sdegno" e manifesta "alla magistratura la solidarietà e la fiducia della nazione e sua personale." Nel contempo esprime "la certezza che sapremo superare questo difficile momento."[7]
Il ministro socialista della Giustizia Zagari manda un telegramma in cui manifesta "l'indignato stupore per l'inqualificabile atto che colpisce nella persona di un integerrimo magistrato la fondamentale funzione di uno dei poteri dello stato."
Per il capo della polizia Zanda Loi questa azione è "il reato piú grave che si possa immaginare."
Il liberale Biondi è "avvilito e umiliato come uomo come avvocato come democratico"
Il radicale Pannella, dopo aver premesso che "la libertà e la vita di un fascista per un democratico in democrazia sono piú preziose della propria" continua con delle preoccupate considerazioni statistiche: "la scomparsa del magistrato costituisce un tentativo per indurre quel 70% di elettori del MSI e quel 30% della DC favorevoli al NO a ritornare sulle loro posizioni tradizionali." Infine prospetta l'eventualità macabra che "prima del 12 maggio Sossi sia un cadavere.”[8]
Per Magistratura Democratica "il rapimento viene commesso in periodo pre-elettorale in un momento di particolare tensione nel paese e di crisi delle istituzioni democratiche." Scopo di questa azione "ancora una volta non può essere che quello di esasperare tensioni e crisi esistenti anche all'interno della magistratura." Una nota simile viene rilasciata dall'Associazione nazionale magistrati (ANM).
Ma il piú duro di tutti è senz'altro "il Manifesto" con un titolo a tutta pagina in larghezza e un terzo di pagina in altezza: 1 PROVOCATORI FASCISTI CHE HANNO RAPITO SOSSI MINACCIANO DI UCCIDERLO FINGENDO UN RICATTO POLITICO. È LA STESSA MANO DELLA STRAGE DI STATO CHE ORA SFRUTTA LA TENSIONE DEL REFERENDUM.[9]

Alle 7,45 del 19 aprile viene diffuso il primo comunicato:

Comunicato n. 1

Un nucleo armato delle Brigate Rosse ha arrestato e rinchiuso in un carcere del popolo il famigerato Mario Sossi, sostituto procuratore della repubblica.
Mario Sossi era la pedina fondamentale dello scacchiere della controrivoluzione, un persecutore fanatico della classe operaia, del movimento degli studenti, dei commercianti, delle organizzazioni della sinistra in generale e della sinistra rivoluzionaria in particolare.
Mario Sossi verrà processato da un tribunale rivoluzionario. Sin da giovane, Sossi si è messo "a disposizione" dei fascisti presentandosi per ben due volte nella lista del FUAN.
Divenuto magistrato, si schiera immediatamente con la corrente di estrema destra della magistratura.
Dicembre 1969: bombe di piazza Fontana. All'interno di un piano di rottura istituzionale ordito dall'imperialismo, l'anticomunista Sossi fa la sua parte e ordina una serie di perquisizioni negli ambienti della sinistra genovese. Applicando le norme fasciste del codice Rocco, fa arrestare l'intero comitato direttivo del PCd'I (m-1), una ventina di compagni, sotto l'accusa di "cospirazione contro lo stato." Non sazio, fa sequestrare nelle case dei compagni libri di Marx, Lenin, Stalin, Mao e persino dischi di musica popolare.
Febbraio 1970: si scatena la polemica sul diritto di sciopero dei dipendenti dei pubblici servizi. La destra vuole che tale diritto venga negato. Sossi non perde tempo e denuncia l'intera commissione interna degli ospedali psichiatrici di Quarto e Cogoleto per "abbandono collettivo del posto di lavoro."
Sono i mesi seguenti all'autunno caldo. L'attacco al diritto di sciopero è ciò che chiede a gran voce la borghesia impaurita. E Sossi, da servo ossequioso, esegue! Sarebbe troppo lungo fare
il conto delle istruttorie contro operai, sindacalisti e avanguardie politiche.
Ottobre 1970: il movimento di lotta degli studenti non si arresta. Attaccare gli studenti è la parola d'ordine della reazione. Sossi fa arrestare con l'imputazione di rapina tre studenti, rei di aver fatto consumare il pasto gratis ai loro compagni nella mensa della Casa dello studente.
Novembre 1971: è la volta dei giornalai. Ne fa arrestare 9 e li fa processare per direttissima con l'accusa di "avere esposto pubblicazioni oscene." Il nostro moralizzatore al processo dichiara: "Non abbiamo paura della folla e dei sindacati. I movimenti di piazza non ci spaventano."
Agosto 1972: il 6 agosto i giornali fanno filtrare la notizia dell'imminente concessione della libertà provvisoria per il comandante partigiano Giovambattista Lazagna, provocatoriamente incarcerato in seguito al caso Feltrinelli. Sossi è in ferie, ma viene immediatamente richiamato in sede da "qualcuno" del SID che, in base all'infame "memoriale" del provocatore Pisetta, lo invita ad emettere un nuovo mandanto di cattura.
Novembre 1972-marzo 1973: processo di primo grado contro il gruppo rivoluzionario 22 Ottobre. Di questo processo, sui retroscena, sugli intrighi politici, sulle varie complicità, daremo la nostra versione alla fine dell'interrogatorio. Per ora, ci basta sottolineare che Sossi, in armonia con tutte le forze della controrivoluzione, mette immediatamente a fuoco la questione centrale che deve essere oggetto del processo: non si tratta di crimini determinati, ma di giudicare e condannare il "crimine" per eccellenza: quello di essersi rivoltati con le armi in pugno all'ordine e alle leggi della borghesia. Siamo al processo di regime!
Marzo 1974: i compagni del processo di appello del gruppo rivoluzionario 22 Ottobre gridano: "Sossi fascista sei il primo della lista."
Lui li denuncia tutti. Ma non serve a nulla: tutti i muri di Genova sono pieni di scritte rosse che ripetono lo stesso concetto. E la sinistra rivoluzionaria, oggi, ha detto basta!
Compagni, la contraddizione fondamentale è oggi quella che oppone la classe operaia e il movimento rivoluzionario al fascio delle forze oscure della controrivoluzione. Queste forze tramano per realizzare, dopo la prova del referendum, una rottura istituzionale e cioè una "riforma costituzionale" di stampo neogollista. E il neogollismo è un progetto armato contro le lotte operaie. Nessun compromesso è possibile con i carnefici della libertà.
E chi cerca e propone il compromesso non può parlare a nome di tutto il movimento operaio.
Compagni, entriamo in una fase nuova della guerra di classe, fase in cui il compito principale delle forze rivoluzionarie è quello di rompere l'accerchíamento delle lotte operaie estendendo la resistenza e l'iniziativa armata ai centri vitali dello stato.
La classe operaia conquisterà il potere solo con la lotta armata!
Contro il neogollismo portare l'attacco al cuore dello stato!
Trasformare la crisi di regime in lotta armata per il comunismo!
Organizzare il potere proletario!
Aprile 1974
Avvertiamo poliziotti, carabinieri e sbirri vari che il loro comportamento può aggravare la posizione del prigioniero.
[10]

La "Gazzetta del Popolo" fa circolare la voce che il governo si appresterebbe a mettere fuori legge alcuni gruppi extraparlamentari. Seppure smentita la notizia verrà presto rilanciata dal settimanale "Il Mondo."
Incominciano le prime gravi provocazioni, mentre Catalano, capo dell'ufficio politico della questura di Genova, dichiara alla stampa che "le 'Brigate Rosse' giovano solo agli strateghi della tensione, alle scelte piú reazionarie, ai fascisti."
Il 21 aprile bombe fasciste vengono fatte esplodere sui binari della Bologna-Firenze mentre sta per giungere il direttissimo proveniente da Torino.
Fortunamente il "blocco automatico" evita la strage. "Stampa Sera" collega l'attentato terroristico al rapimento Sossi e accomuna i due episodi "due fatti, la stessa matrice: il fanatismo degli estremisti."
"Paese Sera" non è da meno. Nello stesso titolo riporta con grande evidenza Gli strateghi della tensione volevano la strage mentre si fa piú torbida la vicenda Sossi."[11]
Il "Corriere della Sera" a sua volta, con lo scopo evidente di generare confusione nel lettore, dà gran rilievo a un foglio di carta dattiloscritto in cui la fantasiosa sigla BRIGATE POPOLARI-ORDINE NUOVO si sarebbe attribuita la paternità dell'attentato.
Il "Messaggero" pubblica un verbale "dell'interrogatorio Sossi" falso ma ritenuto autentico dal procuratore generale Coco. La provocazione consiste soprattutto nella firma: "Nucleo romano delle Brigate Rosse," che pare fatto apposta per giustificare una torchiata repressiva contro la sinistra rivoluzionaria romana. Intanto a Genova e nei dintorni i carabinieri vanno in giro ostentando la foto di Lazagna con l'indicazione ricercato sul cruscotto delle loro auto. Interrogati da un giornalista del "Messaggero" ammettono che il Lazagna non è ricercato "solo che, essendo in libertà provvisoria, è un po' di tempo che non si presenta." Queste ultime dichiarazioni vengono presto smentite dal capo dell'ufficio politico Catalano, secondo il quale "Lazagna si è presentato ieri come tutti i lunedì."
È il primo atto della provocazione che maturerà dopo 6 mesi. Il 23 aprile viene diffuso dalle BR un secondo messaggio in tutto identico al primo, ma con una postilla che mette fine allo scatenarsi di volantini falsi:

Comunicato n. 2

In seguito agli innumerevoli falsi che i giornali del mattino e del pomeriggio hanno raccattato senza scrupolo, non certo con l'intento di fornire ai loro lettori un'informazione corretta e completa, facciamo presente che solo i comunicati battuti con la macchina che ha firmato il primo sono autentici. Non si tratta di un gioco e le false informazioni possono soltanto aggravare la posizione del prigioniero.[12]

Allegati al comunicato sono una fotografia ed un messaggio autografo di Sossi in cui si chiede la sospensione delle ricerche "inutili e dannose."

Ai miei familiari - mamma curati e stai serena saluta Sergio e tutti - Grazia curati e fai studiare le bimbe - stai serena, non hai ragione per preoccuparti, avrai ancora mie notizie... Mario.
AT Sostituto Procuratore della Repubblica di turno - Genova - Pregoti in assoluta autonomia ordinare immediata sospensione ricerche inutili et dannose - stop Mario Sossi.
[13]

La richiesta di sospensione delle ricerche viene in un primo momento ignorata. Fatto sconcertante, nota "Il Messaggero," dato che finora analoghe richieste erano state immediatamente accolte.
Finalmente ha luogo una lunga riunione di magistrati, funzionari, poliziotti e ufficiali di carabinieri per decidere sulla sospensione.
Il procuratore generale Coco, dopo aver riconosciuto la grafia di Sossi, risponde ai giornalisti: "nessuna risposta, la risposta è questa e basta."[14]
Il sostituto procuratore di turno Meloni cui era indirizzato il messaggio risponde in maniera vaga, appellandosi alla decisione del suo diretto superiore, procuratore capo Grisolia. Quest'ultimo finisce per accogliere la richiesta di Sossi: "Le indagini attive di polizia giudiziaria verranno sospese da questo momento."[15]
La polizia ed in particolare il questore Sciaraffa non sono d'accordo. Per questo motivo continuano ad usare tutti i margini di intervento entro i quali la magistratura non ha competenza: bloccate le perquisizioni e gli interrogatori, continuano i posti di blocco che presidiano tutta la città. E' la piú grossa operazione "preventiva" degli ultimi anni con 4.000 uomini armati di mitra che setacciano interi quartieri.
Il procuratore capo Grisolia dichiara, in polemica con la polizia, che la magistratura vigila contro iniziative individuali.
Ci sono diversi pronunciamenti da parte di personalità della politica e della cultura. Pro o contro la sospensione delle indagini.
Lelio Basso: "Preferisco dei colpevoli in libertà piuttosto che uccidere un uomo."
Pasolini: "Non vedo alcuna ragione per cui i magistrati e la polizia rallentino le proprie indagini."
Fellini: "Ormai siamo in guerra con i criminali e come in guerra bisognerebbe applicare la legge marziale per evitare che si creino tacite sinistre omertà tra onesti e delinquenti."
Paolo Vittorelli (PSI): "Se ciò dovesse accadere si avrebbe un'abdicazione: a) della legge davanti al reato; b) della giustizia davanti alla delinquenza; c) dello stato di diritto davanti alla legge della giungla."
Amatucci (ex vicepresidente del consiglio superiore della magistratura): "Sono esterrefatto! E' la prima volta che magistratura e forze dell'ordine si siano piegate alla perfida volontà di spregevoli criminali."
De Matteo (sostituto procuratore della suprema corte di cassazione): "E' preciso dovere della polizia impedire che un reato produca conseguenze piú gravi."
Pertini: "Quella gentaglia ha usurpato un colore che è sacro. Quando conosceremo i connotati di costoro scopriremo quello che si è scoperto dopo la strage di piazza Fontana: una pista rossa diventa nera."
Saragat: "So quel che farei io: difenderei la legge." Cariglia: "Non vorrei che il caso Sossi diventasse la cartina di tornasole della credibilità dello stato italiano. La verità è che lo stato abdica da tempo a molte delle sue funzioni."
Si sviluppa la polemica polizia-magistratura scatenata da un'intervista all`Espresso" di Federico D'Amato, capo della direzione generale sicurezza interna (già ufficio affari riservati) in cui si attacca sia la magistratura che il SID. "Ma che fantomatici, noi li conosciamo, li arrestiamo, e la magistratura li libera [...]. Pisetta era uno del gruppo, poi intervenne il SID e rovinò tutto."
È il primo presidente della corte d'appello di Milano Trimarchi a rispondere all'accusa - anche se il bersaglio diretto dell'intervista è il giudice De Vincenzo - ricordando che "solo quattro brigatisti sono stati presentati all'autorità giudiziaria in stato di arresto e che la loro scarcerazione è avvenuta quasi alla scadenza del termine." Grisolia, in polemica col questore Sciaraffa, dichiara che le indagini non sarebbero mai state bloccate se la polizia avesse fornito qualche indizio.
Secondo Li Donni, direttore del Centro nazionale Criminalpol, la polizia era stata bloccata dalla magistratura quando stava ormai sulle tracce dei rapitori. Del resto la stessa richiesta fatta dal Sossi dimostrerebbe che i brigatisti "si sentivano braccati." Aggiunge infine di aver fornito un rapporto con indicazioni utili alle indagini ma sarà lo stesso Grisolia a replicare con accento napoletano, riferendosi a quel rapporto: "C'era il vuoto, c'era il nulla!..." Nella disputa interviene anche il pretore Sansa introducendo nuovi motivi di polemica: "L'esecutivo ci dice che dobbiamo essere forti ed efficienti ma non possiamo essere tali se non possiamo organizzarci per svolgere in modo autonomo la nostra funzione anche nei confronti della sfera politica."
Per Catalano "il proposito dei rapitori di colpire al cuore lo stato si sta avverando."
Cosí commenta "Paese Sera": "Il contrasto tra polizia e magistratura rischia comunque di creare una situazione di pericolo [...]. Alla fine è stato detto che la macchina investigativa sarebbe stata bloccata ma nello stesso tempo è stata lanciata la piú grossa operazione 'preventiva' degli ultimi anni con 4.000 uomini armati di mitra [...]. Intanto gli investigatori si barcamenano, promettendo 'il blocco dell'inchiesta,' e invece preparano 'blocchi stradali.' Non è uno stato che si arrende, è uno stato che non sa che pesci prendere."[16]
A questo punto la pubblica opinione si attende dalle BR un atto di clemenza come ringraziamento della sospensione e lo stesso Catalano si mostra ottimista tanto da prospettare come possibile l'oscuramento della città per consentire ai rapitori di liberare Sossi con maggior tranquillità.
Ma ecco che giunge alla stampa un comunicato firmato GAP di Genova che tende a riacutizzare la tensione:

Compagni delle BR, per i boia e gli oppressori non occorrono processi, la sentenza segnata dalla loro stessa esistenza di infami al servizio del potere è una sola [...], la soppressione immediata di chi ci sopprime giorno per giorno. Per Mario Sossi non occorrono processi [...]. Ma nelle carceri dello stato [...] sono ancora rinchiusi coloro che per essersi ribellati allo sfruttamento dei padroni sono stati condannati ad anni e anni di galera [...]. Ci riferiamo soprattutto ai nostri compagni del GAP 22 Ottobre. Noi dobbiamo strapparli alla galera, restituirli al loro impegno di combattenti nella lotta di classe, esigere quindi la loro liberazione.
Per questo [...] vi chiediamo che la parola d'ordine sia una sola: "FUORI ROSSI O MORTE A SOSSI.”
[17]

Il 26 aprile, quasi come risposta a questo documento, giunge il terzo comunicato delle BR:

Comunicato n. 3

Nel corso degli interrogatori sono stati finora approfonditi con il prigioniero Sossi tre punti:
1) la complicità e gli accordi tra la polizia (Catalano e Nicoliello) e la famiglia Gadolla;
2) le complicità e gli accordi tra una parte della magistratura (Francesco Coco con il suo fedele servo Paolo Francesco Castellano), la polizia e la famiglia Gadolla;
3) i rapporti che sono intercorsi tra Sossi e due alti ufficiali del SID di Genova.
Gli interrogatori continuano.
Chi ha confuso il messaggio di Mario Sossi, da lui spontaneamente scritto, con la posizione della nostra organizzazione, ha dimostrato scarsa capacità di comprendere il nodo centrale del problema politico: la questione dei prigionieri politici.
Sossi è prigioniero politico del proletariato. Come tale è assolutamente ingiustificato qualunque ottimismo su una sua gratuita liberazione. Molti sono ormai i compagni che in questi ultimi anni, rompendo con la paralizzante strategia pacifista del revisionismo, hanno ripreso le armi per combattere l'ordine e le leggi della borghesia. Combattere per il comunismo. Alcuni di essi sono caduti o sono attualmente rinchiusi nelle galere pubbliche e disumane dello stato. Sono stati fatti passare come criminali. Esemplare, a questo proposito, è il processo di regime contro i compagni comunisti del gruppo 22 Ottobre.
Tutti questi compagni sono prigionieri politici. Punto irrinunciabile del programma politico delle BR è la liberazione di tutti i compagni prigionieri politici."
[18]

Negli ambienti della questura, della magistratura e dello stesso governo si diffonde la paura che Sossi riveli alcuni retroscena delle indagini di cui si era occupato. In realtà, durante la detenzione, Sossi viene interrogato, come egli stesso piú tardi dichiarerà, tutti i giorni per due ore al giorno. Particolare attenzione viene riservata al processo 22 Ottobre:

[...]
BR Allora, parla. Dicci la parte della polizia e la parte del GI. S. Hanno condiviso la stessa impostazione: la polizia presentava i rapporti. In fin dei conti questo voglio dire.
BR Se tu dici una parte è perché tu sai quale è stata la tua. L'altro socio, quello della politica...
S. Catalano.
BR Catalano, che ha paura che tu parli, una paura tremenda. Ha fatto perfino sparire un volantino che avevamo mandato, non voleva darlo a nessuno, l'aveva sequestrato e diceva: questo è della polizia...
1...1
S. Ma al momento della rapina io non sapevo un tubo di niente... [...i
S. La verità è questa: le prove in contrario, le prove concrete, quello che ci arriva dai carabinieri e dalla polizia le teniamo come oro colato. Questa è la verità.
BR Chi la prende come oro?
S. L'ho presa io, la corte d'assise: la legge dice fino a prova contraria, fino a querela di falso...
BR C'è chi la prende come oro colato e chi no. Ma con dei dubbi come c'erano, con la storia di Ardolino, la storia di questo Falco Nero La Valle, che è incredibile... Dico, in questo processo sono avvenute le cose piú incredibili, non so se te ne rendi conto. S. Me l'hanno messo tra i piedi.
BR Chi te l'ha messo tra i piedi?
S. Prima c'era Trifuoggi, c'erano altri... BR C'era Castellano?
S. Sí, io ho cominciato a seguirle dopo...
BR Tu certamente puoi capire come è stato precostituito, fare delle ipotesi vaghe.
S. È quello che dico, facciamo delle ipotesi, cosa volete chi vi dica. Voi fatelo, io vi dico se può essere.
BR Pensaci per un giorno intero e poi ci dici, secondo te, qual è l'ipotesi, oppure mi dici: non è stato precostituito...
S. Ma come si fa a dire se è stato precostituito? Sarebbe una cosa spaventosa.
BR Puoi pensarci...
S. Sarebbe mostruoso perché allora la magistratura non lavorerebbe piú, perché se a un certo momento... Se si genera proprio il sospetto di falso dall'inizio della fase giudiziaria, non so se mi sono spiegato, un tale sospetto...
BR ... È mostruoso, però non è una novità. Avete fatto un processo basando tutto su un fascista, un ubriacone drogato.
S. Provocare i fatti... Una cosa spaventosa. Ma capite cosa vuol dire?
BR Non ripetere su questo. La mia tesi è: la polizia o i carabinieri, adesso non so piú, sapevano che questi della 22 Ottobre avevano idea di fare uno scippo o una cosa del genere [...] Alla fine, dove arrivano là, ci sono tre poliziotti e uno è della politica.
S. Comunque, io non potevo saperne un accidente.
BR Sí, ma c'è nel rapporto. E nonostante il dubbio... L'hai preparato tu questo processo.
S. Sapeste in quanti processi vengono dubbi così. Ma noi dobbiamo valutare in base ai fatti, ai dati.
BR Questo è un processo dove si sono dati 4 ergastoli, è un processo di stato... Capivi di aver fatto delle cose matte, avevi paura... Non ti comportavi come hai fatto: tanti giudici hanno lavorato su di noi, migliaia.
S. È un lavoro bestiale. Ho fatto male.
BR Moltissimi giudici hanno lavorato sulla sinistra e non hanno la tua paura. Non ce l'hanno perché sanno di non aver fatto delle carognate. Noi non diciamo che il giudice non ci deve perseguire secondo le leggi, però c'è modo e modo di applicare la legge. Tu l'hai applicata con i paraocchi per attaccare proprio con spirito anticomunista, antirivoluzionario, spirito del fascista che vuole colpíre e far pagare duramente a gente che, secondo te, non sono che minorati qualunque, dei portuali. Rossi, un deficiente! Viel un ubriacone; gli altri, gente che stava bene in galera. Anche loro avevano una madre, dei figli, delle mogli...
S. No, no, no.
BR ... Avevano delle famiglie. Ma non piangere, guarda, non piangere. È inutile che piangi.
S. E se mi viene da piangere, se mi dite questi fatti qua... BR È la verità. È inutile che piangi. La verità, l'unico modo per toglierti il rimorso dalla coscienza. Un processo politico, e portare testimoni come quelli.
S. Devo riflettere.."
[19]

Piú tardi le BR faranno in una circolare interna alcune considerazioni sul "processo proletario":

Occorre fare [...1 una considerazione di giustizia proletaria che i compagni non possono trascurare. Sossi era entrato nella prigione del popolo come persecutore della sinistra rivoluzionaria. Durante il processo ha maturato tuttavia una seria autocritica e, soprattutto, ha collaborato alla ricostruzione dei fatti, vicende e ruoli svolti da personaggi per noi interessanti in modo sincero e senza reticenza. Tutto ciò gli va riconosciuto. Nel corso del processo inoltre abbiamo avuto modo di verificare il ruolo strumentale da lui svolto nella vicenda del 22 Ottobre, di identificare chi, nell'ombra del potere, ha effettivamente tirato le fila: Castellano, Coco, Catalano, Taviani.[20]

Il 28 aprile riprendono le indagini in modo massiccio. Secondo il "Messaggero" si ha l'impressione che in mancanza di indizi si agisca a caso. Una provocazione viene portata avanti da giornali e Rai-TV per tentare di coinvolgere Lotta Continua.
Basandosi su alcuni volantini del circolo Ottobre (organizzazione collegata con Lotta Continua) nei quali, nell'ambito della campagna nazionale del processo Marini, si chiedeva la liberazione dell'anarchico, si vuole ricollegare il Circolo Ottobre (sigla contratta di 22 Ottobre!) e quindi LC alle BR e formulare nello stesso tempo ipotesi di uno scambio Sossi-Marini. Sarà lo stesso Giovanni Marini, piú tardi condannato a 12 anni di reclusione, a non prestarsi al gioco. Con un messagio dal carcere di Potenza cosí dichiarerà: "La mia liberazione deve scaturire solo dal processo che non potrà che smascherare inequivocabilmente la montatura fascista e affermare la mia innocenza."
Finita la polemica sulla sospensione delle indagini, se ne scatena un'altra sulla decisione da prendere nell'eventualità quasi certa di una richiesta di scambio di detenuti.
Secondo De Cataldo avvocato radico-repubblicano, amico di Pannella, già difensore del generale De Lorenzo, ed attualmente della fascista Gianna Preda: "Non è possibile un baratto di questo genere. Se la sente un paese civile fondato sulla certezza del diritto, di cedere ad un simile ricatto anche per salvare la vita di un uomo?"
Il 28 aprile il generale Della Chiesa, comandante della brigata CC di Torino, tiene un rapporto ai carabinieri di Genova senza però informare il procuratore capo di questa città. Solo il giorno dopo mentre 4.000 agenti rastrellano la città ed operano 50 perquisizioni domiciliari, il procuratore capo Grisolia viene messo a conoscenza dell'iniziativa di Della Chiesa da un giornalista. Commenta polemicamente: "È un fatto che apprendo solo ora." Cosí osserva il "Corriere della Sera": "A dieci giorni dal sequestro di Sossi le BR sembrano vincere su tutta la linea. Vincono materialmente perché il magistrato è ancora nelle loro mani, vincono politicamente, perché stanno seminando lo scompiglio nella struttura statale."[21]
Il 30 aprile giunge un secondo messaggio di Sossi alla moglie:

Cara Grazia, cari tutti curatevi state bene sto bene. Grazia prosegui la tua lotta affinché ognuno (sottolineatura di Sossi, [N.d.RJ) assuma le sue responsabilità. Non sono soltanto (sottolineatura di Sossi [N.d.RJ) io responsabile dei miei errori. Oggi indagine e ricerca è dannosa. Aspettate. Baci – Mario.[22]

L'allusione a Coco, cui la moglie di Sossi aveva ripetutamente chiesto di dichiarare pubblicamente che le inchieste venivano affidate a Sossi dall'alto, è chiarissima. Ma a sciogliere ogni dubbio è la stessa Grazia Sossi. In una intervista ribadisce: "Mio marito è un semplice sostituto. Propone dei provvedimenti che altri hanno il potere di decidere." La situazione si fa tesa al palazzo di giustizia di Genova.
"Ne è la prova," osserva "Panorama," "lo scatto di nervi con il quale il PG della Repubblica Francesco Coco ha respinto i giornalisti in attesa di notizie sulle indagini. 'Qui siamo alla frana' aveva commentato sottovoce un agente, mentre il procuratore Coco spariva nell'ascensore continuando ad inveire. "[23]
Intervistato sulle inquietanti "sottolineature" del messaggio Sossi, Grisolia, successore di Coco, risponde polemicamente: "Non mi fate parlare. Io sono l'ultimo arrivato. Sono problemi che riguardano la vecchia gestione."[24]
Umberto Catalano, capo dell'ufficio politico, conferma a "Paese Sera" di mantenere contatti con il SID, mentre solo 48 ore prima il procuratore capo Grisolia aveva dichiarato in proposito che: "Se il SID volesse intervenire dovrebbe chiederci l'autorizzazione." Il secondo messaggio di Sossi provoca il blocco delle informazioni. Lo decide il questore Sciaraffa che annulla la quotidiana conferenza stampa. Televisione e radio, fino ad ora prodighi di particolari, diventano stringatissimi. Osserva "Paese Sera": "Non una parola, non un accenno sulla richiesta di Sossi che ognuno prenda le proprie responsabilità." Sembra, secondo LC, che l'ordine del silenzio sia stato impartito da Taviani in persona. A nulla servirà l'imposizione del silenzio, se non a dimostrare l'impotenza dell`autorità" che tale iniziativa aveva promosso. Tutti i quotidiani continueranno a parlare di Sossi in prima pagina, e con gran rilievo, dando modo al magistrato genovese di guadagnarsi addirittura la prima posizione nella speciale classifica "VIP PARADE - Termometro della popolarità," curata da "Panorama" e compilata sulla base delle citazioni nei principali quotidiani italiani. Mario Sossi si assesta per oltre un mese nella prima posizione, battendo addirittura (con 1.250 citazioni nella stessa settimana), il record, ritenuto invalicabile, stabilito da Solgenitzin. Non pago, dopo circa un mese, supererà se stesso con una performance di 2.137 citazioni, grazie alla quale surclasserà Eddy Merkx (giunto, una volta tanto, secondo con 509 citazioni). Terzo: Kissinger (505). Quarto: Coco (486).
Intanto a Genova giunge Guido Viola senza, tuttavia, portare contributi apprezzabili alle indagini. Il 2 maggio polizia, carabinieri e magistratura ricevono un'altra sberla: nuclei armati delle BR compiono contemporaneamente due perquisizioni, la prima a Torino (centro Sturzo) la seconda a Milano (Comitato resistenza democratica di Sogno). Durante quest'ultima viene compiuta addirittura una spavalderia: a un impiegato incredulo che chiede il mandato di perquisizione viene mostrato un volantino delle BR.
Alcuni giorni piú tardi cosí le BR spiegheranno i motivi delle scelte di questi due obiettivi:

Compagni, nell'attuale scontro, nell'attuale progressiva assunzione da parte dello stato di quei compiti repressivi provocatori terroristici che erano stati propri della destra ufficiale e clandestina, è indispensabile passare all'attacco di quelle forze, e persone, che portano avanti questa politica antipopolare ed autoritaria, sia dall'interno dell'apparato statale che dall'interno del mondo politico ed economico. Oggi è indispensabile individuare, conoscere ed attaccare questi nemici, per smascherarli agli occhi di tutti i proletari e per sconfiggerli. Per questo oggi bisogna organizzarsi ed armarsi.
Noi compagni delle Brigate Rosse, abbiamo voluto dare una indicazione concreta su questa strada colpendo il Comitato di resistenza democratica che attualmente è la piú attiva centrale dell'imperialismo USA in Italia, e i centri Sturzo della Democrazia cristiana, legati al CRI) ma "specializzati" nelle funzioni di ponte col MSI
.[25]

La "Stampa" osserva: "Se le BR sono davvero rosse hanno reso soltanto un servizio agli avversari." Continua il setacciamento dei quartieri proletari di Genova. Il capo della Criminalpol di Genova Ludovico Reale e quello della squadra mobile Nicoliello (quest'ultimo chiamato direttamente in causa dal volantino delle BR), al comando di un drappello di 200 poliziotti, rastrellano e perquisiscono senza mandato il quartiere "rosso" di Sestri Ponente. L'indicazione era stata fornita da tal Franco Tannozzini di professione giornalista del "Popolo," a tempo perso poeta ed enigmista, il quale aveva intravisto nel biglietto di Sossi un cripto-messaggio anagrammato. Riferisce "Paese Sera": "Si visitano alloggi, si tirano giú dal letto decine di persone, si perquisiscono perfino una chiesa e una galleria d'arte [...]. Su questa storia oggi a Genova abbiamo ascoltato giudizi poco lusinghieri: 'provocazione in un quartiere operaio,' 'inaudita leggerezza.' Ma forse la valutazione piú realistica è un'altra: dopo 15 giorni di vuoto assoluto siamo al punto [...] in cui qualsiasi traccia rischia di essere presa per buona.”[26]
Il questore Sciaraffa, nonostante l'evidenza del giornalista del "Popolo" visto da tutti in prima fila con macchina fotografica al collo, nega, forse per pudore che si sia trattato di un'operazione suggerita dalla pista dell'anagramma, e tenta, invano, di "far credere che sia stata casuale nel quadro di un controllo a vasto raggio."
Mentre cresce la paura che Sossi parli e riferisca ai suoi "giudici" particolari poco edificanti sul questore e sul procuratore generale, o addirittura sul ministro Taviani, "Paese Sera" si domanda se Sossi "serva piú vivo o morto.”[27]
Il 5 maggio si ha una variante nelle indagini. Si segue la pista del mare. Viene addirittura trovata una grotta con un letto a Genova Quinto.
Ci sono poi vaghe testimonianze di uomini, visti allontanarsi con una barca. Qualche giornale fantastica sulle indagini e sul mare: "Il mare fa pensare alle inchieste che il giudice Sossi aveva in piedi. Stava cercando di bloccare l'attività di un'organizzatissima banda di contrabbandieri: sigarette, droga, forse armi. Di nemici ne aveva piú d'uno, e non solo per ragioni politiche [...]. Si può avanzare l'ipotesi di una confluenza di interessi tra le Brigate Rosse e il mondo del contrabbando [...]. Cosí non si può escludere del tutto che le BR siano state appoggiate o almeno finanziate da elementi della malavita internazionale."[28]
La grande stampa ripetutamente accenna alla presenza di avvocati e medici nelle BR. La provocazione non cade nel vuoto, e verrà ripresa dal "Giornale d'Italia" del petroliere nero Monti con un clamoroso titolo a sei colonne, Soccorso rosso per guerriglieri:

Possiamo [...] sulla base di alcune ammissioni strappate al nucleo informativo dei carabinieri, legare all'attività delle BR sia la costituzione del "Soccorso rosso" sia l'impegno politico di non pochi sanitari già appartenenti al Partito comunista [...]. Tutto si salda in questa vicenda [...]. La estrema disponibilità di certi legali ad assumere il patrocinio dei fermati [...]. E infine la prontezza dei parlamentari di sinistra, dal senatore Franco Antonicelli al senatore Galante Garrone, nelle minacciose interrogazioni o interpellanze ad ogni gesto del potere esecutivo.[29]

Altre provocazioni di carattere spicciolo vengono tentate, ma spesso appaiono cosí poco credibili da venir raccolte solo da giornali di estrema destra. È il caso di una presunta lettera firmata Brigate Rosse che sarebbe pervenuta a due gioiellieri di lesi a cui si sarebbero voluti estorcere 50 milioni.
La cassazione trasferisce l'indagine da Genova a Torino, dove se ne dovrebbe occupare il dottor Silvestro, che già si interessa del caso Amerio. Secondo LC:

La scelta della procura torinese non può stupire: [...] essa offre maggiori garanzie politiche. A capo della procura generale, dopo la promozione del famigerato Colli, c'è ora Reviglio della Veneria, un magistrato la cui storia personale è esemplare: dopo aver fervidamente militato nelle organizzazioni fasciste, entrò in magistratura alla fine degli anni '30, restando un fedelissimo del regime: tanto che durante la guerra lo troviamo pretore a Lagosta, un'isola dalmata di fronte a Spalato, dove si inseriva perfettamente nel quadro della politica fascista di "normalizzazione" della situazione iugoslava e dell'italianizzazione. Tra il '43 e il '45 spariscono le sue tracce. Nel '45 dopo avere per un breve periodo fatto parte delle sezioni giudiziarie che giudicavano i crimini fascisti ne fu allontanato. Negli anni '50 fu trasferito a Roma dove lavorò a contatto di gomito con Colli sviluppando un'amicizia destinata a durare anche negli anni successivi.[30]

Le BR nel frattempo, come già per Amerio, inondano mezza Italia con volantini, altro materiale propagandistico e addirittura con messaggi trasmessi fuori dalle fabbriche con altoparlanti.
La questura, dando ulteriore prova di impotenza, mette una taglia di 20 milioni sui rapitori. Vengono fatte circolare - smentite, poi confermate, e di nuovo smentite - voci di 50 mandati di cattura contro presunti brigatisti.
Il 5 maggio viene diffuso dalle BR il 4° comunicato in cui si chiede lo scambio di Sossi con i detenuti del 22 Ottobre:

Comunicato n. 4

l) Gli interrogatori del prigioniero Mario Sossi sono terminati. Abbiamo sentito la sua versione dei fatti, la sua autodifesa, la sua autocritica. Ora è il momento delle decisioni.
2) In breve, tre sono i punti fondamentali:
- egli ha ammesso che il processo al gruppo 22 Ottobre è stato il frutto, velenoso, di una serie di macchinazioni controrivoluzionarie tendenti a liquidare sul nascere la lotta armata del nostro paese. Queste macchinazioni sono state progettate e messe in atto dalla polizia (Catalano-Nicoliello), dal nucleo investigativo dei carabinieri (Pensa), dai responsabili del SID (Dallaglio, Saracino) e coperte da una parte della magistratura (Coco-Castellano).
- Egli ha convenuto di essere ricorso ad un metodo vigliacco per incastrare senza prove molti compagni del 22 Ottobre. La costruzione del suo castello di accuse, infatti, poggiava non su prove ma su voci raccolte da piccoli artigiani della provocazione (Mezzani, La Valle, Astara, Vandelli, Rinaldi) e su deboli di carattere cinicamente ricattati (Sanguineti).
- Dopo aver ricostruito macchinazioni, modi di agire, tecniche e scopi della infiltrazione e riconosciuto le sue specifiche responsabilità nel processo di regime contro il 22 Ottobre, Mario Sossi ha puntato il dito contro chi, protetto dalla grande ombra del potere, lo ha pilotato in questa miserabile avventura: Francesco Coco, procuratore generale della repubblica.
3) La borghesia, dopo aver lanciato un'offensiva repressiva senza precedenti e senza risultati contro la nostra organizzazione e contro il popolo, è costretta oggi ad ammettere di aver perso la partita tanto sul terreno politico che su quello militare. Il ricorso alle taglie è un anacronismo quasi ridicolo che denuncia la totale sconfitta degli uomini piú abili di cui dispongono le forze di polizia. E sinceramente ci risulta difficile capire come qualcuno possa ragionevolmente credere di potersi godere, dopo un'eventuale delazione, quegli sporchi denari.
4) Mario Sossi è un prigioniero politico. Come tale è stato trattato senza violenze né sadismi. Sono stati rispettati i principi della convenzione di Ginevra, come egli ha chiesto. Gli interrogatori sono stati da lui liberamente accettati e per questo sono stati effettuati.
5) Rispetto al popolo, alla sinistra parlamentare ed extraparlamentare, rispetto alla sinistra rivoluzionaria egli si è macchiato di gravi crimini, peraltro ammessi, per scontare i quali non basterebbero 4 ergastoli e qualche centinaio di anni di galera, tanti quanti lui ne ha chiesti per i compagni comunisti del 22 Ottobre.
6) Tuttavia a chi ha potere e tiene per la sua libertà lasciamo una via di uscita: lo scambio di prigionieri politici. Contro Mario Sossi vogliamo libertà per: Mario Rossi, Giuseppe Battaglia, Augusto Viel, Rinaldo Fiorani, Silvio Malagoli, Cesare Maino, Gino Piccardo, Aldo De Scisciolo. Nulla deve essere nascosto al popolo. Dunque non ci saranno trattative segrete.
7) Ecco le modalità dello scambio. Gli 8 compagni dovranno essere liberati insieme in uno dei seguenti paesi: Cuba, Corea del Nord, Algeria. Essi dovranno essere accompagnati da persone di loro fiducia. Mario Rossi dovrà confermare la avvenuta liberazione. Entro le 24 ore successive alla conferma dell'avvenuta liberazione degli 8 compagni - 24 ore che dovranno essere di tregua generale e reale - avverrà la liberazione anche di Mario Sossi. Questa è la nostra parola.
8) Garantiamo la incolumità del pregioniero solo fino alla risposta. In una guerra bisogna saper perdere qualche battaglia. E voi, questa battaglia l'avete persa. Accettare questo dato di fatto può evitare ciò che nessuno vuole ma che nessuno può escludere.
[31]

Il commento della "Stampa" è espresso in un articolo dal titolo: Sfida infame: "È la prima volta che in Italia un gruppo di terroristi sfida lo stato [...]. Il cedere scardina i
principi su cui si fonda lo stato [...]. Il ricatto è di una crudeltà sconfinata. La debolezza e il caos possono distruggere [...] questa repubblica nata dalla Resistenza."
Il "Messaggero," che fin dall'inizio ha considerato fasciste le BR, suffraga con un falso la sua tesi. Nel pubblicare il volantino, la frase: "Rispetto al popolo, alla sinistra parlamentare ed extraparlamentare egli si è macchiato di gravi crimini," viene cosí riprodotta, con la massima disinvoltura: "Rispetto al popolo, alla sinistra parlamentare e destra parlamentare..."[32]
Il comunicato viene sequestrato al "Corriere Mercantile," che ne era il destinatario, da Catalano, il quale se lo trattiene per un giorno prima di renderlo noto a Grisolia e alla stampa. Il "Tempo" osserva che ormai: "La vicenda passa dagli inquirenti locali all'autorità politica centrale. La sfida non è contro la questura e la procura di Genova: è direttamente contro lo stato italiano."[33]
"Paese Sera" nota che: "La sinistra parlamentare oltre a quella extraparlamentare, nelle sue sfere piú responsabili, hanno respinto come inaccettabile l'azione contro Mario Sossi."
Il 4" messaggio pone a molti degli interrogativi che esigono delle risposte. Ecco alcune prese di posizione.
Coco: "La vittima può essere uccisa anche se si cede al ricatto [...]. Il cedimento incoraggia altre imprese criminali."
Grisolia: "Tocca decidere alla procura generale. Accettare un dialogo con le BR? Se ci fosse la possibilità farei anche i salti mortali!"
Fanfani: "Ogni esitazione gioverebbe soltanto alle forze eversive di ogni parte ed ispirazione."
Mancini: "Questa spirale va interrotta."
Taviani: "Non si tratta in nessun modo con i criminali." Amadei (PSDI): "Con siffatti ricattatori non si tratta." Belluscio (PSDI): "Le democrazie muoiono per la loro debolezza."
L'"Unità": "Si tratta di un ennesimo criminale episodio di quella strategia della tensione con cui si vuole avvelenare il paese."
A questo punto la famiglia Sossi prende alcune iniziative.
È l'avvocato Marcellini, già patrono di parte civile nel processo contro il partigiano Moranino, e difensore dell'avvocato fascista De Marchi, imputato nel processo Rosa dei Venti (in cui egli stesso è indiziato), che cura per conto della famiglia Sossi gli sviluppi delle indagini. Il Marcellini, con dichiarazioni alla stampa, si mostra polemico con le autorità e accenna ripetutamente a "difficoltà di vario ordine non certo tecniche." Grazia Sossi invia telegrammi al Papa e al presidente Leone, con cui, secondo il "Corriere della Sera," tenta invano di mettersi in contatto.
Dal Quirinale le avrebbero fatto capire che non era il caso. Piú tardi la signora Sossi convoca nel suo appartamento tutti i parlamentari liguri. Su 33 se ne presentano 11: tra gli assenti Pertini e Taviani. L'unica conclusione concreta è quella di aumentare la taglia.
Alla riunione partecipa anche il prefetto di Genova Veglia, che si fa portavoce della risposta del capo dello stato: "Il Presidente, pur condividendo il dolore dei familiari non può cedere al ricatto."
Tuttavia alcuni giornali, come il "Messaggero," fanno presente che esistono dei precedenti in cui lo stato ha ceduto: "19 agosto 1972, quando un giordano e un iracheno avevano regalato a due ragazze che si erano imbarcate su un boeing 707 israeliano in partenza da Roma un registratore contenente un ordigno ad orologeria, e quello piú recente del fallito attentato organizzato da 4 fedayn."[34] Altri ricordano che si potrebbe servire della legge Valpreda.
Il 7 maggio la federazione CGIL-CISL-UIL di Genova indice per il 10 uno sciopero con la parola d'ordine "Respingere ogni ricatto."
Il sostituto procuratore Colato, che già si era occupato per motivi professionali di bande armate, è uno dei pochi a sostenere che lo stato di necessità renderebbe giuridicamente legittimo il rilascio dei detenuti del 22 Ottobre.
Il sostituto procuratore di Genova Marvulli ordina a Milano una serie di perquisizioni senza avvertire la locale questura. Perquisita anche la sede della rivista "Controinformazione."
Arrivano due messaggi di Sossi in cui si fa una precisa richiesta di tutela a quello Stato che potrebbe cosí riparare "almeno in parte alle proprie gravi omissioni" ed adempiere "un preciso obbligo giuridico e morale."
I messaggi sono rispettivamente indirizzati alla stampa e alla famiglia:

Messaggio alla stampa: Sostenete mia moglie nella sua giusta lotta. Lo stato che mi ha lasciato privo di tutela, esponendomi a gravi rischi personali per un lungo periodo ha ora il dovere morale di tutelare me e con me i miei cari riparando cosí almeno in parte alle proprie gravi omissioni [...]. Non intendo pagare gli altrui errori. [...] Mario Sossi.


Cara Grazia, stai salda e curati, cura le bambine e pensa anche a mia mamma. Prosegui la tua sacrosanta lotta. Da tempo avrei dovuto seguire le tue esortazioni [...]. Mario .
[35]

Il "Giornale d'Italia" si domanda: Sossi scrive sotto l'effetto della droga? "Lo afferma un medico che fa notare come nelle fotografie Sossi appare annebbiato. "[36]
Grazia Sossi invia un telegramma a Fanfani: "... Nel momento in cui Vostra eccellenza est massimamente impegnato in battaglia per salvezza unità famiglia italiana, pregola caldamente intervenire per compiere ogni tentativo affiinché mia famiglia non venga distrutta."
Intanto si studia in che modo sarebbe possibile risolvere la questione da un punto di vista giuridico. Se l'istanza fosse presentata, si fa notare, il primo presidente della corte d'appello, Riccomagno, potrebbe prendere una decisione ignorando le direttive del potere politico.
Gli avvocati dei detenuti sono però divisi: alcuni appaiono contrari alla liberazione dei propri assistiti, in queste condizioni.
Grazia Sossi chiede di parlare alla televisione italiana. Le viene negato. Alla TV svizzera, riferendosi a Taviani, dice: "Spero che il ministro abbia parlato a titolo personale e che la risposta tocchi all'intero governo." Il dottor Finazzo, braccio destro di Catalano, va a Torino il 7 maggio portando con sé 50 cartelle dattiloscritte ma nulla trapela sul loro contenuto. Il giorno dopo tuttavia si viene a sapere che proprio a Torino ha luogo un vertice. Sono presenti Taviani, il questore Santillo, il generale Della Chiesa (comandante della prima brigata CC), Li Donni, capo della Criminalpol. Nessuno dei presenti fa dichiarazioni alla stampa. Tuttavia l'addetto stampa del ministro degli Interni, cui viene chiesto il motivo della scelta di Torino, risponde: "Molti fatti portano a questa città. Vi sono analogie col caso Amerio, e vi è il fatto che molti messaggi sono stati diffusi proprio a Torino. E poi ora a condurre le indagini è il procuratore di Torino." Alla domanda: "Ma come mai nessun magistrato è presente?" Risponde: "Taviani è il ministro dell'Interno e non della giustizia."
Lo stesso giorno del vertice il procuratore generale di Torino, Reviglio della Veneria, avoca a sé l'indagine e la affida al suo sostituto Bruno Caccia. Cosí ne dà notizia la "Stampa": "Il fascicolo dell'istruttoria sul caso Sossi arrivato ieri mattina da Genova, si è fermato pochi minuti nell'ufficio del procuratore capo di Torino dottor Lamarca. Con improvviso e inatteso provvedimento, il procuratore generale dottor Carlo Reviglio della Veneria, che da due giorni ha preso il posto del dottor Colli, ha avocato a sé l'inchiesta assegnandola al sostituto procuratore generale dottor Silvio [sic! N.d.R.] Caccia. La decisione ha colto di sorpresa il dottor Lamarca, il procuratore aggiunto Severino Rosso e il sostituto Enzo Silvestro, che già si stavano preparando a ricevere gli atti e lunedí mattina avevano avuto un incontro con i colleghi genovesi. I tre magistrati non hanno rilasciato dichiarazioni. L'art. 392 del codice di procedura penale è chiaro: 'il procuratore generale può avocare a sé l'istruzione sommaria.' Punto e basta. Quindi domandare il perché di questa decisione, significa restare senza risposta. Ed è, in concreto, ciò che ha detto ieri mattina il dottor Reviglio della Veneria a chi gli domandava il perché. La legge mi consentiva di farlo - è un po' il senso che si ricava dalle sue parole - e io l'ho fatto."[37]
Paolo VI risponde con due messaggi all'appello della signora Sossi. Nel primo assicura alla donna di pregare per il marito, nel secondo, trasmesso dalla radio vaticana, si rivolge direttamente "agli uomini ignoti che tengono sequestrato il giudice Mario Sossi."
Alla signora Grazia Sossi:

Sommo Pontefice [...] segue trepidante dolorosa vicenda et si adopererà con paterna sollecitudine et in tutta misura sue possibilità nella ricerca soluzione dell'angoscioso problema che tormenta l'animo suo e di tutta la comunità. Nell'assicurare preghiere per suo marito et intera famiglia Sua Santità invia particolare confortatrice benedizione apostolica.
Agli uomini ignoti che tengono sequestrato il giudice Mario Sossi [...] mentre ci dichiariamo disposti da parte nostra a farci intercessori di clemenza, qualora il ministero della Chiesa sia richiesto, sotto l'osservanza di rigoroso riserbo, per la restituzione del magistrato [...] noi ricordiamo che al disopra delle azioni umane sta vigile e vindice di quelle perverse la giustizia di Dio, e sta la sua paterna misericordia per quelle pentite e generose.
[38]

Anche Taviani si fa vivo con la signora Sossi con una dolente e amara lettera: "Nella qualità di ministro dell'Interno non potevo assumere atteggiamento diverso, quando anche al posto di suo marito ci fosse stato mio figlio." Dopo di che Taviani si rivolge ai giornalisti per dissertare sui tupamaros: "Voi parlate di tupamaros, mentre le BR sono una cosa ben diversa. I primi là dove agiscono hanno approvazioni, se non vaste almeno consistenti dell'opinione pubblica. I delinquenti delle BR non hanno neppure l'uno per mille del popolo italiano che li favorisce... Come appestati si nascondono, e come folli si gonfiano di megalomania."
Per l'"Avanti!" le BR sono "criminali e basta." "Le BR hanno reso ancora piú evidente la impossibilità di presentarsi come una formazione di sinistra fosse anche di settori degenerati e psicopatici dell'estremismo extraparlamentare."[39]
Per "l'Unità" "gli otto personaggi di cui si chiede lo scambio sono dei delinquenti comuni,' [...] ricattatori professionali."[40]
Il PLI, forse rimembrando i tempi del liceo e ricollegando il principio aristotelico del terzo escluso all'amletico dilemma shakespeariano, sentenzia: "lo stato o esiste o non esiste."
Anche FUMI, l'associazione di destra dei magistrati, è favorevole alla linea dura.
Viceversa le correnti piú progressiste della magistratura genovese prendono posizione a favore dello scambio diffondendo un documento in cui si critica la tesi della difesa del prestigio dello stato.
Terracini, ponendosi al di fuori della linea del suo partito dichiara: "La vita di Sossi è una posta talmente alta che lo stato ha una sola scelta, salvarlo." A questa conclusione aveva posto una singolare premessa "dopo via Rasella i nazisti chiesero 10 vite per ogni soldato tedesco, le BR si accontentano di 8, ma la struttura mentale è la stessa," non tenendo conto però che per i tedeschi i 10 erano da ammazzare, per le BR gli 8 sono da liberare.
Manlio Lupinacci chiede la legge marziale: "poiché le BR parlano di guerra si affidi il processo ai tribunali militari come nei casi di stato d'assedio."
Luciano Lama auspica che lo stato democratico non "capitoli liberando comuni criminali. 30 anni fa siamo andati nelle carceri e abbiamo liberato i prigionieri politici lasciando chiuse le celle dei comuni. Le `Brigate Rosse' fanno l'opposto."
Riccardo Lombardi affida ogni decisione alla magistratura.
Per il giurista Costantino Mortati invece lo stato non può abdicare.
Per salvare la vita di Sossi vengono raccolti, almeno cosí si dice, in maniera insolitamente rapida, lire 300.000.000 da offrire ai rapitori in cambio della vita del magistrato. Della trattativa è incaricato un sacerdote, ma le BR non prenderanno nemmeno in considerazione l'offerta.
A Torino dove Caccia ha da poco annunciato la decisione di non tenere piú conferenze stampa, viene setacciato un intero quartiere con il pretesto che Sossi si potrebbe trovare nella prigione di Amerio.
Grazia Sossi, vistasi abbandonata dall'autorità, pensa di mettersi direttamente in contatto con le BR, cui invia tramite i giornali un messaggio: "Alle BR. Ho da sottoporvi delle proposte concrete, chiedo un dialogo o un contatto diretto [...]. Assicuro comunque il piú assoluto segreto: la garanzia maggiore per voi è sapere mio marito nelle vostre mani." A Genova ha luogo una marcia silenziosa per "salvare" la vita di Sossi.
Composta da alcune migliaia di elementi eterogenei dal punto di vista politico, trova la sua linea di convergenza nell'attacco alla passività dello stato.
Il giorno 9 arriva il 5° comunicato delle BR:

Comunicato n. 5

Non trattiamo con i delinquenti!
1. Perché Taviani vuole fare di Mario Sossi un "eroe morto"? Taviani non è un "uomo forte." È un uomo che trema, un uomo che ha paura. Dietro la sua difesa dello stato democratico non ci sono tanto motivi morali e politici, ma bassi motivi di delinquenza comune.
È vergognoso per le "istituzioni democratiche" che sia cosí; ma è piú vergognoso ancora che forze presunte di sinistra tacciano come gangs mafiose e si raccolgano intorno a lui. E ora diciamo perché.
2. Tutto il traffico clandestino di armi di Genova (e non solo di Genova, perché vi sono solidi contatti anche con Milano) è controllato, diretto e rifornito dal dottor Umberto Catalano. Attraverso questa "rete" che passa per una serie di armerie genovesi, di cui una è la armeria Diana di Traverso Renzo e del fascista Lantieri entrambi confidenti e strumenti dell'ufficio politico, viene rifornita la delinquenza comune e viene tentata l'infiltrazione nei gruppi rivoluzionari. È anche con questo strumento che si è cercato di incastrare i compagni del 22 Ottobre.
Questo traffico consente al dottor Catalano e ad una serie di sottoufficiali dell'ufficio politico di Genova di incamerare lauti guadagni. E' direttamente dalla questura di Genova che escono i mitra "Mab" perfettamente efficienti che riforniscono il mercato. Esiste a tale riguardo un procedimento penale, che finora è stato tenuto coperto dagli alti vertici della magistratura (Coco e Castellano).
Questo fatto è a conoscenza del ministro Taviani il quale fornisce la sua autorevole copertura a questa attività criminale dell'ufficio politico di Genova. Adesso si capisce perché nelle cosí sbandierate "operazioni di ordine pubblico" vengono trovati tanti depositi di armi. E si capisce anche perché Taviani preferirebbe oggi fare di Sossi un "eroe morto"; se necessario su questa squallida vicenda potremo fornire anche una documentazione dettagliata. Per questo rispondiamo al ministro di polizia: non trattiamo con i delinquenti!
3. È il momento in cui ciascuno si deve assumere le sue responsabilità. Spetta alla magistratura concedere la libertà provvisoria agli 8 compagni del 22 Ottobre. Nella fase attuale è la corte di appello di Genova che deve decidere. In uno "stato di diritto" fondato sulla separazione dei poteri, il governo non può minimamente intervenire. Spetta alla magistratura decidere se rendersi complice o meno della volontà criminale del ministro degli Interni.
Ripetiamo: vogliamo libertà per Mario Rossi, Giuseppe Battaglia, Augusto Viel, Rinaldo Fiorani, Silvio Malagoli, Cesare Maino, Gino Piccardo, Aldo De Scisciolo.
4. Anche sotto il fascismo i compagni comunisti venivano tacciati come delinquenti, criminali e banditi. La classe operaia di Genova deve scioperare non al fianco di Taviani ma per la liberazione degli 8 compagni del 22 Ottobre! Per il comunismo."
[41]

Il 5° comunicato è forse quello piú efficace, certamente il piú sprezzante. Taviani è trattato come un volgare delinquente. Rivelazioni vengono fatte sul traffico di armi, argomento sul quale le BR avevano indagato utilizzando le «confessioni" rese loro da Sossi. Il terrore corre sulla schiena di magistrati e poliziotti di Genova. Sossi ha parlato.
Cosí osserva il "Corriere della Sera": "Sossi ha collaborato? E in che modo? [...]. Che cosa ha raccontato Sossi alle BR [...]. Pensiamo per esempio al dramma di Catalano. O al dramma del giudice Castellano ormai bersaglio abituale dei volantini delle BR. Stamane abbiamo visto il magistrato sconvolto, ha detto `Sono pieno di amarezza, non riesco ad afferrare cosa stia accadendo, non ne posso piú! Vengo in ufficio solo per dimostrare che non ho paura...' Davvero non soltanto Sossi è prigioniero delle BR."[42]
Cosí "Paese Sera" riporta alcuni commenti: "Un giudice dice `chissà perché ce l'ha tanto con noi...' E un altro ancora 'con quello che sta avvenendo c'è da vergognarsi a venire in ufficio.' Tutti i suoi dubbi i suoi sospetti, Sossi li sta raccontando ai carcerieri."[43]
Gli appunti di Sossi e il verbale di interrogatorio saranno rielaborati dalle BR le quali alcune settimane piú tardi manderanno una relazione all"'Espresso":

Nell'aprile del '72 Angelo Costa, capo della mobile di Genova, ritrova in un magazzino del lungo argine Polcevera di un dipendente dell'armeria "Diana" del Lantieri, un baule pieno di armi. Verificando la matricola si scopre che erano le stesse armi che erano state denunciate come disperse nell'alluvione dell'ottobre-novembre del '70 dall'armeria "Diana" di via Canevari. Viene fatto un sopralluogo nell'armeria, e leggendo nei registri si vede che moltissimi erano i casi di sparizione di armi (nota: il compito di controllare i registri delle armerie è della polizia). Questa causa viene affidata al Sossi. Sossi denuncia i due proprietari dell'armeria: Traverso Renzo e Lantieri Giuseppe (proprietari anche di un'altra armeria di via Donghi) per simulazione di reato e traffico di armi. Indagando piú a fondo scopre che il commesso dell'armeria Alessi Ferdinando, 30 anni, è amico di Carlo Piccardo, fratello di Gino Piccardo del 22 Ottobre. In una perquisizione nella casa di Gino Piccardo, Scisciolo e Maino, a proposito dell'indagine sul 22 Ottobre, erano state scoperte alcune pistole e un mitra che erano stati forniti proprio da Alessi Ferdinando.
Altro imputato nel traffico di armi è Bonafini Walter, 52 anni, di Milano, che aveva il compito di smerciare le armi a Milano. A questo punto interviene l'avvocato Silvio Romanelli, difensore di Traverso, che dice a Sossi: "Stia attento perché in questo caso ci sono responsabilità ben piú alte di quelle del mio difeso, conviene mettere tutto a tacere."
Allora Sossi va in carcere a interrogare Traverso, il quale dichiara: "Una volta ho dato un pistola a Catalano, capo della politica, in cambio di 4 mitra Mab." Questa dichiarazione è a verbale. Viene chiamato Catalano. Interrogato sul fatto nega, arrossendo in volto. Fattegli vedere le dichiarazioni del Traverso, ammette di aver fatto quel cambio, ma aggiunge che i 4 mab erano rottami. (Questa dichiarazione di Catalano è a verbale.)
Alcuni giorni dopo arriva un tale Profumo, proprietario di un locale notturno di Nervi, che dice di aver comprato lui la pistola e di averla poi data a Catalano. Racconta una storia confusa e incredibile. Richiamato Catalano questi ammette che i due proprietari dell'armeria sono suoi confidenti, che con loro non era l'unico ad avere rapporti (anche altri sottufficiali dell'ufficio politico erano in contatto con i due) e che il traffico di armi gli serviva per infiltrarsi nella sinistra. Per questo la cosa andava messa a tacere.
A questo punto Sossi manda tutto al giudice istruttore Castellano, affinché sia lui a proseguire l'inchiesta. Castellano dopo alcuni giorni mette tutti gli imputati in libertà provvisoria. Sossi viene a sapere che, proprio in quei giorni, Catalano era stato a parlare con Castellano. Sossi si reca allora da Castellano dicendogli che il fatto era troppo grave per poter essere taciuto. Castellano gli risponde che se questo episodio veniva conosciuto prima del processo al 22 Ottobre poteva rischiare di mandare a monte tutta l'istruttoria sul 22 Ottobre.
Si arriva al processo d'assise e la cosa non salta fuori. Terminato anche il processo d'appello Sossi torna alla carica. Ne parla prima con il tenente colonnello Franciosa [capo dell'ufficio di polizia giudiziaria dei carabinieri. N.d.RJ, poi con il sostituto procuratore Meloni, poi con il prefetto. Il prefetto dice che si vedrà quel che si può fare e ne parla con Taviani. Ma la cosa resta insabbiata.
[44]

Altro elemento importante del quinto comunicato è la mancanza di un qualsiasi accenno a Cuba, Algeria e alla Corea del Nord. In realtà, alla base della scelta dei tre paesi stava un grave errore di valutazione. Secondo Lotta Continua non c'erano possibilità concrete di risposta politica, secondo Avanguardia Comunista si era creato imbarazzo a tre paesi socialisti, secondo "l'Unità" era una vera provocazione. Cosí quando, come era scontato, giunge il diniego di Fidel, molti giornali borghesi lo saluteranno con compiacimento commentando che "questi delinquenti non li vuole nemmeno Castro."
Il rifiuto di Cuba non era evidentemente dettato dalla riluttanza ad accogliere dei "delinquenti." Accuse simili - insieme a quelle di provocatore, piccolo borghese ecc. - lo stesso Castra se le era sentite formulare tante volte all'inizio della sua lotta non solo dalle forze borghesi ma dallo stesso Partito comunista. Nella realtà quello che entrava in gioco era il complesso sistema di alleanze internazionali e la ormai evidente mancanza di autonomia di Cuba dall'URSS. Va riconosciuto tuttavia che piú tardi le BR comprenderanno il loro errore e tracceranno un'ampia' autocritica che le porterà a "ridiscutere il problema della liberazione dei prigionieri politici" e a studiare altri metodi, che piú tardi, saranno messi in pratica per esempio con la liberazione di Curcio a Casale:

Il rifiuto di Cuba di concedere asilo politico agli 8 va interpretato come un rifiuto generale della intera area socialimperialista e della fascia dei paesi non allineati a che si sviluppi sul teatro europeo un processo rivoluzionario armato, che metta in discussione l'equilibrio tra i due grandi blocchi USA e URSS. Il PCI, espressione nazionale della strategia socialimperialista, ha assunto di conseguenza un ruolo attivo di netta opposizione a che la trattativa con Cuba avesse uno sbocco positivo. L'isolamento a livello internazíonale che abbiamo verificato e che non ammette soluzioni in tempi brevi ha un carattere strategico, che deve essere attentamente analizzato. Esso infatti, in qualche misura, ci accomuna alla esperienza dei fedayn sul teatro mediorientale [...]. I compagni sono ora impegnati a ridiscutere il problema della liberazione dei prigionieri politici tenendo presente questa esperienza.[45]

Insieme al quinto comunicato delle BR viene diffuso un ennesimo messaggio di Sossi alla moglie. Il magistrato, dopo essere stato evidentemente informato dall'atteggiamento tenuto dall'UMI nei suoi confronti, comunica l'intenzione di dimettersi da questa associazione:


Cara Grazia stai tranquilla e tieni tranquille le bambine e la mamma. Sto bene e riconfermo i miei precedenti messaggi. Ora per mia esclusiva iniziativa, ti prego di comunicare al segretario generale dell'UMI, a Roma, dottor De Matteo, Palazzo di Giustizia, la mia irrevocabile decisione di dimettermi dall'UMI con effetto immediato. Prosegui la tua battaglia. Baci a voi tutti Mario.[46]

De Matteo piú tardi commenterà seccato: "Se il messaggio è autografo sono felice che egli sia vivo e che possa pensare in un momento cosí grave a dimettersi dalla nostra associazione."
Il giorno 10 maggio ha luogo a Genova il preannunciato breve sciopero generale contro il "ricatto dei brigatisti." I sindacati confederali portano tutto il peso della loro organizzazione, istituendo addirittura squadre apposite per disinfestare la città e le fabbriche da scritte favorevoli alle BR. Ettore Benassi, segretario della Camera del lavoro, dopo aver espresso soddisfazione per la buona riuscita dello sciopero, cosí commenta: "Abbiamo isolato totalmente i rapitori. Piú si sentiranno soli piú sentiranno crescere il disprezzo della classe operaia, piú si renderanno conto della loro atroce azione."[47]
Di diverso avviso Lotta Continua: "L'iniziativa delle confederazioni sindacali [...] è stata ovunque praticamente disertata dagli operai, che ne hanno colto l'ambiguità. Ambiguità accentuata dal fatto che l'iniziativa abbia consentito, a due giorni dal referendum, ai piú squalificati elementi democristiani di andare a parlare alle assemblee aperte in fabbrica come paladini della difesa delle istituzioni dello stato.[48]
Ma c'è anche chi ha un atteggiamento ancora piú nettamente contrario. È il caso dei compagni "autonomi" dell'Ansaldo che diffondono un volantino:

Nessuna solidarietà

Lo sciopero di questa mattina è stato indetto per difendere le cosiddette istituzioni democratiche dello stato ma ci si è dimenticati di dire che questo stato, queste istituzioni democratiche, sono quelle che permettono lo sfruttamento, la miseria, l'oppressione di molti da parte di pochi e che ci affamano con magri salari e con continui aumenti di prezzi: che permettono le trame nere e danno l'impunità ai criminali fascisti, che ci sbattono in galera appena rivendichiamo i nostri diritti; che ci fanno morire sul lavoro. Certi atti di solidarietà li facciano i padroni, noi non abbiamo niente in comune con loro e perciò che non ci venga chiesto un sacrificio che la classe operaia non sente (che non ci è stato nemmeno richiesto per il massacro degli operai in Cile né per l'assassinio del compagno Pinelli) [...]. A nessuno di noi operai ha mai fatto paura lo sciopero ma questo sciopero lo riteniamo dannoso e controproducente.[49]

Il periodico "Rosso" rincarerà la dose con un editoriale in cui vengono spiegati i motivi che hanno indotto i sindacati a organizzare lo sciopero:

Non ha convinto gli operai genovesi lo sciopero. Neppure per la morte di Pinelli né per quella dell'anarchico spagnolo Puig garrotato da Franco [...] si era chiamata alla lotta la classe operaia genovese che non sarebbe mancata di certo. Ma si era alla vigilia del referendum, alla vigilia di una scadenza che il PCI non aveva voluto, una scadenza che rischiava di finire in uno spregevole calcio alla proposta di compromesso storico [...] per cui occorreva immediatamente offrire una vera e propria forzatura che dimostrasse la piena capacità del PCI di controllo sulla classe operaia fino al punto di ridurla ad un pietoso ossequio nei confronti dello stato democratico.[50]

Interessanti e significative le parole di apprezzamento sullo sciopero del quotidiano di destra "Il Tempo": "È la prima volta che in Italia [...] si è perduta la gran bussola nazionale del manicheismo, della faziosità partigiana. I sindacati ad esempio controllati a sinistra, parlano un linguaggio opposto, simile a quello che viene da destra dai fautori dello stato forte [...]. Hanno indetto `una giornata di lotta' perché `venga respinto con decisione e in via prioritaria ogni ricatto nei confronti della democrazia e delle sue basi costituzionali.'"[51]
Come ringraziamento la signora Sossi invia una lettera ai sindacati, nella quale tra l'altro si legge: "La vostra lotta per la democrazia e la giustizia è anche la mia... Non è democratico coprire oscure trame, oscuri interessi di una inconsistente minoranza con il nome del popolo e con ideali politici."[52]
Intanto si delineano sempre piú nettamente tre orientamenti in seno alla magistratura: 1) la linea dura di non cedere al ricatto, rappresentata dall'UMI; 2) la linea morbida dei magistrati progressisti che ha la sua punta avanzata in Magistratura Democratica la quale "vorrebbe approfondire i fatti che sono all'origine di certi fenomeni"; 3) gli amici di Sossi cui non interessa approfondire nulla ma che propendono per un documento che tratti solo del caso Sossi e della sua salvezza.
Si giunge a una mediazione fra le due ultime tendenze. In un documento firmato dai "magistrati liguri" si auspica "l'adozione di tutte le iniziative idonee a restituire il collega alla famiglia."
Il giorno 10 maggio una rivolta di alcuni detenuti nel carcere di Alessandria viene soffocata col sangue di 6 morti. A dare ai carabinieri di Della Chiesa l'ordine di sparare è il ben noto avocatone del processo delle BR, il PG Reviglio della Veneria. Dichiara infatti Della Chiesa alla "Stampa": "...È stato a questo punto che si è avuta la sensazione che i banditi stessero dando attuazione alle piú volte minacciate ritorsioni [...] ed è stato allora che il PG ha ordinato ai miei uomini di irrompere nel locale..."[53]
Dopo aver dato l'ordine, lo stesso Reviglio di fronte a sei cadaveri ancora caldi, commenterà, con compiacimento: "Non si poteva ammettere che lo stato venisse ancora calpestato. È stata un'azione meravigliosa condotta in modo magistrale. "[54]
Il ministro della Giustizia Zagari che promette un'inchiesta seria e rigorosa non batterà ciglio quando il solito Reviglio Della Veneria, responsabile diretto del massacro, avocherà due giorni piú tardi a se stesso l'inchiesta per la strage, con il motivo "umanitario," che la procura di Alessandria, dopo la morte dell'assistente sociale non disporrebbe piú della serenità di giudizio richiesta per 1'occasione.
Questa strage, forse unica nella sua gravità, viene compiuta due giorni prima del referendum per tentare di seminare il panico fra gli elettori. Organizzata di concerto da Taviani, da Reviglio, e da Della Chiesa, essa dimostra che lo stato non intende piegarsi a nessuna trattativa e che considera ormai Sossi come agnello sacrificale.
Questi assassinii danno una svolta alla "trattativa." Secondo un rapporto di Girotto, la spia del SID, Curcio avrebbe detto che le BR "avevano capito che la strage nel carcere di Alessandria si prestava ad essere sfruttata dal Ministero dell'interno come alibi nei confronti dell'opinione pubblica per un'azione radicale contro qualsiasi tipo di delinquenza e che c'era stato l'ordine per i carabinieri di uccidere tutti, compreso Sossi. Durante la prigionia dunque Sossi sapeva che, se ci fosse stata un'imboscata, sarebbe stato ucciso anche lui. Perciò aveva cominciato a tremare, e si era messo di buona lena a scrivere appelli."[55]
Del resto il giorno successivo alla strage, il ministro degli Interni Taviani conferma al presidente del Consiglio Rumor il rifiuto alle trattative, sostenendo la necessità di un atteggiamento intransigente dello stato "anche alla luce della rivolta esplosa nelle carceri di Alessandria."
Il giorno 12 si vota per il referendum sul divorzio.
Il sostituto procuratore di Torino Caccia e quello di Genova Marvulli rivolgono un invito formale "a tutti i cittadini che ricevono messaggi dalle BR di non ritirare il plico, ma di avvertire la polizia." La ragione pretestuale di tale invito sarebbe quello di consentire il rilievo delle impronte digitali dei brigatisti. Appare chiaro che il vero scopo è quello di imporre il silenzio alla stampa.
La risposta non si fa attendere. I giornalisti di 18 testate, presenti a Genova, inviano un documento al consiglio dell'Ordine e alla Federazione della stampa in cui "denunciano e respingono il tentativo da tempo incorso di soffocare la libertà di stampa [...]. Respingono pertanto l'invito rivolto dagli inquirenti [...] protestano per il totale blocco delle informazioni [...]. Rilevano che tale comportamento potrebbe nuocere all'incolumità del magistrato, anche perché i rapitori chiedono che le trattative avvengano senza segretezza." Piú tardi, rendendo ancora piú palese che le impronte digitali erano solamente un pretesto, cosí replicherà Marvulli: "Possiamo acconsentire alle BR di servirsi dei giornali come di nastri di trasmissione delle loro velenose false campagne denigratorie?"
Grazia Sossi commenta: "Se prima avevo la sensazione di essere stata lasciata sola, ora ne ho la certezza. La stampa è a mio parere l'unico mezzo per mantenere un vivo contatto con i rapitori." La sera del 13 maggio vengono resi noti i risultati del referendum. È la piú grossa sconfitta per Fanfani che vede battuto il progetto di creare un grande blocco di destra attorno alla DC.
Viene anche sconfitto l'uso elettorale che la Democrazia cristiana aveva fatto dell'episodio Sossi e della strage di Alessandria. Genova (72%) ed Alessandria (70%) risultano infatti tra le città con piú alta percentuale di NO.
A questo punto molti di quelli che ritenevano il sequestro Sossi una manovra elettorale e avevano pronosticalo l'uccisione del magistrato subito prima del referendum, cominciano a convincersi che forse, per lo meno dal punto di vista "soggettivo," le BR non sono poi dei provocatori.
Il giorno 14, Sossi che sempre piú teme di essere ucciso, non dalle BR, ma dalle forze dell'ordine, come egli stesso verrà a dichiarare, manda un lungo messaggio al presidente Leone. Dopo aver ricordato i motivi giuridici che avrebbero consentito di liberare gli 8 del 22 Ottobre e quindi permettere lo scambio, ribadisce che: "Qualsiasi atto dei sostituti fa legalmente capo a chi dirige l'ufficio [...] per anni mi sono esposto quasi temerariamente e [...] nessuna adeguata protezione mi venne prestata, [...] per quanto mi consta nessuno degli 'intransigenti' si è offerto fino ad oggi di 'sostituirmi' nella prigione del popolo [...] ciascuno deve assumere le proprie responsabilità."
Conclude il messaggio esprimendo la fiducia che "Ella, capo dello stato e capo della magistratura, possa autorevolmente richiamare ciascuno alle proprie responsabilità."
Il procuratore Coco, oggetto della pesante allusione di Sossi, cosí commenta: "È una questione di serenità mentale." Neppure la risposta di Leone tarda. In una nota del servizio stampa del Quirinale, viene riferito che "il presidente della repubblica non può che riconfermare la dignità dello stato e delle istituzioni che deve comunque essere salvaguardata anche perché nei cittadini non dilaghino sfiducia ed insicurezza."
Alcuni commenti.
Grazia Sossi: "Sono abbandonata da tutti. Lo stato ha condannato a morte mio marito."[56]
LC: "Il fronte di quelli che lo vorrebbero morto si fa piú ampio."
Il giorno 16 il Papa invia un altro telegramma alla signora Sossi: "Assistiamo suo dolore e sue speranze con nostre particolari preghiere, inviando anche per le sue figliole confortatrice benedizione."
Mentre la presidenza della repubblica e il governo sembrano aver condannato a morte Mario Sossi, gli stessi avvocati difensori degli 8 del 22 Ottobre appaiono divisi ed indecisi a presentare l'istanza di scarcerazione. Il difensore di Viel per esempio si fa promotore di una singolare iniziativa: gli imputati del 22 Ottobre, in assemblea plenaria alla presenza degli avvocati, dovrebbero rinunciare alla liberazione e nello stesso tempo raccomandare la vita di Sossi alle BR, in cambio della promessa di una revisione del processo.
Intanto le indagini che avevano preso come si ricorda la via del mare sono alla deriva e non si sa piú che pesci prendere. Sul "Giornale d'Italia" appare un articolo sconsolatissimo dal titolo: LE INDAGINI A 26 GIORNI DAL SEQUESTRO SOSSI RESTANO A ZERO. SI SPERA IN UN ERRORE DELLE BRIGATE ROSSE."[57]
Ma se le indagini sono ferme, la trama della provocazione continua a tessere le sue fila: dopo l'episodio della foto di Lazagna sul cruscotto delle auto dei carabinieri, ora è "Candido" che accosta la foto del valoroso partigiano comunista a quella del provocatore Girotto. Quest'ultimo era stato lanciato in grande stile in Italia da Maurizio Chierici del "Corriere della Sera" con la pubblicazione di un libro e da "Panorama" con un memoriale a puntate. Se ne voleva accreditare cosí un'immagine di eroico "guerrigliero." Il settimanale fascista "Candido," di concerto col "Secolo d'Italia," sostiene che il "guerrigliero" Girotto sia in contatto con le BR e che essendo anche frate, è l'ideale per intercedere per la vita del magistrato. È a questo punto che Grazia Sossi lo invita, dalle colonne del quotidiano parafascista "Il Tempo," a mettersi in contatto con lei. Ma in verità il frate spia era già da tempo in contatto con i servizi segreti.
Vengono messe in atto anche altre provocazioni di piú breve respiro come quella di un presunto collegamento BR - Rosa dei Venti suggerita dalla "Stampa" e ripresa dal "Corriere della Sera" in base ad una prova la cui validità la lasciamo giudicare al lettore: "Ieri Catalano si è incontrato con il sostituto procuratore Tamburino (che si occupa dell'inchiesta della Rosa dei Venti...). Uscito Tamburino dall'ufficio di Catalano vi è entrato il sostituto procuratore Basile che si è occupato delle indagini sul fallito attentato al treno Genova-Roma e su Nico Azzi.”[58]
Andreotti tenta di dare una dimensione europea alla provocazione, con un'intervista su "Epoca" che verrà abbondantemente ripresa dalla stampa fascista: "Vi è nel mondo una serie di fatti criminosi che da qualche indizio sembrano coordinati da una centrale anarchica europea."[59]
Il 16 maggio 1"`Espresso" pubblica un'intervista nella quale le BR, oltre a ripetere alcuni concetti già espressi nei due precedenti documenti politici (settembre 1971 e gennaio 1973), danno una spiegazione sugli obiettivi, le ragioni e i modi di questa loro azione.
Il redattore dell'"Espresso" Scialoja sarà in seguito interrogato dal magistrato. Riportiamo integralmente l'intervista:

Domanda: Perché tra i rappresentanti della controrivoluzione avete scelto proprio Sossi?
Risposta: Per tre motivi:
1. Perché è contro il gruppo 22 Ottobre che per la prima volta si sono messe a punto le tattiche e le contromosse dell'antiguerriglia. Questi modi di operare del potere ci interessavano particolarmente. Sossi in quanto "uomo del potere" ne era al corrente. Dunque poteva raccontarceli. E ce li ha raccontati.
2. Perché Sossi è un magistrato e la magistratura in questo momento è l'anello piú debole, anche se il piú vivo, della catena del potere.
3. Perché Sossi è un bersaglio dell'odio proletario, avendo egli "fabbricato" le prove e le accuse contro i compagni comunisti del gruppo 22 Ottobre, ed essendo stato nella sua pur breve carriera un persecutore fanatico della sinistra rivoluzionaria.
D. Quando avete deciso il sequestro? L'operazione è stata preparata a lungo?
R. Abbiamo lavorato un anno a questa azione. Abbiamo atteso però le conclusioni del processo d'appello prima di metterla a segno perché nella sinistra qualcuno credeva ancora possibile fare qualcosa legalmente. Non è stato cosí. I giudici non hanno neppure preso in considerazione la tesi dell'omicidio preterintenzionale, non hanno voluto saperne di scavare sulla questione Gadolla, e cioè hanno fatto la loro parte in quello che a tutti gli effetti può essere definito il primo importante processo di regime. Rossi e compagni sono stati condannati per motivi politici. La sentenza volutamente rispondeva al bisogno del potere di scoraggiare e terrorizzare chiunque avesse per l'animo di intraprendere la strada della lotta armata. Bisognava invertire la tendenza e noi lo abbiamo fatto.
D. Perché avete deciso di agire adesso? Solo per motivi tecnici oppure per un riferimento preciso al referendum? Oppure come i tupamaros pensate che il momento migliore per attaccare è quello in cui la credibilità delle istituzioni è scesa piú in basso?
R. Evidentemente non può essere un criterio esclusivamente tecnico a consigliare un'azione come l'arresto di Sossi e tutto ciò che ne è conseguito. Abbiamo deciso di intervenire in questo momento perché in questo momento si preparano i giochi per la seconda repubblica. E perché portare l'attacco allo stato è oggi indispensabile per rompere l'accerchiamento della lotta operaia. Noi valutiamo che sia in incubazione un progetto di stravolgimento delle istituzioni repubblicane che va nel senso, pur salvando le apparenze e gli scenari della democrazia borghese, di realizzare nel periodo successivo al referendum una situazione che potremmo definire di "fascismo neogollista." In questa luce vanno interpretate anche le perquisizioni alla sede dei centri Sturzo di Torino e del CRI) (Comitato di resistenza democratica) di Milano. L'obiettivo fondamentale è stato quello di iniziare una ricostruzione organica di quelle forze, persone e organizzazioni che in questo momento stanno gettando "clandestinamente" le basi della seconda repubblica. Ora però, questo progetto per compiersi ha bisogno di una condizione fondamentale: una forte concentrazione di tutti i poteri a partire da quello politico. Il referendum doveva perciò essere nelle intenzioni del "partito della seconda repubblica" l'occasione per verificare le sue capacità di controllo e di manovra sulle forze dell'opposizione e il grado di accettazione e di subordinazione di queste ultime. Cosí è stato. La nostra organizzazione, però, rifiutando la scelta "tattica" del "compromesso," propria dei partiti della sinistra costituzionale, con l'azione Sossi ha cercato di impedire la ricomposizione completa delle contraddizioni che si erano aperte nel regime in seguito alla repressione delle lotte operaie in questi ultimi anni. Se, come riteniamo, la crisi di regime è prima di tutto crisi di egemonia della borghesia sul proletariato, il compito delle forze rivoluzionarie deve essere quello di approfondire questa crisi e condurla verso il punto piú basso, costruendo nello stesso tempo e nella lotta gli strumenti politico-militari necessari a consentire uno sbocco rivoluzionario.
D. Come si è svolto il processo?
R. Abbiamo interrogato il prigioniero Sossi sulle iniziative che ha preso e il significato politico di ognuna di esse. Non si è trattato tanto di un interrogatorio poliziesco ma di capire come ragionano gli uomini piú esposti del potere e di che uomini si servano quelli meno esposti. Sossi è un buon "tecnico" ma non ha una grande autonomia politica. Un ottimo strumento per le sporche manovre. Attraverso gli interrogatori siamo riusciti a ricostruire fatti, persone e metodi propri del fascio di forze della controrivoluzione.
D. Renderete noto l'interrogatorio?
R. Renderemo noto volta a volta ciò che serve nella lotta che stiamo conducendo. Renderemo noti inoltre i nomi degli infiltrati e dei confidenti nei gruppi della sinistra extraparlamentare genovese. Sempre che a questi gruppi interessi saperlo!
D. Vi sarà una sentenza? Sulla base di quali elementi deciderete cosa fare di Sossi e cosa chiederete in cambio?
R. Una sentenza contro Sossi ne presuppone un'altra contro il potere che lo ha pilotato, e questa ancora un'altra contro lo stato. E allo stato perciò che abbiamo chiesto tino scambio tra il prigioniero politico Sossi e i compagni del 22 Ottobre. Non accetteremo controproposte. Rifiuteremo ogni offerta di un riscatto in denaro. La vita di un uomo non può essere comprata.
D. Vi aspettavate da parte dei maggiori gruppi della sinistra extraparlamentare (Manifesto, Lotta Continua, ecc.) una cosí violenta condanna? Come la spiegate?
R. Nel 71 rispondendo ad un'altra intervista dicevamo: "Non ci interessa sviluppare una sterile polemica ideologica. Il nostro atteggiamento nei confronti dei gruppi extraparlamentarl è innanzitutto determinato dalla loro posizione sulla lotta armata. In realtà nonostante le definizioni che essi si attribuiscono; al loro interno prospera una forte corrente neopacifista con la quale non abbiamo niente a che spartire ed anzi riteniamo che si costituirà al momento opportuno in una forte opposizione all'organizzazione armata del proletariato. Mentre invece un'altra parte di militanti accetterà questa prospettiva; con essi il discorso è aperto." Oggi possiamo aggiungere che a misura in cui il loro ruolo di forze subalterne ai partiti del 'Compromesso si è fatto piú marcato ed evidente, la contraddizioni al loro interno si sono fatte piú violente. Il caso Sossi ha messo in piazza la profondità di queste contraddizioni.
D. Non vi ponete il problema, come si ponevano i tupamaros, di mantenere buoni i rapporti con le altre organizzazioni rivoluzionarie?
R. I buoni rapporti con le altre organizzazioni rivoluzionarie presuppongono "altre organizzazioni rivoluzionarie." Evidentemente non è il caso dei maggiori gruppi della sinistra extraparlamentare. Esiste però un'area di forze realmente rivoluzionarie, tutta interna al proletariato industriale delle grandi fabbriche, rispetto alla quale abbiamo stabilito un confronto politico ricco di sviluppi.
D. Pensate che la lotta armata in un paese a capitalismo avanzato come l'Italia e con il partito comunista piú forte d'Europa, abbia veramente delle possibilità di sviluppo e di successo? Perché?
R. La lotta armata è oggi un'esigenza che nasce dalle grandi fabbriche urbane. E un bisogno politico di quelle avanguardie della classe operaia che hanno rifiutato, il riformismo come progetto di stabilizzazione del sistema. Sono queste avanguardie che, con le loro lotte hanno incrinato la struttura di comando dei padroni nelle officine, fatto saltare i meccanismi del terrore e dell'egemonia borghese e cioè hanno aperto e resa acuta la crisi di regime. Inoltre andiamo incontro ad una radicalizzazione dello scontro politico e sociale -e noi crediamo che la sinistra subirà inevitabilmente, con il progredire di questo scontro, un processo di polarizzazione in cui la discriminante sarà la posizione sulla lotta armata. In questo processo verrà coinvolto anche il PCI o per lo meno la sua anima comunista:
D. Credete comunque che l'azione armata di un gruppetto di avanguardia sganciato dalle masse abbia un'utilità?
R. L'azione . armata di un gruppetto sganciato dalle masse certo non ha possibilità di sorta. Altro è l'azione di un'avanguardia armata anche se molto piccola. Le BR non sono un gruppo. La nostra iniziativa armata è il frutto di un costante lavoro all'interno dello strato piú avanzato dell'autonomia operaia in tutte le piú grandi fabbriche del Nord. Un lavoro cominciato 4 anni fa alla Pirelli. Un lavoro poco clamoroso ma certamente -decisivo nel processo di formazione di una reale avanguardia rivoluzionaria.
D.. Pensate di poter costruire un'alternativa alla gestione sindacale?
R. Non si tratta di costruire un'alternativa alla gestione sindacale ma di costruire un quadro politico strategico diverso entro il, quale orientare la lotta sindacale.
D. A quale tipo di organizzazione clandestina di fabbrica mirate?
R. I nostri militanti nelle fabbriche operano per favorire la crescita a tutti i livelli dell'autonomia operaia. Siamo convinti, che questa crescita vada nel senso della costruzione di organismi di potere operaio.
D. Come rispondete a chi, e sono quasi tutti, sulla base del ragionamento del "a chi giova?" sostiene che siete dei provocatori perché oggettivamente fate il gioco delle destre?
R. Ci hanno mosso questa critica contemporaneamente il governo e l'opposizione, la destra e la sinistra, quasi tutti appunto! In generale chi ci muove queste accuse da sinistra parte da questo ragionamento: "Voi intervenite. sempre in prossimità di importanti scadenze politiche, dunque..." Ma può essere la tempestività del nostro intervento oggetto di una critica seria? Certamente no. Un intervento intempestivo sarebbe solo un intervento sbagliato. In realtà ci viene rimproverato il fatto che l'iniziativa armata introduce nel gioco politico istituzionale una variabile non prevista. Che questo `faccia `ì1 gioco della destra è un'affermazione niente affatto dialettica. Chi fa il gioco della destra, e lo fa fino in fondo, è chi si rifiuta di vedere che è in atto un processo controrivoluzionario; è chi si pone di fronte ad esso compiti solo difensivi; è chi ha: rinunciato a costruire e ad opporre un efficace movimento di resistenza.
D. Come rispondete a chi accettando la vostra collocazione politica sostiene comunque che non vi è nessuna possibilità di sviluppo del vostro disegno rivoluzionario?
R. Abbiamo fatto una scommessa con la storia e non l'abbiamo ancora vinta; questo è vero. Mala nostra esperienza di questi ultimi due anni taglia corto, con il pessimismo. È soprattutto esperienza delle lotte operaie: basti ricordare Mirafiori, il blocco di marzo-aprile '73, i "fazzoletti rossi" nell'ultimo contratto aziendale. Sono queste lotte, lo strato di avanguardie che esse hanno espresso, che stanno alla base dell'attuale possibilità rivoluzionaria nel nostro paese.
D. Quali misure adottate per garantirvi dall'infiltrazione di elementi provocatori nel vostro gruppo?
R. Il criterio fondamentale è il livello di coscienza politica e di militanza pratica che i compagni che si avvicinano a noi hanno dimostrato nelle lotte di massa. Tutti i nostri militanti hanno lavorato a lungo nel movimento di massa. La composizione sociale della nostra organizzazione è precisa: la quasi totalità dei nostri quadri sono operai. Nessun criterio è però infallibile, dunque neppure questo. Provocatori e confidenti però devono sapere che alla nostra giustizia non si sfugge facilmente...
D. Spesso è stato detto che la vostra matrice ideologica è marxista-leninista, cattolica e operaista: vi riconoscete in questo impasto?
R. La nostra matrice ideologica è comunista. I nostri punti di riferimento sono il marxismo-leninismo, la rivoluzione culturale cinese e le esperienze in atto dei movimenti guerriglieri metropolitani.
D. E' vero che il vostro modello politico-organizzativo è il movimento dei tupamaros?
R. No, non è esatto. Nessuna esperienza è ripetibile e l'Italia non è l'Uruguay; della esperienza dei tupamaros abbiamo però tenuto presenti importanti principi di organizzazione come la costruzione per colonne e la compartimentazione.
D. Potete delineare un vostro modello di organizzazione?
R. Il nostro punto di vista è che la lotta armata in Italia debba essere condotta da un'organizzazione che sia diretta espressione del movimento di classe. Il popolo è all'origine di tutto dunque bisogna unirlo, mobilitarlo e armarlo. Lo sviluppo di una prima -fase di guerra di guerriglia, in situazioni urbane e nelle grandi metropoli industriali europee ci sembra possibile guardando l'esperienza e i limiti dei primi gruppi armati tedeschi, francesi e italiani a due condizioni: la crescita di momenti reali di potere operaio armato nelle piú grandi fabbriche, nei poli di classe piú significativi e nei rioni popolari dove maggiormente si concentrano rivolte e sfruttamenti; la costruzione di una "forza regolare strategica» addestrata ad affrontare dal punto di vista della lotta armata tutti i compiti che si presentano ai diversi livelli di scontro.
[60]

Nell'arco di tutta la sinistra, l'unica componente a dare una risposta politica all'intervista, è la IV Internazionale (GCR), che sul periodico "Bandiera Rossa," pubblica un articolo firmato da Maitan in cui viene analizzato il documento delle BR.
È un raro esempio di critica negativa seria e documentata. Si riconosce innanzitutto l'appartenenza :delle BR al campo della sinistra rivoluzionaria, e ci si rifiuta di unirsi "al coro impudico di esecrazioni ipocrite e di denunce opportunistiche che ha caratterizzato anche le prese di posizioni delle organizzazioni della estrema sinistra." Si passa poi a discutere il documento delle BR. Secondo Maitan non è corretto parlare di "fascismo neogollista" come la via per, salvare le apparenze della democrazia borghese: "In Italia sussiste un regime di democrazia borghese parlamentare in cui la classe operaia può imporre il rispetto di una serie di elementari diritti [.,.]. 1 risultati del referendum del 12 maggio [...] dimostrano che per la classe operaia il terreno della lotta legale non è affatto chiuso."
È inoltre generico, secondo Maitan, affermare che la lotta armata sia una esigenza che nasce dalle grandi fabbriche urbane. Cosí come generica è l'allusione al tipo di organizzazione clandestina in fabbrica, cosí come il richiamo al marxismo-leninismo (in quale versione?) e ai suoi "miti guerriglieri" (quali e in quale periodo?).
Alcune formulazioni, come quelle della crescita di momenti reali di potere proletario in fabbrica, riecheggiano secondo il giornale della IV Internazionale, certe idee avanzate dall'ERP argentino "non siamo di fronte ad una concezione militarista o fochista allo stato puro, alla Debray del '67, per esempio," ma ciò non toglie che l'analisi della situazione è troppo generica.
In particolare, alcune enunciazioni sembrano racchiudere "una concezione gradualistica: come se un potere armato alternativo potesse venire costruito poco a poco cominciando da qualche fabbrica o da qualche quartiere
[...]. Il problema dell'armamento del proletariato a livello di massa non si potrà porre che in una situazione rivoluzionaria di dualismo di potere."
Infine "nel contesto di crisi generale del sistema, non è affatto escluso che gruppi ridotti di militanti impegnati in azioni armate possano conseguire qualche successo [...], ma i rivoluzionari devono avere un disegno strategico complessivo, delineare un'alternativa globale" che, sempre secondo "Bandiera Rossa," sembra mancare alle BR.[61]

Il 18 maggio viene diffuso il sesto comunicato. In esso, per la prima volta, si parla esplicitamente di condanna a morte:

Comunicato n. 6

1) E un mese che Mario Sossi è nostro prigioniero. È un mese che vi guardiamo in faccia. Nessuna maschera può piú nascondere il vostro volto disumano e fascista. Abbiamo preso uno di voi e voi lo avete abbandonato. Egli ha ammesso macchinazioni e intrighi a danno dei compagni comunisti del 22 Ottobre e voi avete risposto che è un soggetto psicoflebile. Egli ha denunciato personaggi e responsabilità e voi avete chiesto la censura della stampa e della Rai TV come i peggiori regimi fascisti. È una ributtante ottusità la vostra, e tanta, tanta viltà che non ci consente di rispettarvi neanche come nemici. Ma avete dimostrato soprattutto un'altra cosa: che siete sensibili ad una sola legge, quella della forza. Ed è con quella moneta che intendiamo pagarvi.
2) Abbiamo prove puntuali e fotocopie di atti istruttori che riguardano il già citato traffico di armi. Mario Sossi ha reso ampia testimonianza su tutto ciò- Inoltre egli ha scritto e sottoscritto un atto di accusa preciso e circostanziato contro chi, oggi, lo ha abbandonato al suo destino. Noi non crediamo alle vostre leggi e lasciamo ai "democratici" le illusioni sulla vostra giustizia. Ma per noi, ciò che egli ha detto e scritto è come un grande specchio in cui compaiono facce note e meno note che non intendiamo dimenticare. Questa battaglia sta ormai per concludersi, ma non la guerra. Presto verrà anche il loro turno.
3) Alcuni tra gli avvocati dei compagni del 22 Ottobre stanno frapponendo ogni genere di ostacoli alla loro liberazione. E' un comportamento che non tollereremo oltre perché questa gente ha venduto i compagni alle varie polizie. Un invito ad essere piú precisi ed espliciti verrà accolto!
4) Alla legge della forza rispondiamo con la ragione e con la forza. Ha sbagliato i suoi calcoli chi ha ritenuto che non avremmo combattuto fino in fondo. Ci assumiamo tutte le responsabilità di fronte al movimento rivoluzionario affermando che, se entro 48 ore - a partire dalle ore 24 di sabato 18 maggio - non saranno liberati gli 8 compagni del 22 Ottobre secondo le modalità del nostro comunicato n. 4,. Mario Sossi verrà giustiziato. Verrà giustiziato per i reati di cui si è reso personalmente responsabile.
5) Riaffermiamo che, comunque si concluda questa battaglia, punto irrinunciabile del programma politico della nostra organizzazione è la liberazione di tutti i compagni detenuti politici.
[62]

Mario Sossi, come abbiamo già rilevato, si rende perfettamente conto che a condannarlo a morte non sono le BR. In un diario, tenuto in carcere e corredato di vignette, chiarisce molto bene questa convinzione e l'acquisita consapevolezza di come siano profonde le contraddizioni all'interno delle istituzioni statali:

Dottor Coco, perché non vieni al mio posto? E' o non è, in base all'ordinamento giudiziario, il procuratore della repubblica responsabile di tutti (senza distinzione) gli atti dei suoi sostituti? Perché hai rifiutato di dirlo? Vieni, Umberto Catalano, tu sei uomo di fegato, e uomo d'onore. C'è posto anche per te! Credo, Taviani, nella tua fermezza "democratica e antifascista"; non bisogna transigere! All