Biblioteca Multimediale Marxista
IL MOVIMENTO STUDENTESCO
PERCHE' OGGI E' NECESSARIO INTENSIFICARE LA LOTTA?
Gli studenti dell'ateneo bolognese hanno espresso con le loro lotte un deciso rifiuto di qualsiasi proposta cogestionale. I vari Cdf invece nel tentativo di riportare indietro le lotte a forme di partecipazione e collaborazione subordinata, e tutto intero il corpo accademico, rifiutando qualsiasi confronto di massa con gli studenti, hanno abdicato alla loro funzione istituzionale. Tutto ciò ha reso chiaro che l'università non è una grande famiglia in cui gli interessi di tutti siano conciliabili intorno a un tavolo, in una trattativa anche lunga e laboriosa, ma che gli interessi erano e sono antagonistici, e in questo senso fuoriescono dall'ambiente universitario. D'altra parte le occupazioni non si rivelano lo strumento decisivo e più forte in mano agli studenti. La situazione di stallo testimoniava che i Cdf avevano ben pochi interessi diretti nei diversi istituti universitari, ed erano invece solo un apparato burocratico di gestione amministrativa. L'occupazione non era inutile ma era un primo e fondamentale momento di autorganizzazione, di presa di coscienza e di chiarimento politico degli studenti.
SIGNIFICATO DELL'OCCUPAZIONE DEL RETTORATO
A questo punto l'occupazione del Rettorato rappresentava il primo momento di unificazione delle lotte a livello di ateneo. Unificazione che non avveniva su basi solidaristiche, ma sulla piena chiarificazione degli obbiettivi, del loro significato comune e della necessità di attaccare i veri centri di potere. Di fronte a questo atto le forze politiche della città e del paese prendevano per la prima volta posizione ufficiale in riferimento ai problemi suscitati dagli studenti. Interrogazioni parlamentari, contatti diplomatici, intervento della magistratura, ecc. testimoniano che tutte le forze della società civile erano state toccate e coinvolte. Il potere che si era andati a colpire non era solo il potere universitario, ma era un potere più generale, cioè potere politico e istituzionale. Quindi l'occupazione era rottura di equilibri istituzionali generali e legalitari e apriva lo spazio concreto per al repressione attraverso l'intervento della magistratura, l'interpellanza parlamentare del senatore veronesi, la diffamatoria campagna di stampa del "Resto del Carlino"-
RIFORMA SULLO
Questa riforma rappresenta il tentativo governativo di ingabbiare in istituti cogestionali tutte le frange di dissenso che un anno di lotte studentesche hanno evidenziato. E' chiaro quindi come questo piano possa passare solo e unicamente col consenso degli studenti e quindi in una situazione di "pace sociale". In questo senso il piano Sullo prevede la ricostituzione dei Consigli di Facoltà - da organi di tetra conservazione ad organi di illuminata e paternalistica apertura. Ma nel momento in cui gli studenti chiedono concreti cambiamenti delle loro condizioni materiali questi stessi consigli perdono qualsiasi funzione. In questa logica si spiega il fatto che da una parte si siano dati latitanti e dall'altra parte abbiano potuto semplicemente proporre un ritorno alla situazione iniziale.
IL CONFRONTO POLITICO DI MASSA HA VERIFICATO LA VALIDITA' DI QUESTO DISCORSO E HA CONFERMATO LA DISPONIBILITA' ALLA LOTTA DI TUTTI GLI STUDENTI. DA QUI BISOGNA PARTIRE PER ANDARE AVANTI E COLPIRE AL MOMENTO GIUSTO E NEL PUNTO GIUSTO.
L'OBBIETTIVO COMUNE DI LOTTA SONO ALLORA I CENTRI DI RICERCA
COME CENTRI DI POTERE CONOMICO E POLITICO DI QUELLE FORZE CHE NELLA SOCIETA'
PERPETUANO IL DOMINIO DI CLASSE.
CONTRO QUESTE FORZE BISOGNA COMBATTERE PER ARRIVARE ALLA VITTORIA
HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!
Movimento Studentesco
Bologna 11 febbraio 1969
RELAZIONE DEL COLLETTIVO DI LETTERE E FILOSOFIA ALL'ASSEMBLEA
GENERALE
La Facoltà di Lettere e Filosofia è stata occupata dal Movimento studentesco il 27 gennaio 1969 sulla base di questa mozione approvata a stragrande maggioranza dall'Assemblea generale degli studenti della Facoltà:
"L'Assemblea degli studenti di Lettere e Filosofia, riunita
il 27 gennaio 1969, individuando nella prova scritta e nei preesami di Italiano
una forma di selezione tendente ad appurare una formazione professionale tale
che perpetui e consolidi l'attuale assetto socio-economico fondato sull'oppressione
delle classi sfruttate, preso atto del rifiuto posto dal prof. Spongano alla
proposta di abolire la prova scritta ed i preesami di Italiano e di considerare
come prive di ogni valore discriminatorio le prove scritte già sostenute
nella presente sessione, decide l'occupazione della Facoltà a tempo indeterminato:
I) Al fine di esercitare sul Consiglio di Facoltà una pressione tendente
alla abolizione di tutti i suddetti preesami in quanto discriminatori.
II) Al fine di aprire una fase di discussione fra tutti gli studenti sui problemi
della selezione e della destinazione professionale.
III) Al fine di permettere un dibattito ed una presa di posizione sul piano
di riforma Sullo."
La decisione di occupare la Facoltà costituiva lo sviluppo
conseguente del lavoro politico svolto in precedenza all'interno della facoltà
e che si era articolato in interventi alle lezioni e agli appelli delle prove
preliminari e tendeva a porre in evidenza il contenuto ideologico e la dinamica
selettiva dell'insegnamento universitario in generale e di alcune delle sue
infrastrutture didattiche in modo particolarmente manifesto.
All'interno della Facoltà occupata il lavoro si sviluppava nelle seguenti
direzioni:
1) Significato politico del piano Sullo nel quadro generale dello sviluppo della
lotta di classe nel paese.
2) Analisi della funzione professionale del laureato in Lettere e Filosofia
e collegamento pratico con tutte le forze in lotta all'interno della scuola
(studenti medi, insegnanti medi, docenti universitari subalterni).
3) Collegamento e partecipazione alle lotte operaie.
La risposta del consiglio di Facoltà giunta a conoscenza degli studenti
attraverso gli organi della stampa cittadina era così articolata:
"Il Consiglio della facoltà di Lettere e Filosofia nell'esercizio
delle sue responsabilità verso tutti gli studenti, posto di fronte ad
un'occupazione che interrompe la vita della Facoltà e che non solo impone
di fatto l'interruzione degli esami di profitto e di laurea mettendo in rischio
l'appello invernale, ma rende anche impossibile il proseguimento della sperimentazione
didattica, già avviata con gli esami mensili e i seminari, fa presente
agli studenti impegnati nel rinnovamento dell'università che la pressione
dell'occupazione in atto impedisce ogni discussione sulle modalità della
prova scritta di Italiano come di qualsiasi altro esame, e riafferma il proprio
convincimento circa l'indispensabilità della suddetta prova scritta,
la quale non è in alcun modo discriminatoria. La Facoltà ricorda
ancora una volta che la sede istituzionale per la discussione di ogni problema
che concerne i suoi ordinamenti interni è costituita dal Consiglio di
Facoltà allargato, al quale la componente studentesca è stata
ripetutamente e vanamente invitata a partecipare con proprie qualificate rappresentanza."
Ci troviamo ora di fronte con questo documento ad una chiara testimonianza di
un atteggiamento preciso della classe accademica che viene sempre più
nettamente a definirsi e a manifestarsi: oggi gli accademici non si presentano
più nei panni degli arcaici baroni puntigliosi difensori del privilegio
personale, ma come controparte politica coerente, compatta e consapevole.
Per comprendere in tutto il suo significato politico la risposta del CdF - così
come l'atteggiamento del CdF di Ingegneria nei confronti della lotta dei compagni
di quella Facoltà - è necessario considerarla all'interno di un
contesto politico generale.
La situazione attuale è caratterizzata dal fatto che il potere politico
(espressione di un equilibrio, precario, fra le varie forze interne al capitale)
si muove su due direzioni fondamentali: da una parte avanza proposte riformistiche
che tentano di occultare le contraddizioni più immediate ed evidenti,
dall'altra attua una repressione sempre più violenta nel tentativo di
intimidire e di distruggere, anche fisicamente, le avanguardie di massa nate
nel corso delle lotte passate, di separarle e contrapporle alle masse, di imporre
alla masse stesse le riforme.
In questo senso il piano Sullo si caratterizza come riforma repressiva, in quanto
esprime il tentativo di isolare il Movimento studentesco dal contesto generale
della lotta di classe: infatti, proponendo in forma mistificata l'attuazione
di alcune delle richieste avanzate dal Movimento l'anno passato, mira ad imporre
ad esso la cogestione pacificante in una università divenuta un tranquillo
"ghetto d'oro" separato dalle contraddizioni che si sviluppano nella
società capitalistica. Nulla di più dunque che l'ipotesi di una
università riformata che occulti temporaneamente le proprie contraddizioni
specifiche.
La comprensione di quest'analisi richiede una autocritica profonda da parte
del movimento studentesco rispetto ad alcuni punti del discorso politico proposto
lo scorso anno. In particolare ciò significa rifiutare come risolutivo
e funzionale al momento attuale della lotta l'obiettivo della ristrutturazione
didattica, che aveva costituito l'asse portante dell'intervento politico dell'anno
passato.
A questa presa di posizione del CdF, l'Assemblea Generale degli studenti ha
risposto con questa mozione approvata a larghissima maggioranza:
"L'Assemblea della facoltà di Lettere e Filosofia riunitasi il 31/1/69,
avendo preso coscienza del fatto che l'atteggiamento duramente repressivo ed
intimidatorio del CdF copre in realtà il tentativo di isolare e separare
l'avanguardia dalle masse studentesche, per fare poi passare la cogestione al
potere autoritario e la riforma Sullo tendente al controllo sugli studenti ed
alla subordinazione sempre più stretta, ritiene che solo intensificando
la lotta e generalizzandola a livello d'Ateneo, si possa battere la repressione
in atto e la volontà riformistica che dietro a tale repressione si nasconde.
L'Assemblea decide pertanto l'occupazione degli istituti della Facoltà
e delle Biblioteche a tempo indeterminato.
Coordiniamo la lotta delle singole Facoltà.
Proponiamo la convocazione di un'Assemblea d'Ateneo."
L'intensificazione della lotta a livello di Facoltà
ha trovato una puntuale verifica nella convergenza con la necessità di
allargamento dello scontro riscontrata dal Movimento in tutte le altre Facoltà
occupate, con la necessità cioè di rispondere adeguatamente al
disegno generale del corpo accademico che tenta, compatto, di imporre al cogestione,
sulla linea della riforma Sullo.
Sulla base di queste esigenze politiche il Movimento ha trovato un importante
momento di unificazione che si è attuato praticamente nell'occupazione
del Rettorato. Questa occupazione rappresenta un momento concreto di radicalizzazione
del conflitto a livello di ateneo volto ad impedire mediazioni di qualsiasi
tipo che possano creare le premesse per il passaggio della cogestione e della
riforma Sullo.
Con queste motivazioni il Collettivo di Lettere e Filosofia ha discusso e approvato
la seguente mozione:
"L'Assemblea degli occupanti di Fisica, Lettere, scienze Biologiche, senza
sovrapporsi all'esigenza montante di forme più radicali di lotta, decide
di occupare il rettorato dell'università bolognese come risposta ad un'operazione
politica mistificatoria tesa a presentare il senato accademico e la sua sede
come terreno neutro di arbitrato tra gli studenti e i CdF. Questa operazione
tende a ripresentare e a ricostruire una forza politica "super partes"
come terreno di risoluzione pacifica degli eventuali dissidi che si presentano
all'interno dell'università. Questa neutralità dell'organismo
universitario non esiste ed è stata svelata e sconfitta da un anno di
lotte studentesche, e non sarà permesso ad alcuno di ricostruirsi una
verginità di neutro gestore della istituzione universitaria. A partire
da questa occupazione le assemblee si impegnano a convocare le assemblee generali
di facoltà per discutere il significato politico di questa occupazione
del Rettorato e la prospettiva di una ulteriore intensificazione della lotta.
Per questo si propone una giornata di lotta a livello di ateneo, che si concretizzi
in una assemblea generale di tutte le facoltà in lotta e che, partendo
dalle esperienze pratiche delle singole situazioni, sia in grado di attuare
una sintesi politica e di individuare obbiettivi unificanti nella direzione
della intensificazione della lotta al piano Sullo. Questa assemblea dovrà
tenersi mercoledì 5 febbraio 1969."
MOVIMENTO STUDENTESCO E PIANO SULLO
PREMESSA
Il “piano Sullo”, come tutti i piani precedenti (vedi Gui-Codignola
e Scaglia-Leone), si presenta come (a) un tentativo di “aggiustare”
una università che fa acqua da tutte le parti, e come (b) una risposta
alle lotte che gli studenti vanno conducendo contro le strutture della scuola
e della società.
Ci interessa prendere soprattutto in esame il punto (b) per vedere quale tipo
di scelte politiche sta alla base del piano stesso.
1. UNIVERSITA’ E SOCIETA’
Su questo problema fondamentale l’analisi del Movimento studentesco è
stata chiarissima: l’università –e la scuola in generale-
si presenta oggi in Italia come un’istituzione strettamente legata alle
esigenze di chi detiene il potere politico ed economico, cioè dei grossi
capitalisti. Università di massa significa proprio questo: che l’istruzione
universitaria mira soltanto a creare dei “tecnici”, senza alcuna
capacità critica, da utilizzare direttamente nel processo produttivo
con mansioni puramente esecutive. ALL’UNIVERSITA’ NON SI ELABORA
E NON SI COSTRUISCE LA “CULTURA”, MA SI SUBISCE UN INDOTTRINAMENTO
IDEOLOGICO IN FUNZIONE DEL MANTENIMENTO E DELLA RIPRODUZIONE DEL SISTEMA SOCIALE
ESISTENTE. Lottando contro questa situazione oppressiva che vede lo sfruttamento
del lavoro intellettuale in funzione degli interessi capitalistici, il movimento
studentesco impone il rovesciamento di questa logica usando l’università
contro il sistema degli interessi costituiti.
Invece il piano Sullo, mentre nell’articolo 1 tenta di mistificare la
realtà di fatto parlando di “autonomia” dell’università,
negli articoli 2 e 9 prevede dei rapporti strettissimi sia con le strutture
economiche del sistema (confronta il decentramento e l’istituzione di
nuove facoltà dove lo sviluppo capitalistico necessita di forza-lavoro
specializzata), sia con le strutture politiche esistenti (vedi la struttura
degli “organi di governo”, con al vertice il consiglio Nazionale
Universitario; vedi, inoltre, i rappresentanti della Regione, della Provincia,
del Comune e della camera di Commercio che dovrebbero far parte dei Consigli
di Ateneo e della Giunta).
2. POTERE E PARTECIPAZIONE
La prima parola d’ordine del M.S. durante le lotte dello scorso anno era
stata “POTERE STUDENTESCO”. Gli studenti, intellettualmente espropriati
in modo sistematico, richiedevano di poter fare finalmente in prima persona
tutte quelle scelte politiche e culturali che sono sempre state (e sono ancora)
fatte sulla loro pelle da un ristretto numero di accademici. Ma il discorso
del M.S. non si limitò al piano delle rivendicazioni più o meno
sindacali che riconobbe subito come obbiettivi facilmente integrabili: si presentò
fin dall’inizio come un discorso politico generale nel momento stesso
in cui riconosceva nell’antiautoritarismo accademico un’espressione
dell’autoritarismo esistente a tutti i livelli della nostra società
classista e violenta.
Oggi le risposte alla nostra lotta politica non sono diverse da quelle paternalistico-autoritarie
che ci vennero fatte l’anno scorso dai professori più o meno progressisti
della nostra facoltà.
Ancora una volta ci viene proposta una “partecipazione” completamente
priva di potere alla gestione dell’università. (Detto per inciso,
già l’anno scorso si disse che l’unica proposta ragionevole
che poteva essere fatta per ristabilire realmente i rapporti di parità
fra le varie componenti universitarie era quella di trasformare i vari organismi
universitari, come i consigli di facoltà, i consigli di corso ecc., in
assemblee generali nelle quali insieme a tutti i professori di ruolo fossero
presenti anche tutti gli assistenti e incaricati e tutti gli studenti). Ancora
una volta, ciò che è più grave si tenta di soffocare la
spinta eversiva del movimento studentesco nelle acque stagnanti della burocrazia
rappresentativa. (Quanto poi all’alternativa che viene lasciata alle decisioni
degli studenti circa l’istituzionalizzazione o la non-istituzionalizzazione
delle rappresentanze studentesche negli organismi universitari, non si fatica
a comprendere che si tratta di una falsa alternativa: E’ FINT ROPPO FACILE
NON ISTITUZIONALIZZARE IL NOSTRO NON-POTERE.
3. LA DIDATTICA
Anche dal punto di vista della didattica la situazione rimane sostanzialmente
immutata e non si tiene alcun conto della critica rivolta dagli studenti nei
confronti di esami, piani di studio, ecc. Ogni possibile cambiamento viene demandato
ad organismi nei quali gli studenti o non sono presenti (vedi CNU) o sono presenti
in minoranza predeterminata.
Ancora una volta una prova concreta che se gli studenti vogliono ottenere dei
mutamenti anche parziali devono condurre la loro lotta al di fuori di ogni schema
istituzionale.
CONCLUSIONE
Chiunque abbia un minimo di esperienza di lotte studentesche comprende bene
come, in ultima analisi, anche questo “piano di riforma” rientri
nel più vasto disegno dello stato borghese di rimettere ordine laddove
si è aperta una contraddizione mediante la tradizionale politica del
bastone della carota. Così, mentre da un lato esso con i manganelli e
con i mitra interviene a reprimere le lotte degli operaie degli studenti, dall’altro
tenta con una riforma quanto mai generica e superficiale di rimettere in sesto
una situazione universitaria ormai putrescente. Ma tutti i tentativi (destinati
sicuramente a fallire, non fosse altro per la loro ingenuità) di rendere
l’università ancora più funzionale all’economia neocapitalistica
troveranno sempre gli studenti pronti a respingere ogni mistificazione e ad
attuare –nella pratica- un uso anticapitalistico dell’università.
Vale a dire adoperare l’istituzione alla quale sono legate in misura sempre
crescente le sorti del tardo capitalismo come il luogo in cui si svolge il primo
atto di una lotta che condurrà al rovesciamento totale del capitalismo
stesso.
Documento di lavoro della Facoltà di Magistero, da Che
Fare, N. 5/1969
SCIENZA, TECNICA, INDUSTRIA
Nell’attuale periodo di sviluppo della società
capitalistica, o meglio del capitale, esiste una catena integrata e continua
a livello di utilizzo della fase produttiva e della divisione del lavoro tra
la scienza, la tecnica e l’industria. Esaminando questo tipo di problema
emerge come fatto sostanziale appunto la divisione del lavoro.
Infatti alla scienza viene chiesto di scoprire nuove realtà fattuali,
intendendo qui come realtà fattuali sia la possibile estensione dell’universo
tecnologico attraverso nuove selezioni fra le componenti dell’universo
tecnologico preesistente (ad esempio i transistors), sia il “successivo”
utilizzo di nuove realtà fisiche (ad esempio le onde hertziane, la radioattività,
ecc.). Il ruolo che gioca questo ampliamento dell’universo tecnologico
è, nell’attuale momento di sviluppo della fase produttiva, evidente:
si tratta di creare nuovi canali di consumo e nuove tecnologie, al fine di rimandare
o addirittura evitare le crisi altrimenti implicite nel sistema.
Alla tecnica viene invece demandato un compito diverso. Si tratta di agire su
questo ampliamento della realtà fattuale specificando concretamente dalla
larga generalità dei fatti fisici le utilizzazioni congruenti e/o necessarie
alla preesistente struttura economico-produttiva. E’ opportuno a questo
proposito notare l’uso del termine “utilizzazione congruente”:
non è infatti meccanico il passaggio dalla fase della scoperta di nuove
realtà fattuali alla fase più propriamente tecnologica (ad esempio
i problemi dei monopoli). Inoltre la tecnica deve occuparsi di fissare le procedure
o i “protocolli” con cui costruire concretamente l’oggetto
tecnologico.
Infine all’industria, in realtà la classe operaia, viene chiesto
di utilizzare concretamente questi protocolli per costruire gli oggetti.
I tre diversi momenti sopraddetti si distinguono quindi per salti qualitativi
all’interno della stessa catena. Mentre infatti l’operaio agisce
sulla realtà fattuale solo attraverso protocolli fissati di comportamento,
il tecnico agisce nel senso invece di dare una specificazione alla realtà
fattuale; il ricercatore deve infine ampliare questa realtà fattuale.
Non si deve tuttavia concludere che questi tre momenti, ben distinti a livello
teorico, lo siano altrettanto nella prassi, ovvero che alla divisione logica
corrisponda una rigida divisione dei compiti produttivi. E’ questa per
esempio la problematica dei tecnici intermedi, della ricerca applicata, ecc.
Inoltre tende a scomparire anche al divisione logica tra i diversi momenti,
perché ormai al specificazione della realtà fattuale, cioè
il momento tecnico, viene effettuata mutando metodi e protocolli dal momento
produttivo, mentre a sua volta la ricerca assume e utilizza gli strumenti e
le procedure fino ad allora utilizzati nella tecnica. Avviene pertanto la nascita
del lavoro di gruppo con correlata divisione del lavoro ed utilizzazione dei
metodi di produzione industriali alla ricerca, anche a quella cosiddetta “pura”,
e la scomparsa della figura del libero professionista, ecc.
Per esprimere in breve questo processo basta dire che si sta assistendo alla
proletarizzazione del lavoro intellettuale, che, come abbiamo visto, avviene
su due piani: uno in cui si distrugge la distinzione logica e metodologica tra
i vari momenti, e l’altro, anche più concreto, in cui l’appropriazione
del risultato del lavoro sui diversi momenti viene ad essere effettuata nella
stessa maniera.
Ora questo tipo di esame è evidentemente viziato dal fatto che è
ad un puro livello descrittivo, fenomenologico, quindi limitato. Esso va integrato
con un’analisi a livello più profondo: in pratica, cioè,
bisogna esprimere su questa tendenza anche un giudizio ed una scelta politica.
Occorre vedere qual è a livello di lotta di classe il riflesso del precedente
esame.
I punti principali sono due:
a) Avviene e si svolge una solidarietà reale tra coloro che sono impegnati
nei vari momenti produttivi;
b) viene creata, allo scopo di evitare questa solidarietà, una falsa
coscienza di classe.
Quindi proprio nel momento in cui dallo sviluppo delle forze produttive si verifica,
a livello sociale, la divisione del lavoro, si tende a creare una falsa coscienza
di massa, per eliminare il pericolo che il nuovo proletariato prenda coscienza
di sè.
Risulta ovvia quale sia la prospettiva di intervento politico: dare coscienza
reale al nuovo proletariato. Naturalmente si suppone che esista già,
nel vecchio proletariato, una coscienza di classe, con cui confrontarsi, e una
lotta politica condotta dal proletariato stesso, a cui unirsi. Qualora questa
coscienza e questa lotta manchino, non è che il processo di gestione
di un nuovo proletariato non provochi tensioni e difficoltà, come le
agitazioni studentesche negli Usa; ma queste vengono riunite a livello di falsa
coscienza e quindi non possono sfuggire al destino di una rigida integrazione
al sistema.
Ora, per quello che riguarda il problema universitario, si deve notare che una
lotta a tale livello si manifesta, per quanto concerne il tipo di intervento
precedentemente accennato, come singolarmente attiva e critica. E’ infatti
anche e soprattutto nell’Università che si dà una falsa
coscienza; è qui proprio che si costruisce il nuovo tecnico. Ciò
avviene sia attraverso l’insieme dei mezzi operativi di cui il futuro
tecnico viene fornito, sia con i limiti culturali e sociali di cui questa formazione
viene avvolta.
Occorre quindi:
1) demistificare fino in fondo il mito della divisione culturale e della chiusa
aristocrazia delle culture specifiche e proporre una cultura critica e rivoluzionaria,
nel senso di potere essere in grado di meditare su sé stessa e sull’utilizzo
che ne viene fatto; è necessario cioè un momento totalizzante
di costruzione ed uso di questa cultura (è in questo senso che prendono
ragione i controcorsi e le altre iniziative analoghe);
2) lottare contro la produzione di tecnici immediatamente omogenei al processo
produttivo, perché questa lotta tende a garantire il futuro tecnico dallo
sfruttamento, con una generale forma di difesa ed offesa del proletariato.
Il punto essenziale è il collegamento con le forze proletarie; esso,
a livello universitario, può avvenire qualora le lotte stesse si intendano
come un modo per cominciare a dare alla nuova classe coscienza di sé,
con l’appoggio esplicito del proletariato, e, a volte, con subordinazione
alle lotte più generalmente condotte dal movimento operaio.
R. Bergamini, B. Giorgini, A. Cristallini
Nell’occupazione dell’Istituto di Fisica di Bologna,
15 dicembre 1967
ISTITUZIONI DI DIRITTO ROMANO
STUDIO DOGMATICO INUTILE SELETTIVO
E' assurdo pretendere di fornire un'immagine attendibile della realtà normativa del Mondo Classico senza il possesso di strumenti esegetico-critici che presupporrebbero una specifica preparazione storico-filologica.
L'eredità romanistica nel diritto moderno ha subito tanti e tali viluppi (elementi di origine corporativa, diritto comune, elementi di derivazione canonistica, legislazione di ispirazione giusnaturalistica, istituti tratti dalla nuova realtà dei traffici, dalla forma giuridica di organizzazione del capitalismo industriale) da apparirci ormai logora ed inutile come propedeutica formativa per la comprensione degli istituti giuridici vigenti.
L'insegnamento del Diritto Romano si basa sulla conoscenza della lingua latina e si pone al vertice di una gerarchia selettiva che tende ad escludere dalla facoltà la maggioranza dei giovani che escono dalle scuole medie superiori.
IL MOVIMENTO STUDENTESCO per questi motivi, ed oltre ad essi
per espandere il tempo di lavoro sociale e di autoeducazione politica degli
studenti CHIEDE L'ABOLIZIONE DELL'INSEGNAMENTO DELLE DISCIPLINE ROMANISTICHE
ISTITUZIONALI;
IL MOVIMENTO STUDENTESCO non è disponibile sull'argomento per alcuna
contrattazione nŠ presenta progetti alternativi come formulazione di piani
di studio, perché RIFIUTA LA CATTURA COGESTIONALE;
IL MOVIMENTO STUDENTESCO SI IMPEGNA AD ATTUARE FORME DI LOTTA CHE RENDANO IMPOSSIBILE,
da parte degli accademici, L'ELUSIONE DEL GRAVE PROBLEMA DIETRO IL PARAVENTO
BUROCRATICO DELLA ECCEZIONE DI INCOMPETENZA
Volantino del Movimento studentesco di Giurisprudenza, s.d.
STUDENTI
L'assemblea generale degli studenti di Lettere e Filosofia,
riunitasi il 24/1/69, ha proceduto all'analisi dei fatti accaduti il 22/1/69
durante lo svolgimento del preliminare scritto d'Italiano. Alla richiesta di
uno studente di porre in discussione il significato della prova stessa, il professor
Spongano, come unica risposta, sospendeva la prova e si allontanava. Veniva
poi comunicato che essa si sarebbe svolta il giorno 30. L'Assemblea, senza prendere
in considerazione l'atteggiamento autoritario del professor Spongano, e senza
soffermarsi sull'inutilità evidente dell'intera prova nel suo complesso
(quest'esame infatti si propone come ripetizione delle procedure didattiche
della scuola secondaria e del preliminare di Letteratura), ravvisa questo episodio
come un esempio estremamente chiaro della contradditorietà del criterio
selettivo che contraddistingue la pratica burocratica dell'esame come tale.
Infatti esso, in qualsiasi forma si presenti, rivela il carattere autoritario
e repressivo della struttura universitaria che rispecchia precisi obbiettivi
di elezione falsamente meritocratica, fondati in ultima analisi su una concezione
classista dello Stato e della società. Tale concezione tende non solo
a dividere gli studenti col falso giudizio del merito, tra una élite
ristretta che avrà la capacità e il potere di produrre cultura
e ideologia (creando ad esempio per essa seminari, collegamenti editoriali,
ecc.) e una massa subalterna e dequalificata che porterà nelle scuole
nozioni e cultura basate su questa divisione fra chi comanda e sa e chi non
comanda e non sa. Riprodurre cioè fra gli allievi i medesimi metodi e
strumenti autoritari e discriminatori nei confronti soprattutto dei figli dei
contadini e operai e ceti subalterni, riproducendo e confermando la divisione
in classi.
L'ASSEMBLEA quindi
1) Chiede l'immediata abolizione della prova scritta come delle altre prove
preliminari.
2) Propone inoltre come obbiettivo, nel quadro della contestazione dell'esame,
la abolizione delle altre prove immediatamente discriminatorie.
3) Esige all'interno della Facoltà lo svolgimento di un ampio dibattito
sull'esame e sulla qualificazione e destinazione professionale del laureato
di Lettere e Filosofia.
Volantino del Movimento Studentesco di Lettere e Filosofia,
s.d.
SCHEMA DI LAVORO DEL CENTRO STAMPA
Il centro stampa è un'attività politica ed un
momento immediatamente organizzativo del Movimento studentesco.
La proposta di lavoro del centro stampa si svolge e si sviluppa come partecipazione
al lavoro di produzione e riproduzione del centro tesso.
L'organizzazione dei mezzi di produzione del centro stampa Š attuata nella
sede dell'Università.
Attività del Centro Stampa:
a) controinformazione
b) informazione
La controinformazione:
1) Controstampa
2) Organizzazione di assemblee-dibattito sui fatti che siano stati utilizzati
dal monopolio dei mezzi di comunicazione, in mano al capitale, come strumenti
di manipolazione delle masse.
Problema dell'ideologia della comunicazione e sua funzione di dominio nell'ambito
della lotta di classe.
Informazione:
1) Informazione sulla situazione complessiva della lotta studentesca: Bollettino
(Pav‚)
2) Documentazione:
a) Teoria rivoluzionaria;
b) Documenti elaborati dal Movimento Studentesco;
c) Raccolta e distribuzione di documenti della lotta operaia e studentesca sul
piano nazionale e internazionale.
Problema della rete di informazione e controinformazione
3) Agitazione politica e comunicazione dei contenuti politici del Movimento
studentesco. Interruzione del circuito chiuso del discorso politico: agitazione
politica per mezzo di manifesti e volantini nelle fabbriche, scuole, città
e campagna in forma specifica tale che il comunicato politico sia immediatamente
una rottura istituzionale.
Problema dello viluppo in forma scientifica dei mezzi di agitazione dalla forma
stampata fino a mezzi tecnici come cinema e radio.
Dell'organizzazione dei mezzi di produzione del centro stampa e dell'agitazione politica.
Il problema tecnico è la base materiale dell'organizzazione
politica. Corrisponde a fattori di necessità dal cui controllo dipende
l'efficacia dell'attività politica.
L'organizzazione tecnica dei mezzi di produzione del centro stampa come i mezzi
di lavoro dello tesso si basano sulla divisione del lavoro.
Alla divisione del lavoro si oppone l'unità dell'azione politica.
L'unità dell'azione politica si manifesta e si realizza nell'agitazione
politica. L'agitazione politica è il mezzo ambientale necessario per
lo viluppo di uno specifico lavoro politico.
Il lavoro del centro stampa come pratica unitaria è diretto a creare
e mantenere nella scuola, nelle fabbriche, nelle campagne e nelle città
la tensione politica generale che permette una migliore chiarezza e realizzazione
del lavoro politico specifico.
Il contenuto politico del centro stampa, che è immediatamente la lotta
del movimento studentesco determina il carattere nettamente "strumentale"
del centro stampa. Cioè il centro stampa si nutre della lotta del movimento
e si pone nei confronti di questa come moltiplicatore della sua attività
politica. Il senso strumentale del centro stampa come strumento tecnico si realizza
nell'elaborazione dei prodotti del Movimento studentesco.
Il senso strumentale come strumento dia autocoscienza della lotta studentesca
nell'ambito della lotta di classe si realizza nella creazione di forme di lotta
dirette a creare l'agitazione politica.
Documento del Movimento Studentesco bolognese, s.d.
IL MOVIMENTO DEGLI STUDENTI MEDI
L’ANNO DEI MEDI
Si parla dell’anno degli studenti medi, dei giovani che
partendo dalle più disparate posizioni politiche, scendono in lotta e
nel corso della lotta individuano le ragioni politiche del loro disagio nella
scuola e nella società, diventando così coscienti della necessità
di cambiare la struttura di questa società; vedono nelle classi dominanti,
nei padroni, i loro veri nemici. E’ un modo nuovo di entrare nella contestazione
politica, di far politica, non pedagogica ma di lotta diretta che da un’esperienza
porta ad una coscienza direttamente anticapitalistica.
Con la rivendicazione più elementare, quella del diritto di assemblea,
gli studenti medi si sono scontrati violentemente con il potere costituito,
con la repressione. Questo accade in una società profondamente in crisi,
dove le contraddizioni del sistema si fanno sempre più profonde; dove
la scuola è diventata la “gara dei cavalli da corsa” con
premio la disoccupazione giovanile (basta pensare ai tecnici diplomati).
Una scuola costretta a diventare ogni giorno sempre più repressiva perché
sempre più in contraddizione con la spinta rinnovatrice in atto nel paese.
Una scuola classista, dove è tramontato per sempre il mito dello studente
privilegiato.
Nelle scuole medie la contraddizione diventa ogni giorno più insanabile:
gli studenti si scontrano innanzitutto con i presidi da caserma che definiscono
mascalzoni i cosiddetti contestatari e si considerano i soli padroni dell’istituto.
Il democristiano Elkan ha definito in parlamento la lotta antiautoritaria degli
studenti medi “porcherie che avvengono nella scuola” (cito testualmente).
Per le autorità scolastiche bisogna imparare, obbedire, rispettare e
non discutere.
Al liceo Mamiani di Roma sono stati sospesi degli studenti con la seguente motivazione:
“Per offesa al decoro personale, alla religione e alle istituzioni”.
Questo clima da caserma si è improvvisamente rivolto contro i custodi
dell’ordine borghese: l’orario fisso, la disciplina di ferro che
regna nelle scuole medie si è trasformata in un potenziale omogeneo di
lotta degli studenti medi, che a migliaia, compatti, sono sfilati per le vie
della nostra città, hanno occupato le scuole, hanno ottenuto libere assemblee,
hanno in poche parole conquistato un’autonomia di lotta come potente movimento
di massa.
A nessuno sfugge la manovra della classe dirigente, e della stampa padronale
che la rappresenta (“Resto del Carlino”): seminare spaccature interne
tra operai e studenti; tra studenti medi e universitari, tra la cittadinanza
e le masse in lotta, tra i genitori e i figli ecc.
Una didascalia del “Resto del Carlino” parla chiaro: “Gli
studenti aggrediscono per le vie del centro alcuni automobilisti”, oppure
“Gli studenti medi sfilavano ordinati, mentre gli universitari seminavano
disordini”. Ma ormai un fatto è evidente: nemmeno la stampa reazionaria
si può permettere di attaccare direttamente questi grandi movimenti di
massa: hanno paura. Hanno paura, e mandano i fascisti, che sono un’avanguardia
repressiva al servizio dei padroni e del potere accademico, e sono una copertura
politica, da destra, alle forze politiche governative, mentre Rumor alla tv
invita, con angelico volto, gli studenti ad una contestazione costruttiva e
ad emarginare le cosiddette frange estremiste. Polizia e fascisti mostrano il
vero volto della classe dominante.
Le squadracce fasciste non sono perciò frutto di un capitalismo vecchio.
Nostalgici del passato si collocano in un preciso disegno politico di chi sta
al potere, al fine di creare tra le forze rivoluzionarie spaccature e falsi
obiettivi.
Non a caso questi attacchi sono concentrati su Bologna, protagonista in questi
ultimi tempi di grandi manifestazioni di piazza (studenti, operai) e contemporaneamente
amministrata dalle forze di sinistra. La licenza per reprimere viene dal vertice.
In questi ultimi giorni avete assistito alle imponenti manifestazioni degli
studenti medi, agli scioperi, alle occupazioni, agli attacchi polizieschi particolarmente
violenti a Imola, all’Itis e all’Albini dove la polizia ha attaccato
i giovani perfino con catene; avete assistito a sfilate di celerini e baschi
neri pari a imponenti manovre militari.
Otto giorni fa abbiamo assistito ad una grande vittoria: migliaia di studenti
medi, uniti in un solo blocco, hanno costretto la polizia, camion e camionette
in gran numero, a sgombrare da via Saragozza, dove era arrivata per ripetere
all’Itis la brutale repressione effettuata ore prima all’Albini
e in altre scuole: in quel momento l’autoritarismo è stato battuto,
ma non la logica militar-fascista, che ha spinto i poliziotti a riintervenire
durante la notte contro gli studenti occupanti. Si giunge perfino, nei giorni
seguenti, a ordinare la serrata di un istituto tecnico per due giorni e a schedare
gli studenti occupanti; tutto questo era stato previsto dal “Carlino”
sei ore prima. L’ordine del quotidiano bolognese veniva rispettato dalla
Questura.
Nelle scuole occupate si respirava intanto aria di libertà: la caserma
cominciava a prendere somiglianze di una scuola: libere assemblee, controcorsi.
Il clima psicologico dell’autoritarismo era infranto: la linea dell’obbedienza,
del nozionismo, del rispetto, che collega la scuola alla società attuale
e particolarmente gli istituti tecnici alle fabbriche. Quegli stessi istituti
tecnici a cui provveditore dice: “O vi rimettere calmi e obbedienti oppure
sarò costretto a chiudervi l’istituto a tempo indeterminato oltre
che a denunciarvi alla Procura delal Repubblica”. O capitolate o vi distruggeremo
come studenti. Ogni dubbio viene meno davanti a questa logica.
L’altra faccia della medaglia, oserei dire la più pericolosa, è
il paternalismo delle autorità scolastiche, che va dal professore “buono”
al preside “comprensivo” o impotente a seconda dei casi.
Penso che la grande forza che hanno dimostrato in questi giorni gli studenti
medi stia nell’unità che hanno saputo conquistare: la prima mossa
delle autorità scolastiche sarà tesa a infrangere questa unità,
a creare false divisioni tra gli studenti, a isolare, come è già
stato fatto in altre parti d’Italia, gli studenti più attivi dai
loro compagni.
A questo punto i professori, mediatori ed esecutori diretti dell’autoritarismo
scolastico come figura professionale, devono fare una scelta: o rompono con
l’autoritarismo in maniera violenta, come hanno rotto gli studenti che
occupano le loro scuole e si schierano esplicitamente dalla parte del movimento
studentesco, oppure resteranno strumenti, sia pure all’ultimo livello,
della classe dominante: non esiste una posizione intermedia, una posizione più
comoda.
In una carta rivendicativa delle scuole medie fiorentine è scritto: “Mentre
il capitale pianifica e realizza sempre più il suo sviluppo, si continuano
a vedere figure polverose e squallide, portatrici di un retorico raggio di speranza
in un futuro migliore”.
Vi è, a nostro avviso, un solo obiettivo valido, per gli studenti medi,
oggi: trasformare questa loro forza sempre più crescente in continue
conquiste di potere all’interno della scuola. Minare dalle radici l’autoritarismo
scolastico, è questo un modo concreto per contribuire alla trasformazione
di questa società, per collegarsi alla lotta della classe operaia e degli
altri movimenti. Una decina di giorni fa due cortei si sono incontrati per le
vie cittadine: studenti e operai; per vie diverse, ma verso lo stesso obiettivo:
minare il potere borghese dove si trova. Occorre organizzare la lotta: conquistare
un potere per garantire la continuità della lotta, la sua crescita.
a cura del Movimento studentesco dell’Itis
da: Quindici, N. 14, Dicembre 1968
STUDENTI DEL FERMI!
Il primo e più importante obiettivo da raggiungere è riottenere il diritto, precedentemente toltoci, di riunirci liberamente in assemblea. Questo perché solo nell'assemblea di tutti gli studenti, attraverso il lavoro unitario e di comunità, è possibile stabilire e portare avanti una linea dia azione conforme ai nostri interessi e alle nostre esigenze. Questo diritto ci è ancora una volta negato dalla autorità scolastica che cerca di sopprimere qualsiasi tentativo da parte degli studenti atto ad affrontare e risolvere i problemi della scuola. Seguendo una linea concorde con gli studenti delle altre scuole bolognesi, al Fermi
MARTEDI' 21 DURANTE L'INTERVALLO SI TERRA' UNA ASSEMBLEA NELL'ATRIO DELLA SCUOLA
per discutere quale azione intraprendere al fine di ottenere LA DISPONIBILITA' DEI LOCALI DELLA SCUOLA OGNI QUAL VOLTA CIO' A NOSTRO GIUDIZIO SI RENDA NECESSARIO. Inoltre per rivendicare il nostro diritto nelle assemblee e nella vita scolastica di potersi esprimere liberamente, per ottenere quella famosa LIBERTA' DI PAROLA che, sebbene sancita dalla costituzione come un preciso diritto dell'individuo si è rivelata in pratica condizionata all'umore e alla ideologia dei nostri sinceri ed onesti dirigenti.
LOTTARE PER UNA IDEOLOGIA E' UNA SCELTA
LOTTARE PER UN DIRITTO E' UN DOVERE
Volantino del Movimento Studentesco del Liceo Scientifico “E.
Fermi”
Studenti, operai,
i padroni ci raccontano che studiare è il mezzo più sicuro per
avere poi un posto di lavoro migliore ed un salario più alto. Ma la realtà
è ben diversa: la scuola è ormai un fenomeno di massa, una fabbrica
che deve produrre la nuova forza-lavoro; in essa i padroni investono ingenti
capitali, perché ne ricaveranno grossi profitti; non solo, ma il costo
maggiore della nostra preparazione allo sfruttamento dobbiamo pagarcelo noi
con il salario dei nostri genitori: e questo furto sul salario operaio tende
a costringere gli operai stessi a lavorare di più, facendo cottimo, straordinari,
ecc., se vogliono mantenere i figli a scuola.
La scuola ha come funzione quella di manipolarci ideologicamente,
insegnandoci che partecipare al miglioramento delle condizioni economico-sociali
del paese vuol dire cooperare al benessere di tutti:
QUESTO E' FALSO: operai e studenti sanno che sviluppo della produzione significa
rafforzamento dello sfruttamento, aumento del profitto dei padroni, non certo
del reddito operaio. Per questo in fabbrica si lotta oggi contro tutti quegli
strumenti che i padroni hanno inventato per costringere gli operai a lavorare
sempre più e per controllarli politicamente (qualifiche, cottimi, straordinari,
ecc.).
La lotta operaia contro la divisione in categorie è
l'unica garanzia che gli studenti hanno affinché la loro lotta alla selezione
politica, che nella scuola si attua attraverso il voto, gli esami, ecc., non
venga vanificata al momento del loro inserimento nel processo produttivo.
E dalle lotte operaie dobbiamo imparare che il reddito, divisi, non lo si ottiene,
perché:
IL REDDITO NON LO SI OTTIENE STUDIANDO
MA SI CONQUISTA CON LA LOTTA
Gli interessi degli studenti coincidono oggi interamente con quelli della classe operaia, proprio perché gli studenti di oggi saranno i tecnici di domani, ed essere tecnici non significa essere meno fruttati degli operai, ma al contrario essere sfruttati al pari degli operai stessi: i tecnici, così detti intermedi, sono oggi in Italia 2.300.000 ed i padroni sono di fatto costretti ad usare contro di loro gli stessi strumenti di divisione e di controllo politico che usano contro gli operai. Le lotte di autunno lo hanno dimostrato e le lotte dei settori petroliferi lo dimostrano oggi: i tecnici sono scesi in lotta al fianco della classe operaia accettando le parole d'ordine operaie (lotte della Snam Progetti, dei tecnici dell'Eni, della Sit-Simens).
Dobbiamo perciò già da oggi lottare per i nostri
interessi immediati e futuri, che coincidono di fatto con quelli egli operai:
il nostro interesse, al di là di qualsiasi moralismo, è quello
di stare meno a scuola ad imparare come meglio farci sfruttare;
il nostro interesse è quello di far pagare ai padroni la loro scuola;
il nostro interesse è quello di avere il voto unico per tutti, perché:
1) non è con il nostro diploma che si ottengono i soldi e la tranquillità;
2) il voto è fatto per fregare i più ingenui e per dividere gli
uni dagli altri;
3) il voto, l'esame, ecc., sono strumenti di controllo politico sugli studenti:
con i 3 ed i 4 si fa presto a calmare la gente, e se uno prende 7 vuol dire
che studia come un retino e non fa i suoi interessi di classe, nel senso che
non svolge altre attività che non siano quelle che i padroni vuole che
svolga.
Studenti, operai,
dobbiamo lottare uniti sugli stessi obiettivi, contro gli tessi padroni e quindi
organizziamoci, massificando la lotta
CONTRO LE QUALIFICHE E IL VOTO
PER LA RIDUZIONE DELL'ORARIO DI LAVORO E DI STUDIO
PER I SERVIZI GRATIS: SCUOLA, TRASPORTI, AFFITTI
Massificare le parole d'ordine tutti uniti per togliere ai padroni la possibilità
di batterci isolandoci gli uni dagli altri, colleghiamoci oggi alle lotte già
in piedi a Ferrara e Modena:
CONTRO IL COSTO DEI TRASPORTI
studenti e operai di Modena e Ferrara si sono mobilitati e occupano ogni mattina
le corriere e glia autobus, rifiutandosi di pagare il biglietto.
ORGANIZZIAMOCI, nelle scuole e nelle fabbriche, per rifiutare questo furto legalizzato
sui alari.
OGGI ore 15 via Zamboni 33
ASSEMBLEA GENERALE DI TUTTI I PENDOLARI
Movimento studentesco medio
21/4/1970
I DOCENTI
Consideriamo un nostro preciso dovere di docenti universitari
sottolineare una serie di fatti che, nella loro apparente eterogeneità,
fanno pensare all'esistenza di un articolato piano repressivo, e in ogni caso
testimoniano il diffondersi di un clima assolutamente incompatibile con i principi
democratici sanciti dalla nostra carta costituzionale: l'intervento della polizia
in numerose scuole e atenei italiani; il continuato presidiamento di alcuni
di essi; le sospensioni punitive comminate nei confronti di studenti medi; gli
arresti e i mandati di comparizione spiccati a carico di studenti universitari
e medi.
Tutti questi fatti, al di là delle singole intenzioni e giustificazioni,
coincidono in un unico risultato oggettivo, la mortificazione del Movimento
studentesco, la forza che al di là di ogni singola riserva, rappresenta
storicamente il momento più alto di presa di coscienza della crisi che
dalla società si riflette sull'intera struttura della scuola italiana.
E questo avviene in una situazione in cui la lotta per una autentica e incisiva
riforma ha raggiunto il suo apice, in una drammatica contrapposizione fra le
esigenze e le forze reali di rinnovamento e l'impotenza della classe dirigente,
come testimoniano le stesse dichiarazioni dell'ex ministro Sullo.
In tale contesto generale, non possiamo non considerare con profonda preoccupazione
gli arresti eseguiti a Bologna nei confronti di sei studenti universitari e
di un'operaia (componente, quest'ultima, di commissione interna), e i mandati
di comparizione inviati a sette studenti medi.
Mentre ci associamo all'unanime richiesta di una rapida scarcerazione degli
arrestati, riconfermiamo il nostro preciso impegno a difesa della più
ampia e piena possibilità di espressione del dissenso, individuale ed
organizzato, come condizione indispensabile del libero sviluppo della società
civile e della dialettica politica.
Appello sottoscritto da 236 docenti dell'Università di Bologna
Aprile 1969
Mozione approvata dall'assemblea dell'Associazione Docenti Universitari
Subalterni il 25 febbraio 1969
L'assemblea dell'Associazione Docenti Universitari Subalterni
(ADUS), sezione bolognese dell'Associazione Nazionale Docenti Subalterni (Ands),
riunita in assemblea martedì 25 febbraio 1969,
presa visione del testo del progetto di disegno di legge governativo relativo
alla riforma globale dell'università,
effettuato un ampio dibattito sui suoi punti qualificanti,
riconosce in esso, con fortissima indignazione, il tentativo esplicito, ancora
una volta ripetuto,
a) di rifiutare, in linea di principio mediante l'idea che lo studio sia servizio
sociale reso allo studente e non lavoro produttivo reso dallo studente, e nei
fatti mediante l'istituzionalizzazione della figura dello studente lavoratore,
l'inderogabile attuazione del diritto allo studio;
b) di rifiutare il riconoscimento del diritto degli studenti a uno spazio politico
autonomo, col riproporre la cogestione da essi rifiutata, col concedere, svuotandolo
però d'ogni incidenza politica, il diritto d'assemblea, e coll'imporre,
mediante il ricatto del mancato rinnovo dell'assegno di studio, le assurde forme
di lavoro estivo e di dovere di "coerente condotta";
c) di confermare razionalizzandoli, i principi della stratificazione gerarchica
all'interno del corpo docente, della concentrazione del potere accademico ai
suoi vertici, e della mistificazione della gestione democratica mediante la
cogestione tra diseguali;
d) di confermare, colle deroghe al principio del tempo pieno, con la possibilità
di utilizzare, ai fini di lucro privato, le attrezzature universitarie, e con
la creazione dell'assurda figura del professore associato a vita, la riduzione
dell'università a strumento di potere personale, politico ed economico,
della ristretta oligarchia dei professori ordinari;
e) di prefigurare la risoluzione delle contraddizioni strutturali dell'università
italiana, da una parte mediante la creazione di una doppia università:
l'una di ‚lite, efficiente e in grado di compiere ricerca scientifica
(col dottorato di ricerca e gli studenti a tempo pieno), l'altra di massa e
squalificata, perché capace solo di conferire preparazione acritica e
immediatamente specialistica (con gli studenti lavoratori e i corsi serali e
per corrispondenza); e da un'altra, mediante l'esplicita subordinazione ell'espansione
universitaria alle immediate esigenze dello sviluppo economico dell'industria
nazionale e internazionale, sviluppo assunto come criterio univoco, condizionante
e per nulla contestabile.
L'assemblea dell'Adus, sezione bolognese dell'Ands, confermando che nell'insieme
ora analizzato hanno valore di mera razionalizzazione efficientistica, funzionale
al rafforzamento del potere accademico dei professori ordinari e alla strumentalizzazione
dell'università, sia le accresciute competenze attribuite al Cnu rispetto
ai centri di potere politico-burocratico ministeriali, sia le accresciute competenze
dei dipartimenti rispetto alle facoltà, che tuttavia rimangono indistrutte;
giudicando del tutto inemendabile il progetto in questione, e rifiutandolo perciò
radicalmente, delibera
a) di denunciare e di combattere a fondo qualsiasi manifestazione repressiva
che fosse intrapresa nei confronti del Movimento studentesco;
b) di associarsi allo sciopero di una settimana, a partire dal giorno 27 febbraio,
proclamato in sede nazionale, dall'Ands;
c) di partecipare alla manifestazione di protesta indetta nell'aula magna dell'università
di Bologna, per mercoledì 26 febbraio 1969;
d) di proporre i contenuti politici della presente mozione come base comune
di lotta dei docenti subalterni dell'università di Bologna;
e) di promuovere sulla base del contenuto della mozione stessa, l'occupazione
della sede centrale dell'università da parte dei docenti subalterni,
auspicabilmente con gli studenti, della stessa università di Bologna;
f) di impegnare i suoi aderenti a svolgere gli esami della sessione straordinaria
di febbraio anche nelle facoltà occupate;
g) di dare la massima diffusione alla presente mozione.
COSTITUZIONE DEL MOVIMENTO INSEGNANTI-BOLOGNA
A. Il Movimento politico studentesco ha fatto emergere questa
realtà: che i soggetti sociali autentici e primari della scuola sono
gli studenti e gli insegnanti.
Gli studenti non scelgono né i metodi né i contenuti della propria
formazione.
Gli studenti sono sottoposti a una selezione sociale forzata che determina la
loro destinazione professionale e che appare loro come potenza ostile ed estranea.
Gli insegnanti non decidono dei metodi e dei contenuti dell’insegnamento.
Gli insegnanti sono costretti da un contratto di lavoro alla produzione di attitudini
e capacità omogenee ai valori e alle necessità di un sistema che
li asservisce.
Questo stato di contraddizione insolubile si istituzionalizza negli organi di
potere interni ed estranei all’ordinamento scolastico ed ha il suo risvolto
specifico sia per gli studenti che per gli insegnanti:
a) per gli studenti, nel regolamento scolastico e disciplinare:
b) per gli insegnanti:
-nella subordinazione totale alla triade preside-provveditorato-minsitero attraverso
la gerarchizzazione che dà al lavoro del docente una funzione puramente
esecutiva, oltre che attraverso la pratica poliziesca e spionistica delle note
informative riservate al preside;
-nella precarietà della funzione sia per l’uso e l’abuso
giuridico del contratto a termine, sia per l’assenza di una definizione
del loro stato giuridico. In questa situazione gli insegnanti e gli studenti
vengono a costituire una unica forza antagonista nei confronti degli organi
burocratici del potere costituito.
B. Il Movimento reale che percorre la scuola mostra che la
soluzione delle contraddizioni insite nelle condizioni degli studenti e degli
insegnanti non può essere ricercata secondo i modi tradizionali di delega
alle istituzioni. In questi giorni gli studenti mostrano dia vere rivendicato
a sé direttamente senza mediazioni di sorta la soluzione di queste contraddizioni.
Essi sono giunti ad affrontare lo scontro diretto con il preside e con la polizia
in modo da dimostrarsi consapevoli:
1) che l’opposizione all’apparato autoritario del potere è
possibile solo attraverso una pratica sociale diretta e non attraverso una contrattazione
a livello delegato;
2) che una pratica sociale e diretta è possibile solo se la struttura
del movimento respinge le forze di organizzazione tradizionali nelle quali finisce
per riproporsi un rapporto irrevocabile fra dirigenti e diretti con conseguente
subordinazione della massa e soffocamento di qualsiasi spinta autonoma della
base sociale.
In questo senso appare chiaro che il movimento politico della scuola, sebbene
limitato nella sua estensione, si pone come una visione globale nei confronti
della società e chiaramente antagonista e alternativa alle sue istituzioni,
sia nella forma statuale che nella forma del potere sociale (partiti e sindacati).
C. Venti anni di pratiche corporative non hanno impedito l’affermarsi
di processi di dequalificazione e proletarizzazione degli insegnanti ai quali
i partiti e i sindacati non possono offrire nessuna possibilità di mutare
la propria condizione di lavoratori subordinati.
Gli insegnanti oggi debbono negare in modo radicale la propria condizione e
ciò è possibile (si abbia come riferimento il movimento studentesco)
solo se saranno in grado di organizzarsi in movimento di massa. Compito della
parte più attiva degli insegnanti è quello di promuovere la formazione
di tale movimento.
A questo proposito proponiamo che:
a) si dia luogo all’interno degli istituti alla pratica dell’assemblea
degli insegnanti autoconvocata e aperta (obiettivo a lungo termine);
b) che si creino immediatamente delle commissioni di studio e documentazione
intorno alla condizione sociale dell’insegnante e specificatamente su
questi problemi:
1) determinazioni della violenza repressiva;
2) collocazione dell’insegnante all’interno delle strutture attuali
della produzione.
3) Queste commissioni devono, a nostro parere, assolvere i seguenti compiti
fondamentali:
a) produrre il materiale per il lavoro continuo di propaganda, volantinaggio,
agitazione;
b) assicurare il collegamento con il lavoro degli studenti medi e universitari
ricorrendo alal forma di commissioni aperte o ad altre iniziative.
Gruppo insegnanti-medi
Bologna, Novembre 1968, da: Che fare?, N. 5/1969
LA SOLIDARIETA' INTERNAZIONALISTA ED ANTIMPERIALISTA
DICHIARAZIONE DEGLI STUDENTI AMERICANI
Noi studenti della Università Americana di Bologna,
condanniamo l'invasione americana in Cambogia.
E' chiaro che questa invasione è allo stesso tempo un'espansione dell'imperialismo
americano nel Vietnam e della repressione delle lotte di liberazione nazionale
nel Sud Est asiatico.
Un atto così aggressivo è una prova vivente delle menzogne politiche
del governo di Nixon. Questa Š la continuazione logica del piano di inganno
che ha caratterizzato gli affari di politica estera dei precedenti governi americani
nel mondo intero e, in particolare, nell'Asia del Sud Est.
Mentre il conflitto si trasforma in una vera guerra indocinese, l'opposizione
contro il governo americano sta aumentando negli Stati Uniti stessi: quattro
studenti sono già stati uccisi. La risposta di Nixon a questa resistenza
interna sempre più forte, Š di organizzare la repressione di qualunque
dissenso attivo. I suoi metodi ed i suoi appelli allo sciovinismo stanno conducendo
l'America sull'orlo del fascismo.
Sappiamo che magari ogni tipo di protesta ha degli effetti limitati nel tempo.
Sappiamo anche che le protesta americane contro la guerra possono portare disillusione.
Però non possiamo tare ad accettare che il governo americano faccia una
politica criminale in Asia.
Ci opponiamo quindi con molta fermezza alla politica estera del governo di Nixon
ed esprimiamo la nostra solidarietà coi popoli dell'Asia del Sud Est
nella loro lotta di liberazione nazionale.
OPPONIAMOCI ALLA GUERRA CRIMINALE
Gli Studenti Americani della Università John Hopkins
A proposito di un gruppo di giovani che vanno in Africa
La realtà materiale e spirituale del terzo mondo è il prodotto dell'incontro storico fra l'Europa e i continenti asiatici,a africani e americani; realtà che possiamo definire come soggiogamento della maggior parte della popolazione del mondo allo sfruttamento imperialista. Per arrivare a questo gli strumenti primari dell'azione "civilizzatrice" furono cannoni e missionari, duplice violenza distruttiva sui popoli esercitata dalla potenza materiale del capitale e dalla religione quale strumento ideologico destinato a defraudare i popoli della loro identità culturale. L'espansione territoriale dell'imperialismo ha sempre comportato il massacro e l'impoverimento dei popoli con i quali Š venuto a contatto; nei superstiti, ridotti al ruolo di merce, ha tentato di imporre la cultura dello sfruttatore con lo scopo preciso di sopprimere ogni possibilità di rivincita.
Il messaggio "spirituale" della Chiesa si riduce ad una effettiva paralisi dello spirito, cioè ad impedire nei popoli oppressi la consapevolezza della necessità di una lotta violenta contro l'oppressore. La Chiesa è una gente dell'imperialismo giacché essa esiste per imporre la superiorità morale dello sfruttatore sulla inferiorità spirituale dello fruttato. L'imperialismo, organizzazione internazionale dello sfruttamento, è affiancato dalla organizzazione "spirituale" internazionale dello sfruttatore. Questa "pratica di convincimento" della gloria di essere poveri è portata avanti dalle avanguardie missionarie, che gestiscono in Africa, Asia e America Latina non solo la povertà in nome di Dio ma anche scuole, ospedali e partiti politici con il preciso scopo di continuare l'opera di Dio come opera del Dio Capitale.
all'interno di questo disegno internazionale di dominio, non contano la buona fede o i sentimenti di abnegazione di coloro che si prestano ad essere parte delle organizzazioni missionarie e di aiuto umanitario nei confronti del terzo mondo. Al di là di ogni loro intenzione soggettiva, esiste una sola realtà oggettiva: l'imperialismo, il quale va combattuto, non rafforzato attraverso la perpetuazione della penetrazione ideologica e materiale della cultura occidentale. Portare la cultura occidentale o anche aiuti materiali nel quadro della struttura oppressiva dell'imperialismo significa rendersi colpevoli di un gravissimo delitto nei confronti del terzo mondo.
Perché la verità è questa: la cultura non esiste senza le istituzioni della cultura stessa e le istituzioni capitalistiche (chiese scuole ospedali) sono gli strumenti del dominio e dello sfruttamento. Noi contestiamo la validità di ogni aiuto fatto nei confronti del terzo mondo se non è un aiuto politico diretto in primo luogo a distruggere l'imperialismo insieme a tutte le sue appendici culturali e religiose. Quindi il migliore aiuto che i giovani dell'occidente capitalista possono dare è di lottare nelle proprie condizioni oggettive per la rivoluzione socialista.
COMITATO ANTIMPERIALISTA
(Studenti stranieri residenti a Bologna)
LE LOTTE OPERAIE
OPERAI !
Nuove forme di lotta si sono imposte in questi giorni alla
SASIB. Al "crumiro" non è permesso andare a lavorare, il padrone
e il crumiro dicono questo limita la nostra "libertà", questo
è "antidemocratico". ma cos'é la democrazia?
LA DEMOCRAZIA DEL PADRONE CONSISTE IN:
-libertà di fruttare,
-libertà di licenziare chi si ribella allo sfruttamento,
-libertà di reprimere i movimenti di lotta,
-libertà di impedire con la violenza (poliziotti oc crumiri con bastoni)
l'auto organizzazione operaia.
Cosa vuol dire democrazia operaia?
Che la classe operaia discute e decide nell'assemblea - il crumiro da solo non
può decidere di entrare: questa è la libertà del padrone.
Rafforzare i picchetti e partecipare in massa all'assemblea.
L'assemblea è il momento di organizzazione autonoma e di partecipazione
della base operaia, in cui si manifesta la volontà di decidere dei contenuti
delle forme di lotta.
Proponiamo alla discussione la GENERALIZZAZIONE effettiva della lotta SASIB,
e la costituzione di comitati unitari di base studenti-operai in ogni fabbrica,
da usare come:
-STRUMENTI DI ORGANIZZAZIONE DELLA BASE OPERAIA
-DI GENERALIZZAZIONE DELLA LOTTA
-DI UNIFICAZIONE POLITICA DELLA CLASSE IN UN UNICO DISEGNO ANTICAPITALISTICO
MERCOLEDI' 8 GENNAIO ORE 21
AL CIRCOLO PAVESE, VIA DEL PRATELLO 53
COMITATO UNITARIO DI BASE DELLA SASIB
CHE COS'E' IL COMITATO DI BASE
Gli operai Ducati hanno dimostrato la loro combattività
imponendo al padrone un cedimento che ora dobbiamo far concretizzare al più
presto nella firma dell'accordo. Ma il clima di combattività in fabbrica
non si è affatto spento con la conclusione dell'accordo: lo dimostra
lo sciopero improvviso che ha impedito i licenziamenti. Con questo sciopero
si è dimostrato che durante la vertenza abbiamo fatto un decisivo balzo
in avanti: si è potenziata l'unità di base ed abbiamo conquistato
la capacità di sferrare la lotta ogni volta che ci è necessaria.
Ma nonostante questi passi in avanti lo sfruttamento in fabbrica c’é
ancora. Questo perché la forza operaia è ancora inferiore a quella
del padrone; questa inferiorità ci costringe a contrattare e a scendere
a compromessi e ci toglie la possibilità di prenderci ciò di cui
abbiamo bisogno. Il problema dunque è di capovolgere i rapporti di forza.
L'unica strada da seguire per capovolgere i rapporti di forza è la organizzazione
di base che cresce attraverso la discussione, la mobilitazione e la lotta gestita
direttamente dagli operai nei luoghi stessi in cui il padrone attua lo sfruttamento.
Il Comitato di Base che esiste alla Ducati per opera di operai e studenti vuole
arrivare ad essere lo strumento di unità e di organizzazione di base
per abbattere lo sfruttamento con l'imposizione del potere operaio. Un primo
importante obiettivo che il comitato di base si pone è che gli operai
Ducati, attraverso la discussione continua, la mobilitazione permanente di ogni
singolo operaio, arrivino preparati allo scontro diretto col padrone al rinnovo
dei contratti.
da: Foglio di discussione, scritto dal Comitato di base della
Ducati Elettrotecnica, 2 Giugno 1969
A proposito di comitati di base
Da parecchi mesi ormai, a scadenze regolari vengono distribuiti
davanti ai cancelli volantini ciclostilati firmati da un Comitato di Base Studenti
e Operai della Sasib.
Ora non è che la cosa di per sé ci interessi molto (rispettiamo
la libertà e l'opinione politica) ne ce ne saremmo mai occupati se questi
volantini non avessero creato taluni equivoci. Molti operai infatti scambiando
questo Comitato di Base per il disciolto comitato di agitazione della Sasib
sciolto al termine della lotta, ma comunque sempre pronto a ricostituirsi all'occorrenza.
Vogliamo dire inoltre che come Sindacato non possiamo accettare la politica
che svolgono questi Comitati di Base così come non accettiamo il discorso
di altri gruppi estremistici il cui solo scopo sembra essere quello di attaccare
le Organizzazioni Operaie, e questa è una politica che può far
piacere solo ai padroni. Certamente noi accettiamo, anzi, chiediamo la collaborazione
di tutte quelle forze che possono aiutarci a risolvere i nostri problemi, così
come siamo disposti ad accettare le critiche quando però queste siano
fatte in funzione costruttiva e vadano verso il rafforzamento dell'unità
dei lavoratori, ma respingiamo fermamente tutte quelle manovre che siano volte
a portare la divisione tra i lavoratori.
da: lo Smeriglio, periodico della sezione sindacale Fiom Sasib,
22 luglio 1969 p 5
GLI STUDENTI E LE LOTTE OPERAIE
OPERAI DELLA REDE-LONGO
Il padrone trasferisce e riorganizza la fabbrica e non si preoccupa
nell'organizzare la produzione della vostra salute.
Per il padrone voi tutti siete soggetti da sfruttare con l'affaticamento ed
il logorio fisico.
IL PADRONE DICE CHE VOI NON AVETE IL DIRITTO DI CONOSCERE GLI EFFETTI NOCIVI
DEGLI GENTI CHIMICI CHE USATE.
Il padrone pretende di essere l'unico autorizzato a valutare i rischi che glia
genti nocivi vi fanno incontrare.
OPERAI VOI AVETE L'INTERESSE E IL DIRITTO DI CONOSCERE DIRETTAMENTE CIO' CHE
DANNEGGIA LA VOSTRA SALUTE.
Assumete subito l'iniziativa di difendere le vostre condizioni di lavoro (AMBIENTE, NOCIVITA', AFFATICAMENTO), aprite una discussione, scegliete voi stessi gli strumenti di mobilitazione e di lotta.
W LA CLASSE OPERAIA
gli studenti
Volantino del Movimento Studentesco bolognese, s,d.
PERCHE GLI OPERAI DELLA SASIB LOTTANO DA PIU' DI UN MESE
Alla vigilia di natale un operaio, Mignani, è stato
licenziato in tronco. PERCHE?
Perché aveva sbagliato un pezzo.
Non è la prima volta che i padroni si liberano di qualche operaio con
un pretesto qualsiasi. Ma questa volta c’é qualcosa di più:
Mignani è un attivista sindacale. Un sindacalista la cui attività
all'interno della fabbrica dava molto fastidio ai padroni. Perché cercava
di organizzare la lotta degli operai dopo molti anni in cui il controllo violento
e la repressione dei padroni e dei suoi servi aveva frenato la volontà
degli operai di rompere il cerchio dello sfruttamento intensivo legato a macchine
che impongono ritmi sempre crescenti di lavoro.
Per questo quello che ha fatto il padrone non è stato un atto di "ordinaria
amministrazione" ma un atto politico.
Gli operai della Sasib si sono ribellati tutti insieme a questo, la loro lotta
ha quindi un immediato significato politico, quello di battersi contro il potere
del padrone per imporre il potere degli operai in fabbrica.
Immediatamente dopo il licenziamento gli operai si sono riuniti in assemblea
assieme ai sindacati e hanno deciso di scioperare per la riassunzione di Mignani
e per portare avanti la lotta su altre rivendicazioni, sul cottimo, sugli straordinari,
sui ritmi e sul diritto di fare l'assemblea in fabbrica.
Le assemblee gli operai comunque le hanno fatte perché hanno visto che
questo è uno strumento importante per discutere e decidere i termini
e le forme della lotta. Gli operai hanno capito che debbono cominciare a non
delegare più ad altri la risoluzione dei loro problemi, che solo unendosi
tutti insieme discutendo e organizzandosi possono vincere le loro battaglie.
A questo ha contribuito anche la presenza del movimento studentesco.
Gli operai infatti hanno partecipato fin dai primi giorni ai picchetti discutendo
con gli operai e partecipando alle assemblee.
Sia gli studenti che gli operai sanno ormai che le loro lotte, anche se si sviluppano
in situazioni diverse, sono dirette ad un fine unico, quello di abbattere questo
sistema sociale basato sullo sfruttamento e sulla repressione.
Molti hanno paura di questa unità che si sta creando, hanno paura che
gli operai, gli studenti ed altri gruppi sociali si uniscano e si organizzino
per condurre assieme la loro lotta.
Ma questo processo non può essere fermato. Infatti alla Sasib, come già
in altre fabbriche in tutta Italia, gli operai e gli studenti hanno cominciato
d organizzarsi e hanno formato un comitato di base che interviene attivamente
nella lotta.
Ma tutto questo non può e non deve riguardare solo gli operai della Sasib
e gli studenti, ma deve riguardare anche gli operai delle altre fabbriche, la
popolazione del quartiere, gli insegnanti, i medici, tutti coloro che lavorano
e vivono nel quartiere.
Un primo modo di partecipare alla lotta della Sasib è
quello di aiutare gli operai, per questo noi andiamo in giro a raccogliere soldi.
Ma questo non basta. Dobbiamo fare delle assemblee popolari per discutere il
significato di queste lotte, svilupparne altre e organizzarci per affrontarle
meglio.
LA LOTTA DELLA SASIB DEVE DIVENTARE LA LOTTA DI TUTTO IL QUARTIERE
QUESTA DEVE ESSERE UNA PRIMA OCCASIONE PER DISCUTERE E CREARE NUOVE FORME DI ORGANIZZAZIONE
movimento studentesco
cicl. In proprio fac. Di Magistero 27-1-69
Commessi dell'OMNIA, UPIM, STANDA,
lo sfarzo e lo spreco di questi giorni, utili al profitto dei padroni si fonda
sullo sfruttamento sempre più intenso degli operai e dei commessi.
Vediamo nei grandi magazzini: dietro lo sfarzo e le luci, dietro i visi sorridenti
della pubblicità, sta la condizione reale delle commesse.
-PIU' DI 8 ORE AL GIORNO di lavoro
-L'OBBLIGO di stare sempre in piedi nonostante la fatica
-SALARI BASSI
-LA CONDIZIONE DELLE APPRENDISTE che spesso vengono licenziate quando raggiungono
l'età in cui dovrebbero passare di ccategoria.
SU QUESTO SI FONDA LA SOCIETA' DEI CONSUMI
Ma la rabbia degli fruttati cresce: gli operai, i braccianti,
i contadini, gli studenti, ed ora anche i commessi, scendono in lotta. Il padrone,
come è successo all'Omnia, ricorre al ricatto, all'intimidazione, tenta
di isolare gli operai, promette aumenti ai crumiri, VEDE VACILLARE IL SUO POTERE
E I SUOI ALTI PROFITTI NATALIZI.
Rispondiamo alle manovre del padrone organizzandoci, collegandoci, discutendo
perché lo sciopero di sabato segni l'inizio di una lotta continua contro
lo sfruttamento.
NESSUN CRUMIRO ALLO SCIOPERO DI SABATO
GLI STUDENTI SONO CON LA LOTTA DEGLI OPERAI E DEI COMMESSI
comitato di base studenti-operai dell'Omnia
PERCHE L'INCHIESTA ?
Perché un gruppo di operai e medici ha preso l'iniziativa
di cominciare un lavoro di inchiesta medica nelle fonderie in relazione all'ambiente
di lavoro ed all'organizzazione di esso all'interno della fabbrica?
Vediamo come viene "salvaguardata" oggi la salute degli operai sul
posto di lavoro. Da una parte l'unica proposta davanti alle richieste degli
operai è la pura monetizzazione del rischio; dall'altra, quando un operaio
si ammala, ha a sua disposizione l'Enpi, l'Inail o il medico della mutua; tutti
questi enti ed i medici che vi lavorano sono totalmente al servizio del padrone
e la loro unica preoccupazione è quella di "curare" l'operaio
non tanto per farlo guarire ma perché possa continuare ad essere produttivo
il più possibile. Infatti viene riconosciuta invalidità permanente,
ad esempio per la silicosi, solo quando l'operaio, continuando a lavorare in
fabbrica, rischierebbe di morirci (al padrone non piace che l'operaio gli muoia
dentro al fabbrica: è meglio che tiri le cuoia appena fuori dai cancelli
così si potrà dire che c’é stata una "morte
in itinere" che significa, al di là delle parolone, che il padrone
in questo caso non avrà delle grane!!!)
Ora: le lotte dell'autunno scorso ci hanno insegnato che il problema per l'operaio
non Š di contrattare qualche lira in più col padrone, ma che le
richieste da fare sono quelle che tendono a far acquistare maggiore potere in
fabbrica; questo significa, ad esempio, attaccare tutti i sistemi di incentivazione
(cottimo, qualifiche, premio di produzione, ecc.) e proporre in alternativa
l'autodeterminazione dei tempi di lavoro, fatta cioè dagli operai stessi.
La nostra iniziativa va nella stessa direzione.
Oggi si parla di riforma sanitaria: ma nessuna riforma sarà tale, cioè
in grado di garantire davvero la pratica di un nuovo tipo di medicina che non
solo curi, ma che soprattutto prevenga le malattie: infatti le persone (come
è scritto anche sulla costituzione in uno dei tanti articoli rimasti
inoperanti (il 32)!!) hanno il diritto alla salute. Cosa significa attuare quanto
è stato detto? Significa che le malattie si eliminano andando a scoprire
le cause vere che sono poi la realtà del lavoro in fabbrica così
come è fatto oggi. Significa inoltre che i delegati e gli operai in genere
che hanno acquistato una nuova autonomia durante le lotte dell'autunno, si assumono
anche la funzione medica e cominciano a rendere operante il diritto alla salute,
sia conquistando un ambiente di lavoro meno bestiale sia un nuovo modo di lavorare
che non è più determinato dalle esigenze produttive del padrone.
La riforma sanitaria non c’é ancora. Cominciamo a farla noi partendo
dalla causa prima delle nostre malattie: l'organizzazione del lavoro nella fabbrica
del padrone.
da: La scintilla, giornale degli operai delle fonderie-comitato
medici, studenti, operai Fiom-Cgil, N. 1 s.d.
I PROBLEMI DELL'UNITA' TRA STUDENTI E OPERAI
Una dichiarazione di un rappresentante del movimento studentesco
Durante l'ultima fase di lotta, il movimento studentesco si
è venuto sempre più chiarendo come movimento eversivo nei confronti
dell'intero sistema capitalistico nell'individuazione della crisi attuale dell'università,
non come circoscritta o circoscrivibile, non risolvibile con riassestamenti
e riforme ma radicata nella logica stessa di sviluppo del capitalismo. Per questo
l'analisi della contraddizione antagonistica che si esplica nelle università
tra espropriazione intellettuale ad opera delle esigenze del capitale e formazione
intellettuale e professionale in grado di intervenire per dominare la logica
del processo e della organizzazione capitalistica è specifico del sistema
vigente e in esso non risolvibile.
La lotta studentesca presa coscienza del proprio contenuto anticapitalistico
ed antimperialistico esce necessariamente dall'ambito dell'università
per rivolgersi contro il sistema, esce dagli atenei per confrontarsi con l'autoritarismo
sociale che è presupposto dell'autoritarismo accademico, per misurarsi
autonomamente con le altre forze politiche e sociali, in primo luogo con la
classe operaia.
L'identificazione tra studente e proletario, il discorso della costituzione
di un partito degli studenti sono assurde teorizzazioni ampiamente dibattute
e superate dal movimento studentesco che, nello sforzo di una autodefinizione
scientificamente fondata, è giunto ad un'analisi della figura sociale
dello studente nel rapporto con le forze produttive che lo individua solo in
un rapporto organico con il proletariato proprio perché è con
esso che può esprimere tutta la sua potenzialità contestativa.
In Francia gli studenti hanno divaricato una contraddizione, iniziato una lotta
che solamente la classe operaia ha potuto continuare.
Alla Fiat, a Valdagno, gli studenti sono stati al fianco degli operai nella
lotta e colpiti assieme nella repressione.
In tutta Italia il movimento studentesco sviluppa questo rapporto di comunicazione
(volantini, giornali, discussioni) e di azione comune (picchettaggio studentesco
agli scioperi, partecipazione operaia a manifestazioni studentesche).
Queste esperienze che probabilmente non sono uscite ancora totalmente dall'ambito
solidaristico sono in definitiva uno stimolo per affermare prima di tutto un
rapporto corretto tra movimento studentesco e classe operaia che avvenga nel
processo reale della lotta di classe.
Da questo punto di vista risultano quindi in definitiva sbagliate tutte quelle
posizioni, espresse anche da organizzazioni sindacali, che non comprendono la
logica politica del movimento studentesco si trovano sempre nella mistificante
alternativa tra richiedere al movimento studentesco di appiattire la propria
strategia politica in termini sindacali o di respingere burocraticamente l'unità
tra operai e studenti.
Il dibattito e soprattutto la prassi reale del movimento permettono, riteniamo,
livelli più elevati di lotta e di unità.
da: La Voce dei lavoratori, organo della Camera Confederale
del Lavoro di Bologna e Provincia, 30 Giugno 1968
ASSEMBLEA FRA OPERAI E STUDENTI A SANTA VIOLA
Lunedì 17 Marzo si è svolta presso al sede della Fiom di S. Viola
una assemblea generale di operai e di studenti. L'assemblea Š nata dalla
comune volontà di realizzare una miglior conoscenza reciproca fra il
movimento operaio e quello studentesco, al fine di superare le possibili incomprensioni
e divisioni e di rispondere in maniera ferma e unitaria al piano di repressione
padronale e poliziesca in atto nel paese.
Da parte studentesca si è sottolineato:
1) Il rifiuto di qualsiasi riforma della scuola intesa a modernizzare le attuali
strutture scolastiche solo in funzione di una loro maggiore capacità
di formare dirigenti in grado di gestire al massimo lo sfruttamento capitalistico.
La scuola di classe (di classe non solo per la selezione classista ma soprattutto
per la funzionalizzazione al profitto) è l'espressione della società
capitalistica: solo la lotta contro i rapporti capitalistici di produzione può
eliminare le strutture classiste della scuola.
2) Il rigetto del piano del capitale volto a dividere movimento studentesco
e movimento operaio per poter meglio sconfiggere separatamente prima l'uno e
poi l'altro. Attraverso la carota delle riforme e il bastone della repressione
poliziesca si cerca di rinchiudere gli studenti dentro le Università
e gli operai dentro le fabbriche, ricacciando il movimento di classe in rivendicazioni
settoriali e corporative.
3) La necessità di una forte risposta che accentui il momento politico
dell'organizzazione comune di base capace di unire studenti e operai nella lotta
contro il padronato e l'apparato repressivo dello Stato borghese. Perciò
gli studenti devono collegarsi con le fabbriche e gli operai con le Università
per dare vita a comuni organismi di lotta.
Da parte operaia si è rilevato:
1) L'evoluzione positiva del movimento operaio da lotte generali e distanziate
nel tempo a lotte in cui si alternano il momento articolato a livello di azienda
e il momento unificatore generale (pensioni, zone, contratto), con una continuità
di iniziative che eleva la coscienza di classe dei lavoratori allargando il
terreno di scontro con il padronato ad ogni aspetto del rapporto di lavoro.
Superando i verticismi del passato, la base operaia si sta avviando verso la
piena autogestione della lotta di classe. Attraverso strumenti di democrazia
diretta come l'assemblea, le commissioni di controllo, l'organizzazione capillare
di reparto e di linea, si sta realizzando un'impetuosa crescita del contropotere
operaio su tutte le componenti del rapporto di lavoro: difesa della salute,
controllo dei ritmi, contrattazione dei cottimi con tendenza a inglobarli nella
paga base, riduzione dell'orario con più tempo libero, controllo della
produzione attraverso premi collegati ad essa, gestione delle proprie capacità
di lavoro contro la dequalificazione padronale, affermazione dei diritti sindacali
e politici all'interno della fabbrica.
2) Il movimento operaio rifiuta la chiusura nel solo momento sindacale e vuole
raccogliere i frutti politici delle proprie lotte. Esempi: le rivendicazioni
salariali possono mettere in crisi il sistema politico (vedi il maggio francese);
il rallentamento volontario dei ritmi manda in aria il piano capitalistico di
produzione (vedi gli scioperi della Pirelli); gravi contraddizioni della società
capitalistica italiana come la disoccupazione, la spirale inflazionistica salari-prezzi,
le crisi economiche periodiche, l'arretratezza dei servizi sociali, le differenze
tra Nord e Sud, la struttura classista della scuola sono risolvibili solo nella
prospettiva di un reale potere politico della classe operaia.
3) Il movimento studentesco sta superando certi errori iniziali (il rivoluzionarismo
generico, la proposizione di modelli teorici astratti, l'avventurismi politico,
l'estraneità alla reale condizione operaia, le esercitazioni intellettualistiche
sulle tattiche e strategie sindacali) per sviluppare gli aspetti positivi della
sua esperienza di lotta: il vigore con cui è riproposto l'ideale socialista
e vien combattuto ogni riformismo; il rifiuto dell'Università come luogo
di produzione delle classi dirigenti neocapitalistiche; la politicizzazione
radicale delle masse studentesche; l'esercizio di forme avanzate di democrazia
diretta.
Ma soprattutto positiva è la ricerca del contatto con la classe operaia,
di cui il movimento studentesco riconosce sempre più il ruolo principale
nella lotta contro il capitalismo.
4) Comune a studenti e operai deve essere la ricerca di obiettivi intermedi
rivoluzionari capaci di evitare il riformismo nella battaglia per l'affermazione
del socialismo. L'unico criterio di validità di tali obiettivi Š
costituito dalla nascita e dall'estensione di contropoteri di classe nelle fabbriche,
nelle scuole e nella società intera.
L'incontro si è concluso con l'indicazione di alcuni strumenti pratici
per rendere continuo e sempre più intenso il lavoro comune, allo scopo
di raccogliere e stimolare la spinta politica delle lotte operaie e studentesche:
inchieste nelle fabbriche, comitati unitari di base, assemblee generali di studenti
e operai...A un prossimo incontro Š stata affidata la definizione di queste
iniziative comuni, nei loro rapporti con le organizzazioni sindacali e politiche.
Tirando le somme, non si è trattato di una bella discussione accademica,
ma di un primo importante contatto generale basato su grosse esperienze di lotta.
Ed Š proprio nell'intensificarsi della lotta di classe che l'unione fra
studenti e operai potrà diventare più stretta e generare gli strumenti
organizzativi di base più adatti.
da: L'Informatore metallurgico, Aprile 1969
PERCHE STUDENTI E OPERAI UNITI ?
La possente manifestazione e il corteo che, formatosi spontaneamente, ha percorso
le vie della città, come risposta chiara e ferma alla politica repressiva
dei padroni e dello stato borghese, ha sancito, una volta per tutte, che esiste
unità nella lotta tra la classe operaia, gli studenti e tutte le forze
che si muovono in una logica anticapitalistica. Man mano che il corteo si snodava,
lungo le vie della città, in ognuno di noi nasceva la consapevolezza
della propria forza. Migliaia di studente ed operai uniti scandivano slogan
contro la violenza e la repressione padronale, esercitata mediante lo strumento
di sempre: la polizia.
Una tale manifestazione di forza e di unità non si è venuta a
creare improvvisamente; in realtà è stato il risultato di uno
sforzo costante della ricerca di un terreno di lotta comune, portato avanti
sia dagli studenti che dagli operai.
Da parte del movimento studentesco si conduce da molti mesi un lavoro costante
e capillare, lavoro svolto da vari gruppi, in molte fabbriche ed in alcuni quartieri.
Da parte operaia vi è stato uno sforzo per superare le divisioni con
gli studenti (vere o false che fossero) portandole sul terreno concreto della
reale condizione operaia in fabbrica e, in generale, dei problemi della classe
operaia.
Lo sviluppo politico della maggior parte degli studenti è avvenuto in
generale dentro l'università e le scuole. Non ci siamo mossi da posizioni
astratte e per questo irreali, ma da evidenti contraddizioni esistenti nella
struttura scolastica. Lo stato di disagio era generale e diffuso anche fra chi
non poteva (o non voleva) ragionare in termini di classe. I problemi andavano
dalle aule numericamente insufficienti e anguste, ai testi costosissimi, al
senso di impotenza che ognuno di noi sentiva il più delle volte in maniera
non cosciente. Nasceva in questo frangente una avanguardia la cui coscienza
politica era più matura. Il primo ostacolo, che doveva essere immediatamente
superato, era l'assenteismo e la diffidenza della gran massa degli studenti.
Assenteismo e diffidenza, favoriti proprio da quegli organismi corporativistici
che erano, apparentemente, la tutela degli interessi studenteschi, ma costituivano
un ostacolo, una presa di coscienza ampia e profonda. Il motivo fondamentale
consisteva nel fatto che questi organismi erano l'eco delle strutture partitiche
nazionali, con tutte le divisioni partitiche tradizionali (l'Orub non era che
un piccolo parlamento). Queste strutture verticistiche non sapevano cogliere,
per loro natura, le istanze della base e si limitavano ad amministrare i falsi
bisogni della massa, favorendo così le divisioni corporativistiche volutamente
esistenti nell'ambito universitario. La riprova che questi organismi erano uno
strumento, in mano ai baroni delle cattedre, era l'approvazione ed il compiacimento
eccessivo che il senato accademico mostrava nei loro confronti.
A questo punto gli studenti politicamente più maturi, hanno lanciato
una serie di parole d'ordine, che erano l'autentica voce della base, con la
lotta contro questi falsi tutori, ed ha permesso la nascita di momenti di discussione
collettiva: le assemblee; qui ogni istanza era direttamente manifestata e raccolta.
Quale era lo stile con cui l'assemblea procedeva? Il singolo studente portava
il resoconto della propria situazione, dei propri problemi e richiedeva a chi
in quel momento dirigeva la discussione una soluzione immediata. La risposta
a questa richiesta non era data da uno solo, il quale aveva la possibilità
di capire e risolvere questi problemi, ma tutti dovevano trovare la soluzione
migliore che era oggettivamente comune.
La prima cosa era chiedersi il perché di certe situazioni, scoprirne
la parentela con altre, la radice comune del disagio, ed infine gli strumenti
per affrontarli efficacemente. Si scopriva così che il male comune era
il distacco tra la teoria e la pratica, ogni nostra intuizione quindi doveva
essere continuamente verificata con la pratica.
Così si prendeva coscienza dei nostri problemi e del metodo politico,
che ci permette ora di scoprire come si articola la società in cui viviamo:
la dialettica.
Il salto qualitativo e quantitativo del Movimento Studentesco è stato
quindi rapido, ed il nostro discorso immediatamente politico. L'università
nell'attuale società è concepita come macchina produttrice e selettrice
(esami) di tecnici pronti a calare in massa nelle fabbriche, nelle scuole, nei
posti di lavoro, per continuare in maniera più efficace lo sfruttamento
nei confronti della classe produttrice. Abbiamo capito che quello che ci viene
insegnato non Š una scienza neutra, ma una scienza al servizio del padrone.
Da dove vengono le malattie? I nostri professori dicono dal cielo o dai microbi;
ma noi diciamo che le malattie nascono dallo squilibrio tra uomo e natura, dalle
condizioni malsane, dalla vita caotica e alienante, in una parola, dai rapporti
di produzione.
A cosa serve la macchina? Non ci viene detto, ma noi sappiamo che serve, non
ad affermare la forza dell'uomo sulla natura, ma ad aumentare il ritmo produttivo
a scapito dell'integrità psicofisica del lavoratore, pertanto lo sfruttamento
dei padroni sulla classe operaia. Gli studenti hanno così capito, che
questi problemi investono non solo la struttura universitaria ed in generale
la scuola, ma anche la società nel suo complesso, cioè dell'intera
struttura capitalistica del Paese.
Da ciò Š nata la necessità di unirsi con quelle forze che,
per la loro stessa natura, sono in lotta contro il potere capitalistico: la
classe operaia. Nel momento dell'incontro effettivo, il contributo degli studenti
si Š concretizzato nel riproporre costantemente le caratteristiche di fondo
del Movimento Studentesco. Il rifiuto della delega, la necessità di investire
direttamente la base, quindi di responsabilizzare tutti, allo scopo di dare
ad ogni problema una risposta collettiva e per questo reale, ha posto il Movimento
Studentesco in una logica antistituzionale, questo perché ci muoviamo
in una società che per mezzo delle sue istituzioni cerca di dividerci.
Nascevano così una serie di strumenti politici: gruppi di studio, discussioni
collettive, ecc. affinché persone responsabili e coscienti fossero in
grado di esprimere una serie di soluzioni da verificare costantemente nella
pratica.
Questa esigenza creativa di nuove forme di lotta è stata espressa ultimamente
anche dalla classe operaia. La lunga e vittoriosa lotta della Pirelli (ripresa
in questi giorni) è una conferma della volontà politica degli
operai, il crollo del mito Marzotto come simbolo di collaborazione fra operai
e padronato.
Pertanto operai e studenti capiscono sempre più che se anche le battaglie
sono apparentemente diverse e quindi diverse le armi, il nemico è comune
e quindi comune è la lotta.
da: Lo smeriglio, s.d.
RESPINGERE LE PROVOCAZIONI
La Fiom-Cgil ha sempre considerato con il massimo rispetto
ed il più ampio interesse la lotta che il movimento studentesco conduce
consapevolmente per la riforma, in senso democratico, della Università
e della scuola in generale.
Una grande organizzazione di lavoratori non può non apprezzare una battaglia
tesa ad affermare il diritto allo studio la cui realizzazione Š oggi ostacolata
dal carattere classista della scuola italiana; d'altra parte l'autoritarismo
accademico contro cui si manifesta la contestazione degli studenti, ha dei legami
solidi e profondi con l'autoritarismo padronale che i lavoratori devono affrontare
nelle loro battaglie sindacali. Il rinnovato impegno che i giovani oggi manifestano,
le conquiste ottenute con la lotta e l'acquisizione di una profonda consapevolezza
intorno alla natura dello scontro in atto e al ruolo importante che essi possono
ricoprire per l'evoluzione della società, aprono prospettive di notevole
respiro per l'immediato futuro.
Inserito nel processo produttivo, il giovane diplomato o laureato di domani
non sarà, come troppo spesso avviene ora, subordinato alla logica e alla
ideologia del padronato, ma sarà aperto alle battaglie che il movimento
sindacale conduce, proprio perché avrà contribuito a modificare
un certo tipo di scuola predisposta secondo i fini dei gruppi imprenditoriali,
proprio perché avrà lottato per raggiungere questi obiettivi.
Pertanto, la Fiom ritiene che, nel più rigoroso e reciproco rispetto
della propria autonomia, tra il movimento sindacale e il movimento studentesco
siano possibili confronti di esperienze e di idee, intese non soltanto solidaristiche,
ma concrete per obiettivi comuni. L'azione rivendicativa del sindacato, infatti,
rischia di divenire sterile e scarsamente incisiva se non si collega anche ad
una battaglia per le riforme di struttura, tra le quali si impone la battaglia
per la riforma della scuola e dell'insegnamento. Dall'altro canto, la battaglia
del movimento studentesco può trarre utili esperienze dal patrimonio
di lotte, ormai ventennale, del sindacalismo italiano. Del resto le radici del
potere accademico si affondano nello stesso terreno di quelle del potere economico.
Ciò premesso la segreteria provinciale della Fiom-Cgil ritiene doveroso
esprimere la propria opinione nei confronti di poche decine di provocatori che
contrabbandando, troppo spesso, la propria azione con quella del movimento studentesco,
svolgono, da tempo, una attività di disturbo delle lotte sindacali.
Trattasi di personaggi, ormai da tutti conosciuti, i quali a volte si celano
sotto il nome di "Potere Operaio" quando non usano l'emblema suggestivo
di "Movimento studentesco"; la loro azione Š costantemente tesa
a screditare la politica che i sindacati (la Cgil in primo luogo) portano avanti,
a distorcerne i contenuti e a sviarne le iniziative. In molti di loro tale atteggiamento
Š soltanto il frutto di un sordo rancore verso la Cgil o i partiti operai,
nei quali hanno militato e dai quali sono stati emarginati.
finora la segreteria della Fiom provinciale aveva ritenuto di tollerare queste
provocazioni, nel preciso intento di non fare a questi personaggi una pubblicità
non meritata e nella consapevolezza della maturità della nostra categoria
che Š in grado di giudicare come meritano i provocatori.
Ora però la loro sfrontatezza ha raggiunto il colmo della misura e i
metalmeccanici si trovano impegnati in una dura lotta per affermare i propri
diritti contro l'intransigenza oltranzista del padronato. Non si possono quindi
ulteriormente tollerare azioni di disturbo. Pertanto la segreteria provinciale
della Fiom-Cgil invita tutti i propri attivisti a respingere decisamente, in
ogni occasione, le provocazioni di questi ben individuati gruppi estremisti
che niente hanno a che fare col movimento studentesco e li diffida dal proseguire
in una azione irresponsabile che, per la confusione che crea, può soltanto
servire al gioco del padronato.
da: L'Informatore metallurgico, Giugno 1968
UN'INDAGINE NELLA FABBRICA PANCALDI
La patologia alla Pancaldi è soprattutto di origine
psicosomatica. Sono state interrogate 107 operaie (di cui 3 operai), di cui
38 ai nastri, 36 allo stiro, 3 alle spedizioni e 30 al taglio.
Tratteremo la patologia delle operaie nei vari reparti in modo quasi esclusivamente
unitario in quanto i disturbi sono sostanzialmente omogenei.
Cominciamo a trattare prima di tutto i sintomi tipicamente nevrotici:
1) Alvo: 49 stitiche; 55 normali; 3 diarroiche.
Vi Š quindi una frequenza del 50% circa in quel che riguarda i disturbi
dell'alvo. Tre sono i fattori causali da prendere in considerazione:
a) Il pasto di mezzogiorno fatto in condizioni particolarmente disastrose.
b) La impossibilità, per i ritmi continui che non lo permettono, di recarsi
al gabinetto.
c) La stitichezza è uno dei sintomi più frequenti e tipici della
nevrosi. Dal momento che nel reparto taglio, in cui vi è relativa possibilità
di andare al gabinetto regolarmente la stitichezza colpisce le operaie praticamente
nella stessa percentuale del 50%, è possibile escludere il fattore b).
Restano validi il 1° e il 3° fattore; siccome le operaie sono stitiche
croniche (cioè anche la domenica e costantemente) possiamo affermare
che questo sintomo (caratteristico, come abbiamo detto, della patologia psicosomatica)
deriva dalla tensione nervosa cui sono costantemente sottoposte le operaie (parleremo
alla fine di quelle che possono essere, nella organizzazione del lavoro, le
cause della tensione nervosa e quindi delle somatizzazioni).
2) Diuresi: tutte sono costrette a trattenere in quanto i ritmi sono veloci e costanti e non permettono di soddisfare questa esigenza fisiologica. Solo accelerando il lavoro è possibile (quindi anche accumulando casse che sono poi completate alla fine del lavoro), ma questo provoca in quasi tutte le operaie difficoltà di minzione (bruciori) e diminuzione della diuresi stessa (gocce). Oltre alla obbligata ritenzione, causa di questo disturbo è senz'altro anche la tensione nervosa delle operaie che, per non perdere tempo e per i rimproveri delle capo-reparto, devono affrettare queste funzioni.
3) Mestruazioni: su 107, 27 sono irregolari, 12 con dolore e 68 normali. La percentuale è di circa il 30%. Anche di questo sintomo occorre dire che è caratteristico della patologia psicopatica, in quanto tensione psichica, ansie ecc. provocano disturbi della sfera endocrina responsabili di dismenorrea ecc.. E' utile per confermare questo dato l'affermazione di alcune operaie che hanno notato la coincidenza tra l'inizio dei disturbi e l'inizio del lavoro in fabbrica. Allo tiro si aggiunge anche il calore (d'estate insopportabile), la posizione costantemente eretta (molte si sentono venir giù la pancia), e la necessità di manovrare pedali, ecc.. Allo stiro infatti 12 su 36 soffrono di questi disturbi, ma se vogliamo considerare che ai nastri sono 18 su 30 e al taglio 9 su 30 possiamo affermare che il primo fattore (tensione nervosa) è il maggior responsabile di questo sintomo.
4) Dolori toracici, dispnea, tachicardia
Dispnea: 34; dolori toracici: 18; tachicardia: 39
Questi sintomi sono caratteristicamente di origine nervosa (difficoltà
di respiro, dolori toracici sono i tipici sintomi della cosiddetta distonia
neuro-vegetativa). La tachicardia insorge soprattutto, come affermano le operaie,
in seguito ad emozioni di cui sono responsabili le capo-reparto particolarmente
severe (soprattutto ai nastri si verifica questo, cioè nei reparti dove
le capo-reparto sono più numerose e più vigili: "Quando vedo
venire la capo-reparto, oppure mi sorveglia mi viene il batticuore”).
5) Digestione: cattiva: 61; normale: 46.
Fra le 61 i sintomi più comuni sono: nausea (20), vomito (6), bruciori
(38), dolori (23), senso di peso (35), molte operaie soffrono più di
un sintomo.
Fra le cause possiamo ancora una volta prendere in considerazione:
a) Mensa inesistente e quindi qualità e quantità del pasto insufficienti.
b) Scarsezza del tempo a disposizione.
c) Tensione nervosa.
Se teniamo conto del fatto che molte operaie praticamente non mangiano a mezzogiorno
in quanto (ho un nodo nello stomaco, non va giù nulla) possiamo affermare
che oltre alle prime due cause, molta importanza assume il fattore tensione
psichica prima dell'ora di pranzo o l'ansia causata dalla necessità di
riprendere lo tesso lavoro un'ora dopo.
6) Vertigini, svenimenti, mal di testa.
Vertigini: 41; svenimenti: 11; mal di testa: 64.
Questi sintomi (vertigini 50%, mal di testa 60%) sono maggiormente sentiti ai
nastri, reparto ove la tensione è particolarmente forte, e di conseguenza
anche la sintomatologia è massima (fino agli svenimenti). Mali di testa,
vertigini, svenimenti, questi ultimi sono a carattere isterico, cioè
la muscolatura è tesa durante lo stato di incoscienza e non rilassata.
7) Sonno: 40 dormono male, cioè fanno fatica ad addormentarsi, si vegliano di notte, dormono poco.
8) Come si considera: tranquillo oppure nervoso e ansioso.
88 si considerano nervose e ansiose sia fuori che dentro la fabbrica (soprattutto
durante e dopo il lavoro).
Le cause dichiarate sono:
1) ritmi di lavoro:
2) rapporti interni;
3) stanchezza;
4) ansia per il lavoro;
5) paura di sbagliare.
9) Malattie più frequenti durante il lavoro:
gastriti 18
coliti 7
ulcere 3
esaurimenti nervosi 10
Quindi più di 1/3 con somatizzazioni evidenti e diagnosticate.
Questi sintomi inoltre non si hanno solo nelle fabbriche ma anche al di fuori,
cioè la tensione nervosa viene trasportata poi nei rapporti con gli altri
e nella famiglia con tutto ciò che ne consegue (rapporti tesi coi figli,
col marito, ecc.). Questo è aggravato dal fatto che la maggior parte
delle operaie (39) impiegano più di 1 ora per recarsi al lavoro e quindi
il tempo da dedicare alla famiglia viene ulteriormente limitato e la tensione
nervosa viene aggravata dalla necessità di volgere i lavori domestici.
Si aggiungono a questi sintomi nervosi altri che derivano dalla faticosità del lavoro stesso e dalla condizione disagevole dei servizi.
I) Variazioni di peso e di appetito:
57 operaie hanno avuto variazioni di peso: di queste 35 sono diminuite e 22
sono aumentate;
37 operaie hanno avuto variazioni di appetito.
Per questi due sintomi intimamente correlati vedi "alvo" all'inizio.
II) Gonfiore alle caviglie e varici:
65 operaie soffrono di questo sintomo, ma al percentuale più alta si
verifica allo tiro (28 su 39), ove alla posizione eretta si aggiungono come
fattori causali l'alta temperatura e la pressione sui pedali e al taglio per
la posizione eretta per un tempo troppo lungo e senza pausa;
38 operaie presentano varici, per questo sintomo vale lo stesso discorso.
III) Dolori muscolari:
a) limitazione della possibilità di muoversi;
b) tumefazioni articolari:
69 operaie presentano dolori muscolari con localizzazione più frequente
alle spalle, tronco, braccia, gambe (questi si hanno soprattutto allo stiro
per l'uso di attrezzi pesanti).
Occorre dire però che sono molto frequenti anche ai nastri (24 su 38)
dove sono più evidenti le limitazioni della possibilità di muoversi
(11 su 22) che presentano questo sintomo e le tumefazioni articolari (11 su
18). Questi sintomi derivano soprattutto dalla necessità di ripetere
gli tessi movimenti per un tempo troppo lungo in posizioni scomode, senza un
attimo di sosta.
IV) Udito:
L'intenso rumore provocato da centinaia di macchine in azione produce un rimbombo
che "fa scoppiare la testa". Questo fattore oltre a provocare diminuzioni
di udito (8 operaie di cui 4 ai nastri, 2 al taglio e 2 allo stiro) provoca
ronzii che si prolungano anche dopo il lavoro (28) e sono inoltre un fattore
aggravante la tensione nervosa.
A questo fattore, sono poi ingiustificatamente esposte le operaie degli altri
reparti, in quanto nessuna divisione è stata realizzata fra esse.
V) Vista:
La luce al neon provoca disturbi alla vista e le polveri che vengono liberate
dalle stoffe sintetiche sono responsabili di ben 28 casi di congiuntivite e
di altri casi di allergia.
VI) Infortuni:
16 casi tra bruciature, tagli e infissione dia aghi nelle dita. Sono più
frequenti in alcune ore del giorno ed esattamente nella prima ora dopo la ripresa
pomeridiana del lavoro.
I disturbi di ordine esclusivamente fisico sono dovuti, come
abbiamo accennato, alla necessità di restare in piedi costantemente,
oppure in posizioni scomode per molte ore al giorno, e a ritmi eccessivi. Si
vuol dire cioè che la posizione scomoda assunta durante il lavoro è
aggravata da due fattori:
1) durata del tempo lavorativo;
2) ritmi eccessivi.
Le 8 ore al giorno (9 al lunedì a cui si devono aggiungere le ore per
terminare il lavoro accumulato) con ritmi che non permettono di cambiare posizione
sono in gran parte responsabili o aggravanti dei disturbi alla posizione e ai
movimenti durante il lavoro. Ma questi disturbi passano decisamente in secondo
ordine di fronte ai primi sintomi che abbiamo commentato: ovvero quelli nervosi.
Un esame del lavoro può esserci molto utile per spiegare la forte tensione
nervosa responsabile di questi sintomi che, secondo le affermazioni delle operaie,
sono i più fastidiosi e fanno passare decisamente in seconda linea quelli
prima ricordati.
Il nastro ha frammentato il lavoro in tante singole operazioni ripetute per
8 ore, monotone, con ritmi eccessivi. Questa frammentazione oltre a non rendere
soddisfacente il lavoro, in quanto non si impara un mestiere (come affermano
molte operaie dopo 8 anni non sono capaci di confezionare una intera camicia),
è responsabile della monotonia e della ripetitività; infatti si
deve svolgere, con i movimenti sempre fissi, una stessa operazione per 8 ore,
senza che vi sia un attimo di sosta (la cassetta vuota che ogni tanto viene
fatta passare è un inganno in quanto o segnala il cambiamento del tipo
di stoffa, e quindi la necessità per le operaie di cambiare i rocchetti,
oppure di finire il lavoro accumulato).
La ripetitività e la monotonia sono due fattori che di per sé
portano ad un rilassamento e ad una diminuzione dell'attenzione, mentre in questo
lavoro il ritmo continuo e la paura di sbagliare impongono un'attenzione costante,
spasmodica (accresciuta inoltre dalla caporeparto attraverso rimproveri e multe),
possiamo affermare che i disturbi nervosi in fabbrica sono essenzialmente dovuti
a questi fattori: 1° frammentazione del lavoro in tante singole operazioni
fisse; 2° ritmi eccessivi che con la frammentazione del lavoro concorrono
ad aggravare sia la ripetitività, sia la monotonia, quindi l'eccessivo
sforzo del lavoro; 3° presenza del controllo autoritario e per niente facilitante
della caporeparto; 4° l'orario di lavoro troppo lungo.
A questi si aggiungono tutti i disturbi fisici prima ricordati,
dovuti alla posizione, ai movimenti nel lavoro, al rumore, alla polvere, eccetera,
cui sono ingiustificatamente esposte tutte le operaie. Questi dati si basano
tutti sulle affermazioni delle operaie ottenute in una serie di colloqui e non
ad una visione diretta del luogo di lavoro (questo è dovuto principalmente
al padrone che non permette die entrare in fabbrica ed alla inefficienza di
un medico di fabbrica la cui funzione rimane costantemente di tipo burocratico-carcerario).
Ciò potrebbe creare dubbi sulla effettiva validità della ricerca,
ma ciò è errato in quanto i disturbi psicologici e psicosomatici
difficilmente sono rilevabili obiettivamente; è chiaro dunque che in
queste condizioni le affermazioni delle operaie sono il dato principale per
aprire un discorso scientifico in quanto queste sono direttamente partecipi
al lavoro, le uniche a potere avvertire questi disturbi, le prime a potere direttamente
determinare le cause, le uniche aventi il diritto di convalidare o meno il lavoro
e di imporre quelle modifiche che ritengono necessarie.
Un gruppo di studenti di medicina
LA REPRESSIONE E L’ANTIFASCISMO
CI MENANO !
Richiesta: libera assemblea in libera scuola.
Risposta: 43 feriti, 19 fermi, 1 arresto.
Gli studenti chiedono di poter usare liberamente strumenti di dibattito ed elaborazione
collettiva.
La democrazia borghese non lo può tollerare.
Gli studenti si riuniscono per rivendicare un tale diritto
e manifestano.
La democrazia borghese reprime.
I.T.I.S.: gli studenti occupano l'istituto e mentre pacificamente sgombrano vengono attaccati e picchiati a sangue dai baschi neri* in assetto di guerra.
ALBINI: le studentesse vengono cacciate brutalmente (alcune addirittura buttate giù dalle scale e portate al Rizzoli e al Policlinico).
GALVANI-FERMI-RIGHI-MANFREDI: intervento intimidatorio e repressivo di celere e baschi neri
I.T.I.S.: la lotta continua: proditoriamnete di notte la polizia sgombra l'Istituto, di giorno alla luce del sole gli studenti rioccupano pacificamente. Di nuovo la polizia interviene alle ore 6 con azione intimidatoria e violenta arrestando 16 giovani e segnalando minacciosamente molti manifestanti.
LA POLIZIA STAZIONA PERMANENTEMENTE NEI PRESSI DEI VARI ISTITUTI
La giusta lotta degli studenti medi è la risposta sempre più chiara e meglio organizzata alla violenza di istituzioni (Scuola, Stato) separate dalle masse e sulle quali le masse non possono volgere nessun controllo.
STUDENTI, LOTTIAMO PER ESERCITARE UNA VERA DEMOCRAZIA DI MASSA
MOVIMENTO STUDENTESCO DI MATEMATICA E INGEGNERIA
* BASCHI NERI: Corpo speciale corazzato dei carabinieri creato
da De Lorenzo nel ’64 per colpi di Stato.
COMPAGNI STUDENTI, COMPAGNI OPERAI
Ieri, 15 novembre 1968, IL POTERE ACCADEMICO, I PADRONI, hanno
gettato la maschera, hanno sciolto i loro cani da guardia.
Sono arrivate le "forze sane" dell'università tanto invocate
da ministri, rettori, benpensanti e giornali "indipendenti".
Un gruppo di "goliardi",
-FASCISTI PER L'AZIONE CHE HANNO CONDOTTO
-FASCISTI IN QUANTO RAPPRESENTANO LA REAZIONE ALLA GIUSTA LOTTA DEGLI STUDENTI
-FASCISTI IN QUANTO SOSTENUTI E PAGATI DAL POTERE ACCADEMICO
hanno cercato e cercano di impedire con la violenza lo svolgimento delle assemblee
degli studenti medi nelle facoltà occupate, le attività del Movimento
studentesco.
PERCHE SONO INTERVENUTI OGGI?
PERCHE SOLO NELLE FACOLTA' OCCUPATE DAL MOVIMENTO STUDENTESCO GLI STUDENTI MEDI POSSONO TENERE QUELLE ASSEMBLEE INTOLLERABILI AL PROVVEDITORE, AGLI INFORMATORI DELLA QUESTURA, AI PADRONI DI SEMPRE
Vogliono creare tra gli studenti medi un clima di terrore, di confusione, di sbandamento? NON E' RIUSCITA LA POLIZIA. TANTO MENO RIUSCIRANNO QUESTI SQUALLIDI "GOLIARDI".
Questa sporca manovra è stata respinta.
L'UNITA' CHE SI E' TROVATA SPONTANEAMENTE DAVANTI ALLE FABBRICHE TRA STUDENTI E OPERAI CONTRO I PADRONI, SI E' RITROVATA SPONTANEAMENTE DAVANTI ALL'UNIVERSITA' CONTRO I SERVI DEI PADRONI.
La falsa neutralità del potere accademico è caduta nel momento in cui al posto della polizia -strumento tradizionale della repressione- sono stati fatti intervenire i fascisti -strumento storico della reazione.
BASTA CON L'UNIVERSITA' INTESA COME ISOLA FELICE DEGLI INTELLETTUALI
E DELLA SCIENZA "NEUTRA".
NON HA IMPORTANZA SE E' LA POLIZIA OD I FASCISTI A PICCHIARE
NON FA DIFFERENZA SE SONO GLI STUDENTI O GLI OPERAI A RISPONDERE
Movimento studentesco Bolognese
Bologna 16 Novembre 1968
Avola, Siracusa, i braccianti sono in lotta per il contratto
provinciale, la polizia interviene a difesa del diritto di sfruttamento:
DUE BRACCIANTI MORTI E QUARANTA FERITI
UNA ESECUZIONE DI MASSA
Ancora una volta sono degli fruttati ad essere uccisi, uomini
che non hanno diritti ma solo il diritto di essere sfruttati.
La giustizia borghese garantisce la vita, l'operaio, il bracciante vivono per
essere sfruttati, a chi si ribella la giustizia borghese garantisce solo LA
MORTE.
La morte Š venuta dalle fredde canne dei mitra: ogni poliziotto, ogni padrone,
ogni borghese, ogni sfruttatore, tutta una società organizzata per lo
sfruttamento dell'uomo sull'uomo, hanno premuto nello stesso momento lo tesso
grilletto, hanno ucciso, hanno fidato freddamente tutti gli sfruttati.
I BRACCIANTI, LA CLASSE OPERAIA STANNO ORGANIZZANDO LA LOTTA: domani SCIOPERO
GENERALE IN Sicilia, scioperi in centinaia di città d'Italia,
dopodomani SCIOPERO NAZIONALE DEI BRACCIANTI
saranno milioni coloro che raccoglieranno la bandiera di lotta macchiata in
Sicilia dal sangue dei caduti.
E' proprio quando la repressione colpisce più forte che l'unità
nella lotta è necessaria: alla violenza dell'apparato repressivo borghese
si risponde con la violenza proletaria.
IL MOVIMENTO STUDENTESCO CHIAMA TUTTI GLI STUDENTI A FIANCO DEI BRACCIANTI E
DELLA CLASSE OPERAIA, CHI NON VERRA' ALL'APPUNTAMENTO AVRA' SCELTO DI STARE
DALL'ALTRA PARTE
ORE 10 ASSEMBLEA D'ATENEO IN CENTRALE
Volantino del Movimento Studentesco bolognese, s.d.
I VERI I SOLI ASSASSINI SONO I PADRONI
14 morti e un centinaio di feriti sono il tragico bilancio
degli attentati di Milano e di Roma. Si tenta di addossare la colpa alle avanguardie
di classe delle fabbriche e delle scuole. La violenza degli fruttati non si
manifesta con la dinamite ma con la lotta di massa nelle fabbriche e nelle scuole.
LE BOMBE E GLI ASSASSINI POLITICI SONO LA TRISTE PREROGATIVA DELLE SQUADRE FASCISTE.
Proprio quando la lotta di massa non può più essere fermata dagli strumenti tradizionali di controllo politico e da un piano riformistico del capitale, i padroni ricorrono alla estrema risorsa della violenza fascista, utile pretesto per sviare le lotte dai loro obbiettivi reali e per scatenare la repressione legalizzata sulle avanguardie di classe.
La canea della stampa borghese e degli strumenti di comunicazione di massa come la radiotelevisione tenta, attraverso l'uso terroristico dell'informazione di isolare l'avanguardia delle masse per impedire al riuscita delle lotte.
Proprio perché ai padroni e ai loro lacché servono questi gesti criminali, NON CREDIAMO ALLA LORO GIUSTIZIA: nessuno sa più niente degli attentati ai treni di questa estate, niente degli assassini di AVOLA